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uterrazzu
Il blog di Giuseppe Carpita





25 luglio 2010

Fine

Dopo quattro anni, oggi, e 488 post finisce qui l'esperienza di questo blog. Grazie e un saluto a il cannocchiale.it e ai pochi tanti che si sono affacciati virtualmente da uterrazzu, condividendone i contenuti. Il diario online prosegue su www.giuseppecarpita.com, mentre con gli amici ci si può incontrare anche su fb.

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CHIESA CATTOLICA (CULTURA)
30 giugno 2010

Il "Cortile dei Gentili"

 Benedetto XVI,  nel consueto discorso per la presentazione degli auguri natalizi alla Curia Romana, tenuto nella Sala Clementina il 21 dicembre scorso, ha anticipato quello che oggi è una realtà nel segno del suo pontificato teso prioritariamente affinché "l'uomo  non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza". Il Papa ha aggiunto:<<Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. haperché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56, 7; Mc 11, 17). Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio>>. Proprio in questi giorni in cui la magistratura italiana indaga sugli affari riguardanti anche la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, le parole del Papa dette sei mesi fa diventano profetiche. Ma, alle parole sono seguiti i fatti, perché il pontificio Consiglio della cultura, di cui è presidente l'arcivescovo mons. Gianfranco Ravasi, ha dato il via a un'istituzione, denominata appunto "Cortile dei Gentili", per aprire un dialogo serio e rispettoso tra credenti e agnostici o atei. Mons. Ravasi, come ricorda Sandro Magister, lo ha annunciato con un articolo su "L'Osservatore Romano" del 2 giugno scorso, anticipando che  l'evento inaugurale del "Cortile dei Gentili" tra atei e credenti avverrà a Parigi nel marzo del 2011. E l'impegno  parte dall'interno della Chiesa. Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo Rino Fisichella presidente del pontificio Consiglio per la promozione e la nuova evangelizzazione dell'Occidente.  Un organismo dedicato cioè  alla missione nel primo e nel secondo mondo, ove l’annuncio del Vangelo avvenuto da secoli fa registrare una scarsa incisività nella vita delle persone. 



 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
20 giugno 2010

"Alle sorgenti della salvezza"

 

"In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità" (Zc 13,1).

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POLITICA (politica interna)
18 giugno 2010

Senza casa

Dopo aver cambiato tre segretari in due anni (recuperando così qualche esse al proprio logo), il Pd si accinge a cambiare per la terza volta sede. Dal loft veltroniano al Nazareno di Franceschini e Bersani a...(?). Si perché ancora la nuova sistemazione non è stata trovata,  ma la si cerca (come l'identità) in modo adeguato alle esigenze del partito a vocazione... Che si torni al Bottegone e così il cerchio si chiude?

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CULTURA (CULTURA)
8 giugno 2010

La forza dell'oblio che non costruisce

Nel suo consueto editoriale della domenica  su La Stampa, Barbara Spinelli ha toccato l'altro ieri il tema della memoria collettiva in Italia, arrivando ad affermare che "l’Italia non ha una memoria collettiva che archivi stabilmente la verità e la renda a tutti visibile. Da noi la memoria storica si dissipa, frantumando e seppellendo fatti, esperienze, sentenze...È il vizio di tanti suoi responsabili (nella politica, nell’informazione) pronti a convertirsi ripetutamente. Pronti al trasformismo, a voltar gabbana". Mario Pirani nella sua "Linea di confine" su la Repubblica di ieri ha ripreso indirettamente l'argomento a proposito dell'episodio occorso ad alcuni alunni di una scuola media di Roma che avevano intonato Bella ciao e per questo sono stati ripresi dalla loro dirigente scolastica. Pirani tra l'altro rileva il "clima generale di misconoscimento e snaturamento della storia d'Italia, con un ricasco polemico che svia il senso degli eventi. Questo può riguardare la Resistenza o, se visto in chiave leghista, il Risorgimento, il Tricolore, l'Unità d'Italia o, infine, per non pochi esponenti del Pdl, la stessa Costituzione". Insomma un perenne presente senza passato ma anche senza futuro.

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CULTURA (CULTURA)
29 maggio 2010

L'indifferenza

L’intervista rilasciata dal presidente emerito della Repubblica Ciampi a Massimo Giannini de la Repubblica  è destinata a fare rumore per la denuncia che fa circa “i giorni terribili del ‘92”. Gli fa eco Walter Veltroni rispondendo al TG3 , quale componente della commissione parlamentare antimafia. Fatti che dovrebbero suscitare quanto meno emozioni per la portata di ciò che si tratta. E invece si nota in giro la conferma di un atteggiamento di indifferenza, come se si trattasse di cose lontane non solo nel tempo. Del resto è pur vero che l’indifferenza si connota come mancanza assoluta di partecipazione o di interesse dell’individuo sul piano sociale e morale primo che politico. L’indifferenza in fondo è figlia dell’apatia, alla lettera mancanza di sentimento, che porta all’autoreferenzialità oggi dominante. Si vive nella bolla dove tutto appare normale, dove non c’è distinzione tra bene e male e dove tutto scorre sotto gli occhi come se non ci appartenesse. Questa situazione si è aggravata per un’informazione spesso distorta a livello televisivo e non solo, di cui si alimenta buona parte dell’opinione pubblica.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
22 maggio 2010

La "Tenda del Risorto"

La Chiesa che è in Assisi-Nocera U.-Gualdo T., sotto la guida paterna del vescovo diocesano, mons. Domenico Sorrentino, sta vivendo un'esperienza di forte ed intenso moto ecclesiale: la “Tenda del Risorto”. Ubicata a S. Maria degli Angeli, meglio nota al mondo per la basilica della Porziuncola, in un'area attigua al Teatro Lyrick, la “Tenda” è una struttura realmente precaria, allestita per l'occasione e che rimarrà fino a domenica di Pentecoste, giorno di chiusura dell'evento. Da sabato scorso, da quando cioè si è aperta, essa ospita l'Eucaristia esposta all'adorazione continua per tutte le 24 ore del giorno. Ed è così che è divenuta meta nell'arco della giornata e della notte di decine e decine di fedeli provenienti da tutta la diocesi . Un'esperienza, che, evocando il simbolo biblico del Dio dell'Esodo, da questo punto di vista rimane coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo. Personalmente ho avvertito come se l'uomo d'oggi, qui da noi, dove peraltro le chiese non mancano (ad Assisi in particolare vi sono due delle basiliche patriarcali della Chiesa latina), abbia bisogno di precarietà per ritrovarsi nella fede con il Cristo.

Va detto però che il tutto non è nato casualmente, ma è frutto di un percorso di Chiesa deciso e avviato dal Vescovo Domenico. Cammino anticipato da lui, appena giunto in diocesi nel 2005 con la Lettera pastorale “Francesco, va’, ripara la mia casa” e messo in atto con il piano pastorale diocesano che si sta svolgendo dal maggio 2006, secondo le tappe della “conversione”, della “comunione” e della missione”. Adesso si è nel secondo Anno della Missione, che viene dopo quello di “risveglio” e che riguarda l'annuncio” strada-casa. Annuncio, che naturalmente ha come oggetto il Kerigma: Gesù di Nazareth, “vero Dio e vero uomo, morto e risorto per noi, unico Salvatore e unica Speranza dell’umanità”. La missione ha visto una prima fase in Avvento, una seconda in Quaresima e una terza nel presente Tempo Pasquale. In questo contesto, perciò, va collocata e letta l'esperienza della “Tenda del Risorto, un evento fuori dagli schemi ordinari,per sollecitare un’attenzione più larga all’annuncio”. Mons. Sorrentino spiega nella presentazione del progetto pastorale: “Con tale espressione vogliamo simbolicamente evocare l’appuntamento che il Risorto dà ai suoi, prima dell’Ascensione: «Poi li condusse fuori, verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si separò da loro e veniva portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, se ne tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24,50-53)”. Ma la “Tenda del Risorto” ha avuto momenti non solo di preghiera ma anche di approfondimento su diverse tematiche: dalla salvaguardia del creato alla musica, dal mistero della sofferenza al mondo dell'arte, dal rapporto Vangelo-strutture sociali alla “novità di vita che viene dal Signore” con i ragazzi protagonisti, per concludere con il mondo della famiglia. E, infine, occasioni d'incontro in spazi riservati ad associazioni e realtà diocesane.

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CULTURA (CULTURA)
16 maggio 2010

Alla ricerca delle cose ultime

Nel giorno dell'Ascensione, che segna l'inizio di un'era di speranza, mi piace ricordare le parole con cui Benedetto XVI, nel suo recente viaggio apostolico  in Portogallo, ha concluso il discorso rivolto al mondo della cultura nel Centro Cultural de Belém di Lisbona: "Cari amici, la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e, conseguentemente, di Dio; portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca delle ultime. Vi invito ad approfondire la conoscenza di Dio così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la nostra piena realizzazione. Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza".

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
28 aprile 2010

Il monopolio delle parole

Don Milani insegnava ai suoi allievi che se uno conosce 2000 parole eun altro 20 il primo finisce per opprimere il secondo. Penso che oggi, al tempo in cui vige con l'uso spregiudicato dei media una sorta di monopolio delle parole, il problema si sia  aggravato. Raggiunto per tutti il formale accesso all'istruzione e quindi alla conoscenza, permane infatti la suddittanza intellettuale per la massa che si forma l'opinione secondo lo schema imposto dagli strumenti di comunicazione scritta e soprattutto verbale. Il fenomeno è tale da plasmare i modi di dire, insinuando nel lessico espressioni standard. Ciò accade per esempio nel cosiddetto politichese. L'ultima acquisizione lessicale di tanti politici è fare una premessa che si conclude con "detto questo" e passare quindi alla propria elucubrazione propositiva. Per la serie chi ci capisce è bravo. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
19 aprile 2010

"Da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore"

Comincia oggi il sesto anno di pontificato di Benedetto XVI, essendo stato eletto Vescovo della Chiesa di Roma il 16 aprile 2005. Cinque anni di servizio alla Chiesa universale “da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” come egli stesso si definì presentandosi al mondo. Anni, perciò, carichi di impegno volto verso una precisa priorità così enucleata dallo stesso Papa nella Lettera ai Vescovi del marzo 2009: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio” . Benedetto XVI ha fissato nella storia questo suo compito riprendendo i contenuti della fede nell'oggi attraverso le tre encicliche sulla fede, sulla speranza e la carità. E nel fare questo papa Ratzinger è risalito per esempio attraverso la settimanale catechesi del mercoledì all'impegno apostolico di san Paolo, cui è stato dedicato tutto un anno di celebrazioni, e alla lettura esegetica dei Padri della Chiesa insieme alla trattazione di alcune grandi figure della vita ecclesiale fin dalle sue origini. E soprattutto questo Papa continua a costellare il proprio ministero di interventi che evidenziano il nesso indissolubile tra fede e ragione, tra verità e libertà in un tempo in cui tutto è messo in discussione e la verità non supera spesso il confine del teleschermo. Ma a questo Pontefice è toccato anche di alzare il tappeto per togliere quella che lui definì, profeticamente e ancor prima di assurgere al soglio di Pietro, la “sporcizia” nella Chiesa. Ecco quello che disse nel 2005 il card. Ratzinger nella meditazione alla IX stazione della via Crucis al Colosseo: “ Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”. Si può affermare che fatti alla mano Benedetto XVI più di ogni altro non si è tirato indietro di fronte al problema degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Dai provvedimenti a carico del fondatore dei legionari di Cristo, alla lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda del mese scorso, che non ha precedenti e alle ultime direttive in materia così riepilogate dal cardinale Bertone. Il segretario di Stato in un'intervista alla Radio Vaticana e all'Osservatore Romano rilasciata al ritorno dal suo viaggio in Cile e alla vigilia della partenza con Benedetto XVI per il viaggio a Malta ha precisato: “Il Papa ci ha dato una linea molto chiara", che è innanzitutto quella della "purificazione e della penitenza, per assumere con decisione la propria missione secondo il progetto di Dio". Mea culpa dunque per quanto accaduto sia a danno delle vittime dei pedofili preti sia per i comportamenti di copertura da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire e non l'ha fatto “per una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali” . All'omelia pronunciata il 15 aprile nella Cappella Paolina in Vaticano, per i membri della pontificia commissione biblica, Benedetto XVI si è riferito alla “sottile aggressione contro la Chiesa”, aggiungendo “sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia, è rinnovamento, è opera della misericordia divina”. E comunque il Papa non da ora deve far fronte ad attacchi, ma lui continua a guardare all'uomo col suo sguardo penetrante che abbraccia mente e cuore. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
12 aprile 2010

L'apostolato dei “vasi di creta”

San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi ai capp. 2-4 traccia un profilo anzi fa una “digressione” sul ministero apostolico. Quanto l'apostolo delle genti scrive alla comunità di Corinto è perciò utile, oltre che necessario, avere davanti quando si discetta sulla Chiesa e i suoi ministri. Un ministero quello sacro che fa tremare le vene ai polsi. “Parlare in Cristo” e non semplicemente di Cristo, portare il “profumo della sua conoscenza” induce Paolo a chiedersi retoricamente : << E chi è mai all'altezza di questi compiti?>>. Un compito-ministero svolto, quindi, non per particolare capacità umana ma, partendo dalla propria fragilità, grazie alla potenza di Dio: <<4Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita>>. Ecco perciò che nella Chiesa e per i suoi ministri, di fronte alle difficoltà, deve valere questa consapevolezza: << 1 Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio>>. Da qui la portata del ministero apostolico che in Cristo non conosce oppressione e sconfitta: <<5Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. 6E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. 7Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. 8In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo>>.


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CHIESA CATTOLICA (CULTURA)
6 aprile 2010

Pasqua nella polis

E

In questa settimana, detta ottava di Pasqua, nella Chiesa cattolica ogni giorno si celebra come solennità del Signore in cui si intrecciano i temi della risurrezione e del battesimo. Un tempo quello che segue fino alla Pentecoste che vuole essere un'occasione per approfondire lo stesso evento pasquale in relazione alla Chiesa, nata dalla “Pasqua che confessa e vive la sua comunione con il Risorto mediante lo Spirito”. La Chiesa fatta da ogni battezzato che nella comunità offre a tutti un periodo di ripensamento e di consapevole adesione al dono pasquale della vita in Cristo. Questa è la Chiesa. Questa è Chiesa. Al cristiano il compito di testimoniare questa sua fede. Ho ritrovato un ritaglio del giornale Avvenire del 12 giugno 2003 con un articolo di Enzo Bianchi, priore di Bose, dal titolo “La nuova barbarie dell'occidente”. Bianchi concludeva quel pezzo, tanto attuale, proprio richiamando il ruolo dei cristiani nella società odierna caratterizzata da <<mancanza di pudore, volgarità nel confronto pubblico, offesa del diverso, culto della forza>>. Una situazione in cui i cristiani devono fungere <<da “sentinelle”- secondo l’espressione biblica felicemente ripresa da Giovanni Paolo II— che sanno vegliare, misurare la notte; annunciare l’alba senza pretese né arroganza, ma solo fidandosi della profezia che nasce là dove la parola di Dio è ascoltata, vissuta e, di conseguenza, offerta agli altri uomini che vi possono accedere guardando i cristiani>>. Bianchi ha richiamato Mounier per il quale «i cristiani non sono chiamati a creare una civiltà cristiana, una politica cristiana, un sistema educativo cristiano»; ma devono << inoculare diastasi profetiche nelle società cui appartengono, devono cioè saper saper dire la “buona notizia” lavorando a servizio dell'umanità>>. Fare ciò significa qui ed ora progettare nella polis un futuro con tutti privilegiando la solidarietà con gli ultimi in una “società laica, multietnica e religiosamente variegata”. Ecco la Pasqua annunciata e vissuta.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 marzo 2010

"Pensare e pregare"

Come giustamente rileva Sandro Magister,  pochi l'hanno notato. Oltretutto nella temperie che la Chiesa si trova a fronteggiare in questi giorni con le prime pagine dedicate per lo più allo scandalo pedofilia. Benedetto XVI va avanti nello stile del suo pontificato “con una audace lezione di teologia della storia”  rivolta ai pellegrini dell'udienza generale di mercoledì 10 marzo. Il discorso del Papa si è incentrato su uno dei primi successori di san Francesco e dottore della Chiesa: san Bonaventura da Bagnoregio. Si potrebbe dire che è stata una lezione sul governo della Chiesa da parte del Papa teologo. Egli ha richiamato la corrente di frati minori detta dei “francescani spirituali“, alla base della quale vi erano gli scritti di Gioacchino da Fiore, abate cistercense, che si rese protagonista di una concezione secondo la quale “Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni”. Una visione che auspicava dunque una sorta di rinnovamento in cui la Chiesa gerarchica lasciasse il passo alla nuova Chiesa dello spirito. San Bonaventura, divenuto nel 1257 ministro generale dell’ordine francescano, si trovò di fronte ad una grave tensione all’interno del suo stesso ordine a causa appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei “francescani spirituali”. Egli dopo attento studio intuì come tale posizione fosse fonte di anarchia. Da qui la conclusione che la Chiesa per essere governata ha bisogno di strutture gerarchiche fondate teologicamente. Era così al tempo di Bonaventura ed è così oggi. Quanta affinità, infatti, tra quei tempi e il presente in cui s'invoca “un rinnovamento”. San Bonaventura chiarisce che questo non significa che “la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono”. Il Papa fa suo quindi il principio di san Bonaventura per il quale “ governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare”. Un principio che diventa una stella polare per il governo della Chiesa universale: “governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo".

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Diario (CULTURA)
16 marzo 2010

"Ritornare", "correre"!

"Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione. gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò".
Trovo questo versetto 20 del cap. 15 del Vangelo secondo Luca, ripreso all'interno della parabola del figlio prodigo particolarmente denso di significato. Intanto sappiamo che la stessa parabola racconta una storia di conversione, segnata da quell'azarsi e tornare del figlio "prodigo di peccato". I biblisti spiegano che il verbo "ritornare" nell'Antico Testamento era usato per indicare proprio la conversione. Ma è soprattutto la figura del padre che colpisce per il suo sperare contro ogni speranza, da cui l'immagine plastica di uno sguardo lanciato apparentemente nel vuoto. Questo padre dimostra che prima che gli occhi è il cuore che vede, quando il figlio è lontano. Ed è il cuore che lo spinge in un crescendo di emozione ad alzare il passo e correre verso il figlio ritrovato perché convertito. Dio attende pazientemente che torniamo dal nostro vagabondaggio.

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CULTURA (CULTURA)
8 marzo 2010

Il“dare cuique suum” e la Giustizia

Proseguendo nel suo Magistero "di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio" (cfr. lettera ai vescovi del 10 marzo 2009), Benedetto XVI ha ripreso nel consueto messaggio per la Quaresima 2010 il tema della  giustizia. Il Papa si è soffermato intanto sul significato del termine secondo l’espressione classica di Ulpiano del “dare cuique suum”, precisando che ciò di cui l’uomo ha più bisogno, e cioè l’amore che solo Dio può comunicargli,  non può essergli garantito per legge. E infatti, la stessa giustizia “distributiva” non rende all’uomo tutto il “suo” che gli è dovuto. In questa ottica è interessante cercare di spiegare – e Papa Ratzinger- l’altra faccia della medaglia in tema di giustizia, ossia l’ingiustizia, la cui causa erroneamente viene situata da certa cultura al di fuori dell’uomo. A questo proposito Benedetto XVI ricorda l’ammonizione di  Gesù secondo cui <<l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male>>.

Ma c’è un dato che il Papa mette in luce e che merita la nostra attenzione. Per accedere alla giustizia bisogna liberarsi dell’illusione di auto-sufficienza che pervade l’uomo facendolo rinchiudere in se stesso. No in questo campo non vale il “self made man”. Ci vuole dell’altro, ci vuole la misericordia di Dio. Inevitabile è il richiamo alla parabola del figlio prodigo con riferimento alla figura del figlio "dissoluto" pronto a gettarsi nelle braccia del Padre, suscitando la reazione del fratello maggiore sempre "corretto" e perciò "autosufficiente". Questo consente anche di cogliere il senso della giustizia divina così diversa da quella umana. Il Papa dice: <<Di fronte alla giustizia della croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza: indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia…un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia>>. 

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Diario (SOCIETA')
5 marzo 2010

Lavoro e "lavorite"

Lavoro e “lavorite”

Dipende dai punti di vista, però è indubbio che spesso e in tanti si conduca una vita “affannosa”, in ansia, di corsa. In una parola frenetica. Si fa tutto inseguendo miraggi, cose futili, non essenziali al ben-essere effettivo della persona. Lo stesso lavoro, quando si perde di vista il suo carattere strumentale, rimanendo assorbiti dall’attività fine a se stessa, diventa “lavorite”.

Torna alla mente l’insegnamento evangelico dell’episodio di Marta e Maria. Gesù rispondendo alla prima disse proprio: <<Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose, ma di una cosa sola c'è bisogno . Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via>>.

Una lettura sommaria e, per rimanere in tema, frettolosa porterebbe a ritenere che Gesù abbia operato una scelta ponendo in essere un’antinomia tra il lavoro e la contemplazione. L’esegesi del testo invece ci dice che il Signore intese evidenziare con i termini adoperati che anche il lavoro senza l’ottica divina finisce per svilirsi non rendendo il giusto servizio all’uomo. Ripensare a ciò in questi tempi decadenti, di corruzione endemica dei costumi e non solo non è inutile. Per un cristiano poi s’impone di non perdere l’occasione che la quaresima offre per pregare e ascoltare la Parola.

Lavoro e “lavorite”

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Diario (SOCIETA')
23 febbraio 2010

Lotta spirituale

L’individualismo portato alle sue estreme conseguenze ci offre uno scenario di sofferenza intrisa di tanta solitudine, di obesità di cose inutili, di parole vuote strillate. Si parla tanto della politica che è malata, ma la società non è che stia meglio. Guardandosi intorno si può vedere come ci sia tanto bisogno di un “ritorno a Dio”. Non è facile, perché la tentazione  è sempre dietro l’angolo con i suoi idoli seducenti. Enzo Bianchi,  presenta  la quaresima come " tempo di lotta spirituale", in cui il combattimento consiste  nel predisporsi  all'azione di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Occorre fare silenzio da riempire con l'ascolto della Parola in cui rimettere ogni speranza, in modo da rispondere alla tentazione diabolica con le parole di Gesù: "sta scritto".

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Diario (SOCIETA')
15 febbraio 2010

Voi

Dopo aver ascoltato le beatitudini proclamate nel Vangelo di ieri (Lc 6, 1.20-26),  mi sono fermato sul "Voi", che riguarda proprio quelli che si dicono alla sequela di Cristo: i discepoli. Ma sono le beatitudini nel loro complesso che sono dirette a coloro che conoscono Gesù e che dunque si dicono discepoli.Sequela che va paradigmata sull'amore operoso verso i poveri, gli affamati, i perseguitati.  Amore operoso fatto concretamente di abbandono del tutto (Lc 9,23), di  rinuncia agli agi (Lc 9,58), al potere, ai soldi, al successo, all'onore. Come si è distanti da tale prospettiva in un oggi che privilegia l'individualismo attraverso la ricerca insaziabile del piacere, il desiderio dell’applauso. Una condizione levatrice della corruzione dei costumi da basso impero, in cui si arriva ad adorare e a prostrarsi davanti al potente di turno, pensando magari di farlo con la benedizione di Dio.Sono più che mai profetiche le parole di Geremia: <<Maledetto l'uomo che confida nell'uomo...Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia>>.

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Diario (SOCIETA')
11 febbraio 2010

L’orgoglio dell’ignoranza

L’orgoglio dell’ignoranza

Un “sano volersi bene” non solo è utile ma è anche necessario se non altro per relazionarsi in modo paritario con i propri interlocutori. Però è diverso quando un tale sentimento sfocia nell’orgoglio, che –come si sa- non accompagna verso scelte rispettose dell’altro. Trovo personalmente deteriore il vantarsi implicitamente dei propri limiti di conoscenza dissimulati con una sorta di orgoglio dell’ignoranza. Ciò lo si riscontra, per esempio, allorché si tratta di usare certi strumenti divenuti ormai di uso domestico come lo stesso cellulare, il pc, ecc. Insomma io non menerei vanto se non fossi in grado di leggere un email o un sms. L’ignoranza, che è cosa diversa dalla nescienza, va “goduta” in silenzio.


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5 febbraio 2010

Lifting e rispetto

In tempi in cui all'ombra del tutto e subito si tende ad estendere la giovinezza oltre i suoi confini naturali, esaltando, con l'efficienza, la bellezza e la perfezione del corpo, non farebbe male soffermarsi su questo brano dell'AT : <<Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dio>> (Levitico 19, 32). Per dirla con Umberto Galimberti (I miti del nostro tempo, Feltrinelli editore), sarebbe più opportuno fare un lifting alle nostre idee più che alla nostra faccia, riscoprendo- aggiungo io - un bene smarrito: il rispetto. 

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