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Il blog di Giuseppe Carpita





CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
12 aprile 2010

L'apostolato dei “vasi di creta”

San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi ai capp. 2-4 traccia un profilo anzi fa una “digressione” sul ministero apostolico. Quanto l'apostolo delle genti scrive alla comunità di Corinto è perciò utile, oltre che necessario, avere davanti quando si discetta sulla Chiesa e i suoi ministri. Un ministero quello sacro che fa tremare le vene ai polsi. “Parlare in Cristo” e non semplicemente di Cristo, portare il “profumo della sua conoscenza” induce Paolo a chiedersi retoricamente : << E chi è mai all'altezza di questi compiti?>>. Un compito-ministero svolto, quindi, non per particolare capacità umana ma, partendo dalla propria fragilità, grazie alla potenza di Dio: <<4Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita>>. Ecco perciò che nella Chiesa e per i suoi ministri, di fronte alle difficoltà, deve valere questa consapevolezza: << 1 Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio>>. Da qui la portata del ministero apostolico che in Cristo non conosce oppressione e sconfitta: <<5Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. 6E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. 7Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. 8In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo>>.


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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
24 gennaio 2010

La comunità celebra il Signore

Donatomi dal suo autore, sacerdote cui mi lega una fraterna amicizia ormai qurantennale,ho sfogliato un sussidio pastorale dal titolo più che mai significativo: Andare a messa. Perché?(Vittorio Peri,Tau editrice). E’ un manuale che in sole 22 pagine condensa con chiaro stile l’ABC della teologia eucaristica, come spiega lo stesso don Vittorio nella sua presentazione. Il testo si articola in titoli che trattano in successione “le origini”, “il soggetto della celebrazione”, la “liturgia della Parola”, la “liturgia eucaristica” e si chiude con alcune considerazioni conclusive.  Interessanti sono poi all’interno dei suddetti titoli alcune opportune schede che riguardano da vicino “la domenica”, “la messa”, le “letture bibliche”, la “omelia”, “l’ambone”, “l’altare”.

Ma ad onor del  vero non è mio intento tentare adesso una recensione dell’ennesima fatica divulgativa di mons. Peri, quanto riprendere due aspetti di essa, che trovano eco immediato proprio in questa domenica 3^ del Tempo Ordinario C.

Il primo riguarda“l’insieme”  della Chiesa che, perché tale, è comunità e non “tanti ‘io’ l’uno accanto all’altro. In questo senso a celebrare la messa è dunque la comunità intera, <<per opera di Cristo sacerdote e, insieme del suo corpo spirituale che è la Chiesa. L’assemblea non è infatti la somma di coloro che la compongono, ma è il corpo di Cristo>>. Quel corpo di Cristo di cui parla oggi san Paolo nella prima lettera ai Corinzi (12, 12-31). A questo proposito, mi pare illuminante questa Parola per quando ci attardiamo in disquisizioni di ordine sociologico sulla Chiesa e sugli uomini che la servono (Papa, vescovi, preti, consacrati, laici),cercando e volendo trovare in primo e ultimo luogo una sorta di assoluta coerenza. L’Apostolo ci risveglia chiedendo << Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?>> (1Cor 12, 29-30). Don Peri ricorda che nella Chiesa ,facendo ciascuno la propria parte, il tutto deriva <<non dal molto di pochi, ma dal poco di molti>>.

Il secondo aspetto è dato dalla chiusa del brano evangelico tratto da Luca 4, 21: << «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». L’insegnamento di Gesù supera il tempo e il luogo in cui venne pronunciato, perché vale qui ed ora ad ogni celebrazione eucaristica. <<Quell’oggi>> -scrive don Vittorio-<<pronunciato da Gesù nella Sinagoga di Nazareth…diventa nella messa l’oggi di tutta la comunità cristiana>>. Da ciò la compromissione del credente-praticante, per cui la messa, per non ridursi a mero atto rituale e devozionistico di stampo consolatorio, occorre che “inizi nel momento in cui finisce”, vivendola nella vita con la testimonianza della fede, della speranza e della carità. 

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Diario (SOCIETA')
13 dicembre 2009

Quale gioia?

San Paolo, prigioniero ed in catene, scrive agli abitanti di Filippi invitandoli alla gioia nel Signore. Noi uomini “concreti” del terzo millennio, avremo da interrogarci come un uomo in catene per la sua fede possa gioire e invitare gli altri a rallegrarsi. Mi capitò di conoscere anni fa in ospedale un uomo che aveva subito ripetuti interventi chirurgici mutilanti, che ormai l’avevano ridotto quasi ad un tronco. Anch’io mi trovavo ricoverato per ragioni molto meno gravi, eppure era lui a farmi coraggio, anzi mi aiutava a sorridere con la  sua ironia mai sguaiata o peggio risentita. Davanti a quell’ esempio edificante mi ritornano le parole del profeta Isaia “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (11, 1). La gioia di cui si parla è quella che scalda veramente ed è propria di chi porta Dio nel cuore.

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permalink | inviato da giuseppecarpita il 13/12/2009 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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