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Il blog di Giuseppe Carpita





CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
19 aprile 2010

"Da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore"

Comincia oggi il sesto anno di pontificato di Benedetto XVI, essendo stato eletto Vescovo della Chiesa di Roma il 16 aprile 2005. Cinque anni di servizio alla Chiesa universale “da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” come egli stesso si definì presentandosi al mondo. Anni, perciò, carichi di impegno volto verso una precisa priorità così enucleata dallo stesso Papa nella Lettera ai Vescovi del marzo 2009: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio” . Benedetto XVI ha fissato nella storia questo suo compito riprendendo i contenuti della fede nell'oggi attraverso le tre encicliche sulla fede, sulla speranza e la carità. E nel fare questo papa Ratzinger è risalito per esempio attraverso la settimanale catechesi del mercoledì all'impegno apostolico di san Paolo, cui è stato dedicato tutto un anno di celebrazioni, e alla lettura esegetica dei Padri della Chiesa insieme alla trattazione di alcune grandi figure della vita ecclesiale fin dalle sue origini. E soprattutto questo Papa continua a costellare il proprio ministero di interventi che evidenziano il nesso indissolubile tra fede e ragione, tra verità e libertà in un tempo in cui tutto è messo in discussione e la verità non supera spesso il confine del teleschermo. Ma a questo Pontefice è toccato anche di alzare il tappeto per togliere quella che lui definì, profeticamente e ancor prima di assurgere al soglio di Pietro, la “sporcizia” nella Chiesa. Ecco quello che disse nel 2005 il card. Ratzinger nella meditazione alla IX stazione della via Crucis al Colosseo: “ Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”. Si può affermare che fatti alla mano Benedetto XVI più di ogni altro non si è tirato indietro di fronte al problema degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Dai provvedimenti a carico del fondatore dei legionari di Cristo, alla lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda del mese scorso, che non ha precedenti e alle ultime direttive in materia così riepilogate dal cardinale Bertone. Il segretario di Stato in un'intervista alla Radio Vaticana e all'Osservatore Romano rilasciata al ritorno dal suo viaggio in Cile e alla vigilia della partenza con Benedetto XVI per il viaggio a Malta ha precisato: “Il Papa ci ha dato una linea molto chiara", che è innanzitutto quella della "purificazione e della penitenza, per assumere con decisione la propria missione secondo il progetto di Dio". Mea culpa dunque per quanto accaduto sia a danno delle vittime dei pedofili preti sia per i comportamenti di copertura da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire e non l'ha fatto “per una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali” . All'omelia pronunciata il 15 aprile nella Cappella Paolina in Vaticano, per i membri della pontificia commissione biblica, Benedetto XVI si è riferito alla “sottile aggressione contro la Chiesa”, aggiungendo “sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia, è rinnovamento, è opera della misericordia divina”. E comunque il Papa non da ora deve far fronte ad attacchi, ma lui continua a guardare all'uomo col suo sguardo penetrante che abbraccia mente e cuore. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 novembre 2009

Inclusione tra ricordo e speranza

Benedetto XVI in un suo scritto ha ripreso l’importanza dell’Avvento cristiano che <<significa proprio intreccio di ricordo e di speranza >> e  il cui compito è <<quello di donarsi reciprocamente ricordi di bene, aprendo così le porte della speranza>> (Cercate le cose di lassù, Paoline). In simile contesto perciò non ci può essere posto per nessuna iniziativa ad excludendum di carattere etnico magari in nome del "bianco" Natale. Del resto la novità assoluta della fede cristiana e della salvezza che Cristo ha portato all’umanità intera è “gridata” dall’apostolo Paolo: <<Non c’è giudeo, né greco; non c’è schiavo o libero; non c’è più uomo o donna, poiché siete uno in Cristo Gesù>> (Gal 3, 28). Purtroppo le differenze e con esse le divisioni evocate dall’apostolo esistono ancora oggi e sempre per motivi religiosi, culturali e sociali. Lo stesso Papa Ratzinger nell’ultima enciclica “Caritas in veritate” al n. 7 insegna che <<Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune” cioè non “un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pólis>>.
In ciò va dunque individuata la vocazione di ogni credente in Cristo Gesù, chiamato a partecipare all’edificazione della città di Dio. E per fare questo sappiamo che occorre ascoltare la Parola, ma non basta. E' necessario  metterla in pratica. Ci vuole coerenza per dare credibilità e forza di cambiamento a quanto, come cristiani, predichiamo e testimoniamo. E così si dà risposta a quanti rilevano <<la benevola tolleranza nella pratica quotidiana sull´uso della appartenenza religiosa a scopi di esclusione>>.

 

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