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Il blog di Giuseppe Carpita





POLITICA (politica interna)
18 giugno 2010

Senza casa

Dopo aver cambiato tre segretari in due anni (recuperando così qualche esse al proprio logo), il Pd si accinge a cambiare per la terza volta sede. Dal loft veltroniano al Nazareno di Franceschini e Bersani a...(?). Si perché ancora la nuova sistemazione non è stata trovata,  ma la si cerca (come l'identità) in modo adeguato alle esigenze del partito a vocazione... Che si torni al Bottegone e così il cerchio si chiude?

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POLITICA (politica interna)
26 ottobre 2009

Il nuovo segretario del Pd

Per uno come me che ieri ha votato convintamente per DarioFranceschini in difesa del progetto del Pd, dopo la sconfitta s’impongonoalcune considerazioni.

La prima. Il Pd dopo appena due anni ha già cambiato tresegretari. Berlusconi, all’indomani della “chiamata” quasi unanime diFranceschini dopo le dimissioni di Veltroni, appena otto mesi e qualche giornofa, ebbe a dire di stare tranquilli che presto si sarebbe arrivati al “nono”leader della sinistra. Non si è sbagliato, avendo, per paradosso, il confortodi milioni di elettori dello stesso Pd.

La seconda considerazione mi porta a rilevare un qualcosa,che sta sullo sfondo di questa battaglia congressuale. Franceschini ha pagatofino all’ultimo il fio di essere stato, anche allora a furor di popolo, il vicedi Veltroni. Egli non poteva andare al di là dell’essere in questi pochi mesi “l’utile”traghettatore del partito, non essendo nel giudizio del Pd e a prescindere diciò che è riuscito a fare credibile per il futuro. A questo proposito trovo peresempio incomprensibile la scelta di alcuni come tanti ulivisti della prima ora(professore compreso), fatta salva la nobile eccezione di Arturo Parisi, nelsostenere Bersani e il suo ritorno all’ulivo. Verrebbe di dire, quale? L’ulivo-Unionedei partitini ricattatori? Scelta, quella degli ulivisti, che comunque risultacarica di un rancore. Mi ricordo le parole della Bindi nello spiegare perchéera opportuno andare con Bersani. Mi chiedo ancora come le tesi ulivistepossano strategicamente coniugarsi con la tattica contingente del nascente polocentrista.

Terza e ultima considerazione. Negli ultimi giorni di questacampagna, alcuni commentatori (dis)interessati hanno fatto notare dall’altodella loro scienza come le stesse primarie avessero avuto in ogni caso unlimite strutturale, in quanto avrebbero eletto il segretario del Pd e non ancheil candidato premier da contrapporre alla destra. Alla luce del risultato diieri mi pare che, invece, tali perplessità possano essere fugate. Penso infattiche sia giunto il momento che qualche “figlio di un dio minore” una volta pertutte metta la propria faccia e si sottoponga al giudizio degli elettori per laguida del governo di questo paese. Buon lavoro, segretario Bersani.

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POLITICA (politica interna)
12 ottobre 2009

Per non abbandonare il progetto Pd

Ecco perché votare Franceschini alle primarie del Pd.

 

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POLITICA (politica interna)
19 settembre 2009

Quelli del "ni"

Capita spesso d'incontrarsi con gli indecisi, che non sanno o non vogliono scegliere. C'è chi è consapevole della propria sicurezza nell'insicurezza e chi ammanta di spiegazioni l'eterna indecisione. 
Mi pare che qualcosa di analogo stia accadendo nel Pd in questo percorso congressuale ormai giunto alla meta per quanto riguarda gli iscritti. Oltre ai rispettivi sostenitori dichiarati delle mozioni  Bersani, Franceschini e Marino (nell'ordine di scheda), ci sono infatti i cosiddetti non allineati. Tra questi anche esponenti di primo piano del partito. Sono coloro che appunto non trovano motivi sufficienti per dare il proprio sostegno alle ragioni complessive di ogni candidato alla segreteria. Durante la guerra fredda i "non allineati" erano i paesi che non accettavano di rientrare in uno dei due blocchi del tempo. Ma che significato ha una tale posizione in un partito in cui si dibatte per continuare a costruire una politica per il futuro del Paese? Sono curioso di vedere come andrà a finire per costoro. 

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POLITICA (politica interna)
22 luglio 2009

Centrosinistra

Il dibattito nel Pd si va riannodando sull'identità del partito e dunque sulla sua posizione nel panorama progressista di questo Paese. Le linee di Franceschini e Bersani in particolare su questo punto sono strategicamente differenti, passando per il "mitico" trattino tra centro e sinistra. Una disputa che  coglie il segno della essenzialità tra passato e futuro. Giorgio Tonini su  il Riformista esprime con dovizia le due posizioni in campo, spiegando i motivi di un sostegno a Franceschini per entrare nel futuro. Per governare guardando avanti, insieme a quelle componenti che si dimostreranno "politicamente e programmaticamente omogenee". Senza dover ricorrere a cappelli di centro che affranchino dalla condizione dell'essere figli di un dio minore. Per questo il centrosinistra non è la "sinistra ", tanto cara alla propaganda di questi anni del berlusconismo. Trovo singolare che ulivisti convinti oggi si preparino a fare anticamera da Casini.

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POLITICA (politica interna)
17 luglio 2009

No, grazie.

 Indietro non si torna. Penso sia questo il passaggio più vibrante di Dario Franceschini nel presentare, con tono fermo e deciso, le sue linee programmatiche per la candidatura a segretario del Pd. L'attuale leader ha messo a nudo il disegno di quanti nel partito e fuori, auspicando una riforma elettorale alla tedesca, vogliono tornare al proporzionale puro e semplice per riportarci ai governi balneari di un tempo, magari cominciando con un “Casini” per la circostanza. Ovvero, per dirla con Francesco Verderami, a farli e a disfarli nell'aula del Parlamento dei nominati. No grazie. Il bipolarismo fa parte del Dna del Pd, del suo progetto e va difeso pena il venir meno di quel progetto. Personalmente, nonostante dissenta spesso da lui sul piano politico, oggi mi ritrovo in sintonia con Giampaolo Pansa per quello che ha scritto su il Riformista di oggi a proposito di Di Pietro e di Grillo. 

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POLITICA (politica interna)
1 luglio 2009

Perché Dario

 Il cammino verso il congresso nel Pd è partito formalmente con la direzione del partito, svoltasi la settimana scorsa. A Torino si è tenuto già un incontro dei giovani detti “Piombini". Oggi pomeriggio Pierluigi Bersani ha presentato le sue “idee”. Seguiranno altri incontri con Veltroni, Rutelli e quindi ci sarà la presentazione del programma di Dario Franceschini. Insomma ci si confronta e ciò non può essere definito un limite per preparare un vero congresso, anzi. Sergio Chiamparino intanto, dovendo scegliere, ha privilegiato giustamente, secondo me, il suo impegno di Sindaco per i cittadini torinesi. Anche questo comportamento va segnalato per la novità oltre che per la coerenza del gesto. Ma se la stagione congressuale è di fatto partita, non è tempo di stare alla finestra o di attese “convincenti” per prendere una posizione. Io lo faccio ribadendo la mia adesione alla linea programmatica di Dario Franceschini. Sono dunque per la conferma dell’attuale segretario non per dissotterrare una distinzione tra ex o tanto meno di natura confessionale. Chi mi conosce sa che queste in politica sono categorie che non mi appartengono e per di più in un oggi che deve essere permeabile al futuro. Ho stima intellettuale e simpatia per Bersani, uomo colto e animato da una spiritualità, intesa come stile di vita, a me non estranea. Tuttavia in questo momento mi divide la sua visione prospettica del Pd, che sento tecnocratica e in questo giudizio mi sento incoraggiato, per esempio, dalla presenza accanto a lui di Enrico Letta. Non mi convince poi la sua pur legittima pulsione per uno sfondo socialdemocratico nonostante le stesse dichiarazioni odierne in merito. Mi conforta in tal senso il sostegno a lui sul territorio di ben identificati settori di apparato ex ds (dove l’ex è purtroppo ancora d’obbligo). Piero Fassino a la Repubblica di domenica scorsa ha detto tra l’altro: <<Nella candidatura di Bersani vedo il riserbo di un ripiegamento identitario…>>. Oggi Bersani ha inteso chiarire che un’identità però ci vuole. D’accordo, bisogna vedere però quale. E la risposta una volta per tutte dovrà venire dal congresso.  Con Fassino condivido il fatto che Franceschini possa rappresentare con i fatti il “ponte” tra le generazioni, essendo il più giovane dei vecchi e il più vecchio dei giovani. Ma non solo. Il Pd ha bisogno di un’anima che consenta di discernere obiettivi da raggiungere per il bene comune di questo paese. Bisogna affrancarsi dal circo sondaggistico-mediatico e questo Franceschini l’ha cominciato a fare, dicendo apertamente ciò che pensa senza tanti filtri, volti ad evitare di urtare l’ombelico della gente. Il fare politica deve tornare ad essere frutto di idee e di sintesi per realizzarle nella pluralità di contributi. Va da sé che tutto questo non s’improvvisa. Sono sufficienti due linee che si confrontino.

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POLITICA (POLITICA)
24 giugno 2009

Per non tornare indietro ed entrare nel futuro

Dario Franceschini si ricandida alla segreteria del Pd con il seguente video lanciato in rete, in cui denuncia la vecchia nomenklatura e "gli intrighi di palazzo".

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