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Il blog di Giuseppe Carpita





CULTURA (CULTURA)
8 marzo 2010

Il“dare cuique suum” e la Giustizia

Proseguendo nel suo Magistero "di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio" (cfr. lettera ai vescovi del 10 marzo 2009), Benedetto XVI ha ripreso nel consueto messaggio per la Quaresima 2010 il tema della  giustizia. Il Papa si è soffermato intanto sul significato del termine secondo l’espressione classica di Ulpiano del “dare cuique suum”, precisando che ciò di cui l’uomo ha più bisogno, e cioè l’amore che solo Dio può comunicargli,  non può essergli garantito per legge. E infatti, la stessa giustizia “distributiva” non rende all’uomo tutto il “suo” che gli è dovuto. In questa ottica è interessante cercare di spiegare – e Papa Ratzinger- l’altra faccia della medaglia in tema di giustizia, ossia l’ingiustizia, la cui causa erroneamente viene situata da certa cultura al di fuori dell’uomo. A questo proposito Benedetto XVI ricorda l’ammonizione di  Gesù secondo cui <<l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male>>.

Ma c’è un dato che il Papa mette in luce e che merita la nostra attenzione. Per accedere alla giustizia bisogna liberarsi dell’illusione di auto-sufficienza che pervade l’uomo facendolo rinchiudere in se stesso. No in questo campo non vale il “self made man”. Ci vuole dell’altro, ci vuole la misericordia di Dio. Inevitabile è il richiamo alla parabola del figlio prodigo con riferimento alla figura del figlio "dissoluto" pronto a gettarsi nelle braccia del Padre, suscitando la reazione del fratello maggiore sempre "corretto" e perciò "autosufficiente". Questo consente anche di cogliere il senso della giustizia divina così diversa da quella umana. Il Papa dice: <<Di fronte alla giustizia della croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza: indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia…un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia>>. 

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