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Il blog di Giuseppe Carpita





CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 marzo 2010

"Pensare e pregare"

Come giustamente rileva Sandro Magister,  pochi l'hanno notato. Oltretutto nella temperie che la Chiesa si trova a fronteggiare in questi giorni con le prime pagine dedicate per lo più allo scandalo pedofilia. Benedetto XVI va avanti nello stile del suo pontificato “con una audace lezione di teologia della storia”  rivolta ai pellegrini dell'udienza generale di mercoledì 10 marzo. Il discorso del Papa si è incentrato su uno dei primi successori di san Francesco e dottore della Chiesa: san Bonaventura da Bagnoregio. Si potrebbe dire che è stata una lezione sul governo della Chiesa da parte del Papa teologo. Egli ha richiamato la corrente di frati minori detta dei “francescani spirituali“, alla base della quale vi erano gli scritti di Gioacchino da Fiore, abate cistercense, che si rese protagonista di una concezione secondo la quale “Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni”. Una visione che auspicava dunque una sorta di rinnovamento in cui la Chiesa gerarchica lasciasse il passo alla nuova Chiesa dello spirito. San Bonaventura, divenuto nel 1257 ministro generale dell’ordine francescano, si trovò di fronte ad una grave tensione all’interno del suo stesso ordine a causa appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei “francescani spirituali”. Egli dopo attento studio intuì come tale posizione fosse fonte di anarchia. Da qui la conclusione che la Chiesa per essere governata ha bisogno di strutture gerarchiche fondate teologicamente. Era così al tempo di Bonaventura ed è così oggi. Quanta affinità, infatti, tra quei tempi e il presente in cui s'invoca “un rinnovamento”. San Bonaventura chiarisce che questo non significa che “la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono”. Il Papa fa suo quindi il principio di san Bonaventura per il quale “ governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare”. Un principio che diventa una stella polare per il governo della Chiesa universale: “governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo".

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