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Il blog di Giuseppe Carpita


CULTURA




CULTURA (CULTURA)
8 giugno 2010

La forza dell'oblio che non costruisce

Nel suo consueto editoriale della domenica  su La Stampa, Barbara Spinelli ha toccato l'altro ieri il tema della memoria collettiva in Italia, arrivando ad affermare che "l’Italia non ha una memoria collettiva che archivi stabilmente la verità e la renda a tutti visibile. Da noi la memoria storica si dissipa, frantumando e seppellendo fatti, esperienze, sentenze...È il vizio di tanti suoi responsabili (nella politica, nell’informazione) pronti a convertirsi ripetutamente. Pronti al trasformismo, a voltar gabbana". Mario Pirani nella sua "Linea di confine" su la Repubblica di ieri ha ripreso indirettamente l'argomento a proposito dell'episodio occorso ad alcuni alunni di una scuola media di Roma che avevano intonato Bella ciao e per questo sono stati ripresi dalla loro dirigente scolastica. Pirani tra l'altro rileva il "clima generale di misconoscimento e snaturamento della storia d'Italia, con un ricasco polemico che svia il senso degli eventi. Questo può riguardare la Resistenza o, se visto in chiave leghista, il Risorgimento, il Tricolore, l'Unità d'Italia o, infine, per non pochi esponenti del Pdl, la stessa Costituzione". Insomma un perenne presente senza passato ma anche senza futuro.

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CULTURA (CULTURA)
29 maggio 2010

L'indifferenza

L’intervista rilasciata dal presidente emerito della Repubblica Ciampi a Massimo Giannini de la Repubblica  è destinata a fare rumore per la denuncia che fa circa “i giorni terribili del ‘92”. Gli fa eco Walter Veltroni rispondendo al TG3 , quale componente della commissione parlamentare antimafia. Fatti che dovrebbero suscitare quanto meno emozioni per la portata di ciò che si tratta. E invece si nota in giro la conferma di un atteggiamento di indifferenza, come se si trattasse di cose lontane non solo nel tempo. Del resto è pur vero che l’indifferenza si connota come mancanza assoluta di partecipazione o di interesse dell’individuo sul piano sociale e morale primo che politico. L’indifferenza in fondo è figlia dell’apatia, alla lettera mancanza di sentimento, che porta all’autoreferenzialità oggi dominante. Si vive nella bolla dove tutto appare normale, dove non c’è distinzione tra bene e male e dove tutto scorre sotto gli occhi come se non ci appartenesse. Questa situazione si è aggravata per un’informazione spesso distorta a livello televisivo e non solo, di cui si alimenta buona parte dell’opinione pubblica.

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CULTURA (CULTURA)
16 maggio 2010

Alla ricerca delle cose ultime

Nel giorno dell'Ascensione, che segna l'inizio di un'era di speranza, mi piace ricordare le parole con cui Benedetto XVI, nel suo recente viaggio apostolico  in Portogallo, ha concluso il discorso rivolto al mondo della cultura nel Centro Cultural de Belém di Lisbona: "Cari amici, la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e, conseguentemente, di Dio; portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca delle ultime. Vi invito ad approfondire la conoscenza di Dio così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la nostra piena realizzazione. Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza".

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CULTURA (CULTURA)
8 marzo 2010

Il“dare cuique suum” e la Giustizia

Proseguendo nel suo Magistero "di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio" (cfr. lettera ai vescovi del 10 marzo 2009), Benedetto XVI ha ripreso nel consueto messaggio per la Quaresima 2010 il tema della  giustizia. Il Papa si è soffermato intanto sul significato del termine secondo l’espressione classica di Ulpiano del “dare cuique suum”, precisando che ciò di cui l’uomo ha più bisogno, e cioè l’amore che solo Dio può comunicargli,  non può essergli garantito per legge. E infatti, la stessa giustizia “distributiva” non rende all’uomo tutto il “suo” che gli è dovuto. In questa ottica è interessante cercare di spiegare – e Papa Ratzinger- l’altra faccia della medaglia in tema di giustizia, ossia l’ingiustizia, la cui causa erroneamente viene situata da certa cultura al di fuori dell’uomo. A questo proposito Benedetto XVI ricorda l’ammonizione di  Gesù secondo cui <<l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male>>.

Ma c’è un dato che il Papa mette in luce e che merita la nostra attenzione. Per accedere alla giustizia bisogna liberarsi dell’illusione di auto-sufficienza che pervade l’uomo facendolo rinchiudere in se stesso. No in questo campo non vale il “self made man”. Ci vuole dell’altro, ci vuole la misericordia di Dio. Inevitabile è il richiamo alla parabola del figlio prodigo con riferimento alla figura del figlio "dissoluto" pronto a gettarsi nelle braccia del Padre, suscitando la reazione del fratello maggiore sempre "corretto" e perciò "autosufficiente". Questo consente anche di cogliere il senso della giustizia divina così diversa da quella umana. Il Papa dice: <<Di fronte alla giustizia della croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza: indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia…un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia>>. 

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CULTURA (CULTURA)
19 dicembre 2009

"Ultimi tempi" e mediocrità

Mala tempora currunt. Adagio sempre attuale. Penso si possa convenire che in questi tempi che noi viviamo brilli la mediocrità .Un uomo di pensiero come Marco Guzzi così sintetizza i “nostri tempi”:<<Forse mai come in questi ultimi venti/trenta anni abbiamo visto trionfare sulla scena del mondo tanti personaggi mediocri e anche tanti pessimi soggetti, tanti brutti ceffi e tanti sgherri, tante incarnazioni più o meno squallide della volgarità e della stupidità di ogni tipo, tante controfigure e tante mezze figure, e abbiamo dovuto assistere giorno dopo giorno alle loro discussioni, ascoltare i loro pareri, guardare le loro facce livide e contratte, deformate dal vizio,dalla collera,  dall’idiozia,e dall’odio, ingigantite dagli schermi dell’unica piazza umana rimasta: quella televisiva... Ma qualcosa di assolutamente inedito c’è in questa fase terminale che viviamo, ed è la spaventosa pervasività, l’irradiazione capillare e totalitaria di questa aria mefitica: il pappone, insomma, o il serial killer ce li troviamo in casa, a cena con i nostri figli, e la ragazzina pronta a tutto, o meglio i suoi “glutei”, ce li troviamo in faccia giorno e notte, ce li somministrano con ossessiva solerzia Canale 5 e Italia 1, e RAI Uno e RAI Due, gli stessi padroni e soloni da quattro soldi che poi ci parlano magari di elevare la cultura, o della povertà linguistica delle nuove generazioni, che loro stessi educano quotidianamente ad uscire dall’umano. D’altronde, in base alla tradizione cristiana, non stiamo nel gorgo finale degli ultimi tempi? E come descrive, ad esempio, san Paolo questi tempi, scrivendo a Timoteo?“Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti,amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori,ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti,intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio,attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!” (2Tm 3,1-5).Sembra che si sia fatto un giretto serale tra Rai e Mediaset…>>.


 

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CULTURA (CULTURA)
5 dicembre 2009

Luminarie

E’ scoccata l’ora x della frenesia natalizia, che nulla ha a che fare con il Tempo di Avvento e tanto meno con quello del Natale. Ne è segno l’accensione con qualche giorno di anticipo delle luminarie che dovrebbero portare movimento di persone e soprattutto di merci. Il grande mercato – esaltazione del consumismo, che va dall’Immacolata all’Epifania,  ha aperto i battenti per la confusione dell’anima anche di chi, dicendosi credente, alla sobrietà preferisce il conformismo dell’usa e getta. Sobrietà segno di giustizia e preludio alla solidarietà. Torna utile riflettere al riguardo su quanto il card. Tettamanzi dice nell’annuale discorso rivolto alla città di Milano per la festa di s. Ambrogio: << Ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione…Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco…La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi. In particolare la “giusta misura” nell’uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dell’avarizia, dall’altro amica della liberalità, ossia di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni. Questa stretta connessione tra la sobrietà e la giustizia ci aiuta a comprendere come la sobrietà sia una via privilegiata che ci conduce alla solidarietà. Solo chi è sobrio può essere veramente solidale. Infatti la sobrietà crea gli spazi: nella mente, nel cuore, nella vita, nella nostra casa… La sobrietà apre agli altri e ridimensiona l’importanza eccessiva che diamo a noi stessi; ci apre agli altri e in ogni cosa ci interpella a partire dal bisogno altrui>>.

 

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CULTURA (CULTURA)
14 novembre 2009

Pater familias

Non c’è niente da fare. Viviamo in tempi permeati dalla TV che modula le fragilità personali, dettando la scala delle emozioni tra guitti, rancorosi e impulsivi narcisisti. Quotidianamente a tutte le ore si deve assistere a risse televisive (già talk show) in cui la ragione (?) sul tema del giorno si conquista strillando e aggredendo l’interlocutore. Altro che clima da stadio. Mentre si dibatte se vaccinarsi o meno contro l’influenza suina, grazie alla chiara informazione avuta, ovvero sull’ennesima legge ad personam, mi chiedo che fine abbia fatto il pater familias o meglio la saggezza del buon padre di famiglia. Tra escort, trans e illegalità diffusa, il decadimento morale sembra non raggiungere mai il fondo.  Per fortuna in tanto grigiore, contro la volgarità ogni tanto si accende una luce come la bella musica di Franco Battiato, grazie al quale si è orgogliosi di essere siciliani.

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CULTURA (CULTURA)
6 novembre 2009

La parete nuda e il buon senso

La diatriba sul crocefisso nelle aule scolastiche innescata dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, forse non meriterebbe tanto clamore, vista la natura non coercitiva del provvedimento di cui si tratta. Ma la reazione corale contro tale decisione evoca un comune sentire che merita a sua volta attenzione e rispetto. La croce è carica di significati su cui in tanti si sono cimentati in questi giorni, cogliendo il punto di vista non solo teologico. E'stato citato un articolo di Natalia Ginzburg, non cristiana, sull'Unità del 22 marzo 1988, in cui si afferma che il crocefisso fa parte della storia del mondo. Vito Mancuso su la Repubblica di ieri si chiede del perché privare i ragazzi di un simbolo concreto, del perché lasciare solo una parete bianca e vuota. E poi non bisogna ignorare il contesto. Siamo in Italia, non in Finlandia, e allora un supplemento di buon senso, per dirla con Bersani, non farebbe male.

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CULTURA (CULTURA)
1 novembre 2009

2 novembre: costume e fede

Recarsi al cimitero per "fare visita" alle tombe dei cari defunti comporta un atto di fede nella risurrezione. Atto di cui non tutti e non sempre siamo consapevoli. Un atto senza il quale non avrebbe senso un comportamento tanto diffuso che resiste alla moda dei tempi. Chi non crede, ma non solo, è portato a spiegare siffatto costume col voler conservare una "memoria"dei propri cari. Ma se fosse solo questo non ci sarebbe bisogno del rito della "visita". Ciascuno la memoria infatti la porta dentro di sé. No, deve esserci dell'altro. E infatti non si tratta neppure di memoria, perché i morti non stanno dietro ma davanti a noi nel seguire Cristo che guida la schiera di chi lo ha raggiunto. Credere nella risurrezione, che dà senso ad ogni cosa, significa credere che la morte non ha potere sulla vita <<perché se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà la risurrezione dei morti>> (1 Cor 15, 21).

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CULTURA (CULTURA)
20 ottobre 2009

'n par de scarpe nove?

Una volta si diceva “ basta la salute”. Petrolini insegna nella celeberrima <<tanto pe’ canta’>>:

 <<'a salute...
quanno c'è 'a salute c'è tutto...
basta 'a salute e 'n par de scarpe nove
pòi girà tutt'er monno...
>> .

E oggi? Mi piace ricordare quanto ho avuto modo di scrivere sulla nevrosi contemporanea per la cura del corpo.  Marco Guzzi inizia proprio così una sua interessante "visione": <<Uno dei fenomeni più vistosi del nostro tempo è l'amplificarsi progressivo dell'interesse per la salute. Si può dire che la difesa per la salute stia diventando l'unico principio davvero assoluto in base al quale si vanno determinando tutti gli ambiti della vita. Non solo ormai ci nutriamo chiedendoci ad ogni istante se i fritti o le arance, ilcioccolato o il cavolo aumentino il colesterolo o abbassino il rschio di tumore; ma facciamo sport e facciamo l'amore, compriamo un auto o andiamo in bicicletta, fumiamo o pratichiamo uno sport, preghiamo o meditiamo, scegliamo un lavoro o un viaggio o una casa, sempre più consapevoli che ogni nostra scelta vrà conseguenze ben precise sul nostro stato di salute>>.


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CULTURA (CULTURA)
8 ottobre 2009

Baffi e istituzioni

La reazione, per usare un eufemismo, scomposta del premier allasentenza della Consulta che lo riguarda personalmente e non coinvolge le altrealte autorità dello Stato per procedimenti in corso, suggerisce tra la messe diconsiderazioni che si fanno in queste ore la seguente. In questo Paese mancauna cultura delle istituzioni o meglio si è persa cammin facendo. E per questoche lo stesso premier si può permettere di dire a caldo “mi fanno un baffo”.Una siffatta affermazione in verità trova conforto in un substrato sociale chealimenta prevalentemente la destra nel suo complesso. Basti guardare a certepulsioni leghiste, ma anche a larghi settori del Pdl che, dietro al premier,non si riconoscono in certi e necessari passaggi istituzionali. Un solo uomo alcomando, cui bisogna evitare ogni possibile e democratico intralcio. Così èperché così piace e vuole la maggioranza degli elettori. In fondo il richiamoal popolo si fonda su queste sicurezze. Anche buona  parte del mondo cattolico non è estranea aquesta povertà istituzionale, rimanendo appiattita sul berlusconismo. Del resto se oggi mancano uomini alla La Pira, Dossetti, Lazzati, ecc. fino a Moro, unaragione ci sarà e bisognerebbe riflettere su come colmare una tale lacunaculturale che caratterizza la fine del secolo scorso e gli inizi di questo.

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CULTURA (CULTURA)
1 ottobre 2009

Donna

Negli ultimi mesi si è come aperto uno squarcio sulla condizione della donna nella nostra società ancora oggi in questi primi anni del terzo millennio. L’improbabilità di effetti politici del cosddetto”papigate”, che tanta meraviglia continua a suscitare oltre confine, si radica in un modo di pensare  fino a  un certo punto tutto italiano e tanto diffuso  che vuole la donna tre l’essere un oleografico angelo del focolare e un oggetto del piacere. Senza andare troppo lontano e in alto ciò può riscontrarsi frequentemente anche nello stesso ambito familiare tra marito e moglie. Una mentalità questa forgiata per secoli da una distorta educazione cattolica di stampo patriarcale, cui il Vaticano II e il successivo Magistero della Chiesa hanno posto rimedio, ripartendo dal fondamento della parità nella diversità tra uomo e donna e dunque tra coniugi.  La società tuttavia  mostra resistenza ad accogliere con comportamenti, anche dei cattolici,  principi  sempre esistenti che fra l’altro hanno subito la reazione culturale della rivoluzione femminista. Di fronte a fenomeni che di fatto traviano la donna nella sua dignità si va senza distinzione di genere dall’indifferenza al giustificazionismo peloso e prezzolato di marca politica. Al femminile questo si nutre anche di una remissività per cui  fa specie la mancata  sollevazione morale per un trattamento sociale, prima che mediatico, obbediente ad una tradizione patriarcale.Al maschile mi chiedo se tanta benevolenza verso certi pruriti più o meno senili e la loro ostentazione come effetto di un giusto costume  ci sarebbe se oggetto di attenzione dell’utilizzatore finale di turno fosse una propria figlia piuttosto che la sorella  o la madre.

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CULTURA (CULTURA)
13 settembre 2009

Questo paese

 Tra ieri e oggi l’attenzione di diversi commentatori si è soffermata sulla situazione particolare di questo paese, che tanti interrogativi sta ponendo al di là dei nostri confini geografici. Certamente l’imput è politico, nel senso che si prende l’abbrivio dalla condizione della politica e di chi la “governa” nei rispettivi ruoli assegnati dal corpo elettorale. A me interessa l’approfondimento del tema che guarda ai destinatari della politica e dunque alla società nel suo insieme. Arrigo Levi su La Stampa di ieri ha messo in risalto un Italia dalla capacità “reattiva” e “creativa”, che alla fine ce la fa. Andrea Riccardi sul Corriere della Sera di oggi ha evocato la mancanza di una visione anche per i cattolici “ammalati della malattia del loro tempo”, chiedendosi dove va l’Italia di oggi? Bella domanda da porsi più che mai di fronte ad affermazioni apodittiche del tipo “Credo sinceramente di essere stato e di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto in 150 anni della sua storia”. E qui ci si scontra veramente col tempo e con la sua concezione. In fondo visione e tempo si tengono. A questo proposito Barbara Spinelli nell’editoriale di oggi, sempre per La Stampa, richiama la cultura dell’istante di cui ormai siamo permeati quasi senza scampo, per cui l’unità di misura è il tempo breve declinato in uno spazio corto. La Spinelli parla di “culto idolatrico dell’istante che crea immobilità, se è vero che l’istante nel momento stesso in cui arriva cessa d’esistere”. Ma qual è la malattia di cui si soffre? Per la Spinelli “La patologia dell’Italia plasmata da 30 anni di tv berlusconiana è metodica distruzione del tempo. Quando se ne è afflitti accade che una sola cosa resti: l’inalterabile gelatina degli stereotipi”. In questa ottica i cittadini perdono la loro prerogativa per diventare semplici consumatori. Per dirla con Massimo Gramellini, “gli elettori non sono persone da responsabilizzare ma clienti da intontire” indicando loro un capro espiatorio con cui prendersela per le cose che non vanno. In fondo, sondaggi alla mano, si dà ciò che il “cliente” reclama.

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CULTURA (CULTURA)
26 giugno 2009

"Mi vogliono così"

 Nell'affermazione del presidente del Consiglio, suffragata con la solita cospicua percentuale di consenso, c'è racchiusa una verità che, a parer mio, lascia in secondo piano la stessa scomoda posizione del premier. Non solo non ci si indigna come sarebbe accaduto in qualsiasi altro paese, ma anzi ci si compiace. E di fronte a ciò non c'è limite che tenga. Ecco questa virtuale condivisione, che permea culturalmente la maggioranza del paese, dovrebbe far riflettere un po' tutti, ma soprattutto certi benpensanti, che sulla questione si sono espressi, politicamente e non profeticamente, ottenebrati da riserve ideologiche e dietrologiche in nome della "concreta" difesa di valori "annunciati e non vissuti".


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CULTURA (CULTURA)
26 maggio 2009

Per un'etica ritrovata

Una vera transumanza intellettuale ingrossa le fila degli zelanti servitori dell'imperatore. Tutti pronti a fare dei distinguo e a giustificare all'insegna del “si può fare”. Pronti a tacciare di moralismo chi si permette di obiettare su certi comportamenti. Al massimo il tutto viene archiviato come fatti privati. Magari usando la religione come instrumentum regni per celare opportunisticamente le proprie miserie private, come ricorda mons. Plotti, già vice presidente CEI. E nel privato all'individualismo relativista tutto è concesso. La “ggente-popolo-pubblico”, impegnata a correre urlante e felice (?) dietro al rotolo della carta igienica, è inerme di fronte a questa vera e propria deriva etica. Diventa normale ciò che normale non è. La furbizia fa fare carriera. Se serve il corpo che male c'è? La donna ne sa qualcosa. Il fenomeno delle veline non è forse figlio di quei casting a cui decine di migliaia di ragazze con relative mamme a fare da supporter s'impegnano in ogni dove di questo Paese nella speranza di sfondare comunque? E tutto questo non è accaduto casualmente ma ha avuto il suo retroterra diseducativo in certa Tv. Per dirla con Rosy Bindi il berlusconismo non è solo un persona. E per questo diventa un valore andargli profeticamente contro, promovendo l'etica della persona.

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CULTURA (CULTURA)
23 maggio 2009

Quelli che corrono

Altro che ideologia. Si chiacchera tanto della crisi della politica o meglio del modo di confrontarsi in quanto portatori di progetti diversi per il perseguimento del bene comune. Ma quale bene comune? In verità la nostra società liquida, come la definisce Bauman, segue meccanicamente la scia di chi l'alletta. In questo la fa da padrone la pubblicità. Altro che partiti, oggi ci si unisce ovvero ci si aggrega intorno a ciò che si consuma. Lo ricordava stamane quella mente pensante che risponde al nome di Enrico Vaime, il quale richiamava l'esempio di quello spot in cui una massa di ggente (come qualcuno la chiama) sempre crescente corre dietro, felice, ad un rotolo di carta igienica.

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CULTURA (CULTURA)
21 maggio 2009

Quelli della doppia morale

 Ieri ho assistito ad un'ora di sana televisione, guardando a Che tempo che fa l'intervista di Fabio Fazio al card. Tettamanzi, arcivescovo di Milano. Mi ha colpito il garbo del contesto, prima ancora dei contenuti espressi dall'illustre pastore. In particolare, vorrei però riprendere il concetto della doppia morale che, ha sottolineato il cardinale,  non è consentita soprattutto a chi è impegnato a guidare una comunità. Il riferimento ai politici appare ovvio. La morale è e deve essere una. Mi sono venuti in mente quei politici, pubblici paladini dei valori cristiani dalla famiglia in poi, che hanno fatto degl stessi valori irrinunciabili la ragione sociale del loro essere in politica. Costoro arrivano al punto di essere veri testimonial con manifesti che li riprendono con i figli avuti dall'ultima moglie. Con buona pace dell'indissolubilità del vincolo. Non è male ricordare che c'è bisogno di testimoni, cristianamente parlando.

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CULTURA (CULTURA)
14 maggio 2009

L'insegnamento della lumaca

Mia moglie si è imbattuta in un sito e un testo di G. Zavalloni dal titolo significativo “la pedagogia della lumaca” (ed. missionaria italiana). Ho trovato estremamente interessante ciò che si dice nella presentazione di quel libro, in cui si teorizza una vera scuola di lentezza per i nostri
tempi che si caratterizzano per l’impazienza. Si sradicano gli ulivi secolari, ripiantandoli, perché non si ha tempo di far crescere una pianticella. La logica insomma del tutto e subito.
Si procede “in tempo reale”, grazie alla rete, ma non si conosce il dirimpettaio. E come se non bastasse ad onta della stessa messe di informazioni che si ha a disposzione la criticità delle persone è ridotta ai minimi storici. Non c’è tempo per l’attesa. Si chatta, ma ci si capiva meglio quando si affidavano emozioni e sentimenti allo scritto , non importa come, di una lettera. Non ci si ritrova nonostante i cellulari che si possiedeno ormai in coppia  e che squillano continuamente.Uno stile di pensiero e di vita convulso che si riflette in ogni ambito. Si guardi alla politica ove si sta dietro al governo dei sondaggi ora per ora.
Ecco l’esigenza di ricominciare dalla scuola con un nuovo itinerario che aiuti a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento. Perdere tempo a parlare, darsi tempo nell’ascoltare, in una condizione che favorisca cioè l’incontro. Mi vengono in mente i crocchi davanti casa nei paesi alla sera, in cui c’era spazio e tempo per una sano pettegolezzo, da cui nasceva passione del vivere insieme. Oggi invece l’apatia la fa da padrona.

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CULTURA (CULTURA)
11 maggio 2009

Verità, ricerca e sapienza etica

 Benedetto XVI in occasione della benedizione della prima pietra dell’Università di Madaba in Giordania ha sottolineato l’importanza di una formazione intellettuale quale risorsa per consolidare ed alimentare la criticità. E visti i tempi che viviamo intrisi di crassa superficialità, Dio solo sa quanto ci sia bisogno di una siffatta opera educativa. Nel discorso del papa però balza ancora più evidente il rapporto tra fede e ricerca scientifica, che risulta assolutamente conciliabile. In questo senso il Pontefice afferma: <<la fede in Dio non sopprime la ricerca della verità; al contrario l’incoraggia. San Paolo esortava i primi cristiani ad aprire le proprie menti a tutto “quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode” (Fil 4,8)>>. A Benedetto XVI non sfuggono comunque i rischi di “corruzione” che corre la scienza ma anche la stessa religione. Quest’ultima in particolare, <<viene sfigurata quando viene costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso. Qui non vediamo soltanto la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l’obnubilarsi della mente>>. Per questo, evocando il Vaticano II, papa Benedetto precisa che <<La natura intellettuale della persona umana si completa e deve completarsi per mezzo della sapienza, che attira dolcemente la mente dell’uomo a cercare ed amare le cose vere e buone” (cfr. Gaudium et spes, 15). L’uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica. Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento. Pertanto, la sapienza religiosa ed etica, rispondendo alle questioni sul senso e sul valore, giocano un ruolo centrale nella formazione professionale>>.

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CULTURA (CULTURA)
9 maggio 2009

"Stranierità"

Col dubbio se possa prendere o meno un bus su cui ci sia un sedile anche per quelli come me, mi viene in mente ciò che scrive E. Bianchi a proposito della "stranierità" intesa come dato costitutivo dell'esser cristiano (cfr. 1Pt 2, 11): <<Sapersi e sentirsi tutti stranieri ci aiuterebbe a cogliere l'altro nell'interezza e nella complessità della sua persona, senza ridurlo ai problemi che la sua presenza comporta>>. Senza nostalgia.

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permalink | inviato da trillo52 il 9/5/2009 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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