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Il blog di Giuseppe Carpita


Diario




25 luglio 2010

Fine

Dopo quattro anni, oggi, e 488 post finisce qui l'esperienza di questo blog. Grazie e un saluto a il cannocchiale.it e ai pochi tanti che si sono affacciati virtualmente da uterrazzu, condividendone i contenuti. Il diario online prosegue su www.giuseppecarpita.com, mentre con gli amici ci si può incontrare anche su fb.

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Diario (CULTURA)
16 marzo 2010

"Ritornare", "correre"!

"Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione. gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò".
Trovo questo versetto 20 del cap. 15 del Vangelo secondo Luca, ripreso all'interno della parabola del figlio prodigo particolarmente denso di significato. Intanto sappiamo che la stessa parabola racconta una storia di conversione, segnata da quell'azarsi e tornare del figlio "prodigo di peccato". I biblisti spiegano che il verbo "ritornare" nell'Antico Testamento era usato per indicare proprio la conversione. Ma è soprattutto la figura del padre che colpisce per il suo sperare contro ogni speranza, da cui l'immagine plastica di uno sguardo lanciato apparentemente nel vuoto. Questo padre dimostra che prima che gli occhi è il cuore che vede, quando il figlio è lontano. Ed è il cuore che lo spinge in un crescendo di emozione ad alzare il passo e correre verso il figlio ritrovato perché convertito. Dio attende pazientemente che torniamo dal nostro vagabondaggio.

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Diario (SOCIETA')
5 marzo 2010

Lavoro e "lavorite"

Lavoro e “lavorite”

Dipende dai punti di vista, però è indubbio che spesso e in tanti si conduca una vita “affannosa”, in ansia, di corsa. In una parola frenetica. Si fa tutto inseguendo miraggi, cose futili, non essenziali al ben-essere effettivo della persona. Lo stesso lavoro, quando si perde di vista il suo carattere strumentale, rimanendo assorbiti dall’attività fine a se stessa, diventa “lavorite”.

Torna alla mente l’insegnamento evangelico dell’episodio di Marta e Maria. Gesù rispondendo alla prima disse proprio: <<Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose, ma di una cosa sola c'è bisogno . Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via>>.

Una lettura sommaria e, per rimanere in tema, frettolosa porterebbe a ritenere che Gesù abbia operato una scelta ponendo in essere un’antinomia tra il lavoro e la contemplazione. L’esegesi del testo invece ci dice che il Signore intese evidenziare con i termini adoperati che anche il lavoro senza l’ottica divina finisce per svilirsi non rendendo il giusto servizio all’uomo. Ripensare a ciò in questi tempi decadenti, di corruzione endemica dei costumi e non solo non è inutile. Per un cristiano poi s’impone di non perdere l’occasione che la quaresima offre per pregare e ascoltare la Parola.

Lavoro e “lavorite”

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Diario (SOCIETA')
23 febbraio 2010

Lotta spirituale

L’individualismo portato alle sue estreme conseguenze ci offre uno scenario di sofferenza intrisa di tanta solitudine, di obesità di cose inutili, di parole vuote strillate. Si parla tanto della politica che è malata, ma la società non è che stia meglio. Guardandosi intorno si può vedere come ci sia tanto bisogno di un “ritorno a Dio”. Non è facile, perché la tentazione  è sempre dietro l’angolo con i suoi idoli seducenti. Enzo Bianchi,  presenta  la quaresima come " tempo di lotta spirituale", in cui il combattimento consiste  nel predisporsi  all'azione di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Occorre fare silenzio da riempire con l'ascolto della Parola in cui rimettere ogni speranza, in modo da rispondere alla tentazione diabolica con le parole di Gesù: "sta scritto".

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Diario (SOCIETA')
15 febbraio 2010

Voi

Dopo aver ascoltato le beatitudini proclamate nel Vangelo di ieri (Lc 6, 1.20-26),  mi sono fermato sul "Voi", che riguarda proprio quelli che si dicono alla sequela di Cristo: i discepoli. Ma sono le beatitudini nel loro complesso che sono dirette a coloro che conoscono Gesù e che dunque si dicono discepoli.Sequela che va paradigmata sull'amore operoso verso i poveri, gli affamati, i perseguitati.  Amore operoso fatto concretamente di abbandono del tutto (Lc 9,23), di  rinuncia agli agi (Lc 9,58), al potere, ai soldi, al successo, all'onore. Come si è distanti da tale prospettiva in un oggi che privilegia l'individualismo attraverso la ricerca insaziabile del piacere, il desiderio dell’applauso. Una condizione levatrice della corruzione dei costumi da basso impero, in cui si arriva ad adorare e a prostrarsi davanti al potente di turno, pensando magari di farlo con la benedizione di Dio.Sono più che mai profetiche le parole di Geremia: <<Maledetto l'uomo che confida nell'uomo...Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia>>.

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Diario (SOCIETA')
11 febbraio 2010

L’orgoglio dell’ignoranza

L’orgoglio dell’ignoranza

Un “sano volersi bene” non solo è utile ma è anche necessario se non altro per relazionarsi in modo paritario con i propri interlocutori. Però è diverso quando un tale sentimento sfocia nell’orgoglio, che –come si sa- non accompagna verso scelte rispettose dell’altro. Trovo personalmente deteriore il vantarsi implicitamente dei propri limiti di conoscenza dissimulati con una sorta di orgoglio dell’ignoranza. Ciò lo si riscontra, per esempio, allorché si tratta di usare certi strumenti divenuti ormai di uso domestico come lo stesso cellulare, il pc, ecc. Insomma io non menerei vanto se non fossi in grado di leggere un email o un sms. L’ignoranza, che è cosa diversa dalla nescienza, va “goduta” in silenzio.


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5 febbraio 2010

Lifting e rispetto

In tempi in cui all'ombra del tutto e subito si tende ad estendere la giovinezza oltre i suoi confini naturali, esaltando, con l'efficienza, la bellezza e la perfezione del corpo, non farebbe male soffermarsi su questo brano dell'AT : <<Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dio>> (Levitico 19, 32). Per dirla con Umberto Galimberti (I miti del nostro tempo, Feltrinelli editore), sarebbe più opportuno fare un lifting alle nostre idee più che alla nostra faccia, riscoprendo- aggiungo io - un bene smarrito: il rispetto. 

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Diario (DIARI)
17 gennaio 2010

Scelta di Dio e santità

Ieri ho ascoltato una riflessione sul cap. 1 della Seconda lettera di san Paolo ai Corinzi (vv.12-23),incentrata sulla santità che scaturisce dall’elezione ovvero dalla scelta di Dio, che viene prima dell’agire e della relativa regola morale. E’ la fede che salva. La stessa Chiesa è santa perché eletta da Dio. Questo ci aiuta a comprendere le contraddizioni che talvolta s’incontrano tra ciò che si annuncia e ciò che si vive. A farci capire meglio ci soccorre sant’Ambrogio:<<Gesù non elesse per l’apostolato persone sapienti, non personefacoltose, non persone nobili, ma pescatori e pubblicani, perché non doveva sembrare che riuscissero a trascinare con la sapienza, a comprare con le ricchezze, ad attrarre gli altri verso la sua grazia con il prestigio della dignità e della nobiltà. Doveva prevalere l’argomento della verità, non l’attrattiva del discorso>> (Commento su san Luca, V,40). 

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Diario (SPORT)
11 gennaio 2010

Scusa Ameri...scusa Ciotti

Ieri si è celebrato il 50° anniversario della prima puntata di "Tutto il calcio minuto per minuto". Non me ne vogliano gli attuali radiocronisti della popolare trasmissione, ma le voci di Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Ezio Luzzi e degli altri colleghi del tempo restano uniche. Non solo perché erano le uniche che davano gli aggiornamenti in tempo reale sulle partite della domenica di A e di B, non essendoci la pay tv, ma anche per l'atmosfera che riuscivano ad infondere con le loro inconfondibili voci a partire da quella dello studio centrale di Roberto Bortoluzzi. Non nego che in queste mie considerazioni residui un che di nostalgico legato ad un'epoca adolescenziale e giovanile. Così come, tornando nel presente, bisogna dare atto ai vari Cucchi, Raffa,ecc. del loro non facile compito di farsi largo e resistere nell'attuale situazione "pallonara" dominata senza limiti dalla TV.

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Diario (SOCIETA')
2 gennaio 2010

Amicizia de relato o di seconda mano

Come si sa l'amicizia dovrebbe essere un rapporto diretto che,nutrito da una certa condivisione ideale, si apre a confidenziale intimità cui ricorrere al bisogno. Dovrebbe, ma nella realtà accade ciò? A guardare certe situazioni pare di no. Per esempio un'angusta visione, figlia di un'educazione paternalista ,porta a vivere tale valore non direttamente ma attraverso il vissuto altrui: de relato appunto. Questo si verifica in famiglia quando gli amici del marito diventano per una sorta di proprietà transitiva amici di moglie e figli. E' vero che spesso non accade il contrario. Per la moglie il problema neppure si pone, perché nella società in cui residuano, con buona pace dei faceboocchisti,  retaggi di cultura maschilista non è pensabile o quanto meno è inopportuno che una donna sposata abbia amici esclusivi. Spesso anche i figli, recalcitranti, vengono tirati nella cerchia amicale genitoriale, senza con questo strutturare rapporti profondi e dunque veri con i propri coetanei L'amicizia dunque ha bisogno di libertà.

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31 dicembre 2009

Quali auguri?

Si stanno consumando le ultime ore del 2009 e poco manca perciò all’inizio del nuovo anno. Anzi dall’altra parte del globo è già 2010. Un po’ tutti fanno consuntivi, mentre la solita Tv  in compagnia di tanta stampa ci sciorina oroscopi e previsioni. Il tutto infarcito con auguri più o meno sentiti, per non dire ipocriti. In questo fiume di parole poco spazio rimane al grazie da rivolgere al Signore  per la vita che ci dona ogni giorno e per la pazienza con cui ci aspetta. E così, succubi dell’arroganza, guidati da una vera “pandemia” mediatica, poco spazio si lascia nel cuore alla speranza. Anzi a farla da padrone è il proprio tornaconto anche con la sopraffazione dell’altro, con inevitabile disprezzo del diritto. E invece poniamo il nostro grazie nelle mani della Madre di Dio, di cui  si celebra la solennità nel primo giorno dell’anno. Benedetto XVI per questa ricorrenza lo scorso anno insegnava << E’ Maria, Stella della speranza, che a Lui ci conduce. E’ Lei, con il suo materno amore, che può guidare a Gesù specialmente i giovani, i quali portano insopprimibile nel loro cuore la domanda sul senso dell’umana esistenza>>.  Di questi tempi, per esempio, coltivare la speranza,significa –per dirla con Enzo Bianchi- <<auspicare la ritrovata coscienza di un comune destino, la capacità di interpretare e vivere gli inevitabili conflitti come opportunità di crescita condivisa…con il confronto e la scoperta  della complementarietà e della ricchezza che scaturisce dalla pluralità di voci, di convinzioni, di usanze, di culture>> (Famiglia Cristiana, 3 gennaio 2010, 136). Con questo spirito Buon Anno a tutti.

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21 dicembre 2009

Il Natale è per tutti!

Per Natale <<rallegriamoci!

Non c’è spazio per la tristezza

nel giorno in cui nasce la vita.

Esulti il santo, perché si avvicina al premio;

gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono;

riprenda coraggio il pagano,

perché è chiamato alla vita>>

(San Leone Magno, Discorso I per il Natale, 1)


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Diario (SOCIETA')
13 dicembre 2009

Quale gioia?

San Paolo, prigioniero ed in catene, scrive agli abitanti di Filippi invitandoli alla gioia nel Signore. Noi uomini “concreti” del terzo millennio, avremo da interrogarci come un uomo in catene per la sua fede possa gioire e invitare gli altri a rallegrarsi. Mi capitò di conoscere anni fa in ospedale un uomo che aveva subito ripetuti interventi chirurgici mutilanti, che ormai l’avevano ridotto quasi ad un tronco. Anch’io mi trovavo ricoverato per ragioni molto meno gravi, eppure era lui a farmi coraggio, anzi mi aiutava a sorridere con la  sua ironia mai sguaiata o peggio risentita. Davanti a quell’ esempio edificante mi ritornano le parole del profeta Isaia “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (11, 1). La gioia di cui si parla è quella che scalda veramente ed è propria di chi porta Dio nel cuore.

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Diario (SOCIETA')
5 ottobre 2009

La morte e l’oblio del fango

Adusi a tutto anche la morte soccombe ormai alle leggi consumistiche dell’auditel. Addirittura la pubblicità per fare cassa continua ad avvalersi delle prestazioni di qualche personaggio trapassato di recente. E poiché tutto si tiene in questa società complessa e affettivamente instabile, ci si emoziona e commuove a comando secondo misteriosi criteri di valutazione. Mentre si assiste allo scandaloso rimpallo delle responsabilità tra politici e amministratori locali, per i morti dell’alluvione nel messinese, per esempio, giunti al momento in cui scrivo questa nota  a 24 (mentre si ricercano 35 dispersi) non c’è spazio nel comune sentire, per cui tutto prosegue senza alcuna considerazione della gente. Mi piacerebbe essere smentito in quello che affermo, ma non ho visto come in analoghe circostanze di morte (es. terremoti) iniziative di soccorso oltre a quelle istituzionali. Anzi non se parla neppure di ciò che sta accadendo in quel lembo di terra a “banana” che è il litorale ionico di Messina. Non dimentichiamo che già nelle settimane scorse altre frane si erano verificate nel circondario taorminese, per fortuna senza morti. Indifferenza? Eppure si tratta di calamità naturale seppure aiutata dall’uomo nei suoi effetti devastanti. Come del resto accade nei terremoti quando le costruzioni risultano difettose e non adeguate per la speculazione consumata. Nel caso messinese tutto è rimasto circoscritto alle località colpite di cui prima di adesso s’ignorava l’esistenza. Giampilieri ha fatto il giro del mondo. No, per il fango non serve un corale sostegno morale e materiale. Che ci pensino coloro che ne sono rimasti sommersi. Ahinoi non conta neppure il numero delle vittime. E dire che ci si ferma per molto meno. Tolta la quantità rimane allora la qualità. Anche nel morire ci vuole dell’altro per meritarsi la serie A. A proposito anche il calcio, per quello che vale, si è parzialmente adeguato all’oblio del fango che tutto copre, “regionalizzando” il lutto. Un minuto di silenzio  solo sui campi della Sicilia e per le partite in cui erano impegnate oltre stretto squadre siciliane.W l'Italia in prossimità dei 150 anni dall'Unità.

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Diario (DIARI)
4 settembre 2009

Tempus fugit

Confesso che nel giorno del mio 57 compleanno avverto il peso del tempo che passa. E' la prima volta che mi accade. Eppure sono in buona compagnia, facendo parte di una generazione che nei diversi campi ormai è al top. Loro. Ma è anche vero che girata la boa dei 50 comincia la ... discesa.

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Diario (DIARI)
29 agosto 2009

Il cuore malato

"Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7,6). In questa Parola di Gesù quanti di noi credenti ci ritroviamo, condividendo una condizione che contamina e sporca il cuore. Ipocrita in greco vuol dire “colui che recita, che declama”. Ipocrita indica quindi una falsa apparenza nel senso che si sacrifica l’essere per privilegiare l’apparire.  Gesù distingue pulizia da purezza. Non basta essere puliti, occorre essere puri. Occorre prendersi cura del cuore, perché dal cuore malato “escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza" (Mc 7,21-22). Ce n’è per tutti per un esame di coscienza. La Parola di Dio è sempre attuale.

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Diario (SOCIETA')
24 agosto 2009

Ripresa

Dopo tre settimane di stop oggi si riprende. La pausa mi è servita per rivedere con l'aiuto del mio personale "webmaster" l'impostazione di questo blog, aprendolo ad altri canali della rete. Ammetto di non avere digiunato di internet come mi ero riproposto, avendo avuto la possibilità di collegarmi via key e portatile durante il mio riposo marino dapprima nella bella costiera abruzzese e poi nella tranquilla Fano. Una vacanza quasi "staycation", vicino casa, nonostante il camper. Sia chiaro senza forzature ma per libera scelta, volendo privilegiare cose più essenziali sul piano familiare animato quest'anno anche dalla presenza dell'ultimo arrivato alla vita da compeggio. Ho bazzicato, quindi, su fb e non nego di essermi interrogato sull'opportunità del blog, visto il calo verticale delle presenze attive nell'ultimo anno. Giustamente qualcuno mi ha ricordato che si tratta di strumenti che hanno fini diversi seppure complementari nella virtualità della comunicazione e della relazione. Ed allora eccomi di nuovo affacciarmi su uterrazzu per scrutare l'orizzonte della quotidianità. 
In questo afoso mese di agosto che si sta per chiudere la politica "in costume da bagno" è riuscita a tenere il passo della notizia grazie per esempio alle "provocazioni" leghiste, che hanno oscurato in taluni giorni persino l'onnipresenza del premier. Ma  c'è stato un tema,  per così dire carsico, che è riemerso con tutta la sua portata virulenta ed è quello dell'individualismo di cui soffre la società in cui viviamo, che si ritrova sempre più materialista e machista. Individualismo consacrato negli ultimi mesi con provvedimenti di legge discutibili sul piano del rispetto della promozione della persona umana, per cui il più debole è destinato ad "annegare". Ma l'individualismo trova pure espressione nel materialismo macho e dunque certi comportamenti vengono se non esaltati, semplicemente giustificati in nome del "chi non ha peccati scagli la prima pietra". Certamente, per rimanere nel Vangelo, certa confusione esistente anche tra credenti è figlia diretta di uno spiritualismo disincarnato di cui ci si nutre rinchiudendosi in "fortilizi spirituali" come li definisce un lettore nell'ultimo numero di Famiglia Cristiana. In fondo questo accade, per dirla con le parole scritte in un libro da un sacerdote, quando il rapporto con Dio si trasforma in cose spirituali da godere e di cui cibarsi. Rigorosamente in modo individualista e materiale, aggiungo io. 

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Diario (DIARI)
29 luglio 2009

...alzare gli occhi...

Ascoltando il Vangelo proclamato domenica scorsa, mi sono soffermato sui primi versetti e in particolare su “Alzati quindi gli occhi, Gesù vide...” (Gv 6, 5). Un'immagine che raffigura plasticamente il senso dell'attenzione verso l'altro, presupposto vero di una possibile condivisione. Quante volte, pur roteando gli occhi, il nostro sguardo rimane cieco, assorbito da una certa autoreferenzialità che ci rinchiude nel “nostro mondo”: la casa, la famiglia, il lavoro, il denaro, ecc, ecc. Un mondo che ha per confine insuperabile il proprio naso. Gesù, dopo la fatica dell'ascesa sulla montagna, si pose a sedere. Si fermò ed ebbe modo così di “vedere”, di cogliere cioè il bisogno che aveva tutto intorno. Una pausa, approfittando magari del tempo “feriale” in cui ormai siamo immersi, non farebbe male alla nostra vita piuttosto frenetica che corre “in tempo reale”. Personalmente cercherò di viverla per mettere ordine a cominciare dal mio rapporto con la rete, blog compreso che da oggi entra appunto in PAUSA.

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Diario (DIARI)
14 luglio 2009

Afa

 Con 35° dentro salvo climatizzatore c'è poco da stare allegri. Passerà mi ha appena detto con saggezza alla Catalano un signore, mentre Nilo si è comunque guadagnato la sua passeggiatina serale con relativo servizio igienico e Pluto è prossimo a farlo. Nonostante l'afa c'è chi non perde tempo ad appesantire l'aria con le sue sortite. Penso a Grillo e al suo "assalto" al Pd. Penso all'equivoco (?) del vaticanista del TG3, prontamente rimosso dal direttore di testata per avere ironizzato sul Papa. Ma c'è dove fa più caldo metaforicamente parlando e si continua a morire in servizio come il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, classe 1984. Sono così 14 i militari italiani morti in Afghanistan dal 2004.

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Diario (SOCIETA')
28 maggio 2009

La paura di invecchiare

La rincorsa all'eterna giovinezza è l'altra faccia della paura di invecchiare. Cosicché stagionati signori si cimentano in atteggiamenti da adolescenti innamorati, felici di avere trovato la loro nuova anima gemella, naturalmente giovane e gradevole. L'attimo fuggente viene colto con oraziana perseveranza: carpe diem. E così tutto rimane immerso in un perenne presente, alimentato da stagionali tempeste ormonali. Che progetti di vita!

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