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Il blog di Giuseppe Carpita


POLITICA




POLITICA (politica interna)
18 giugno 2010

Senza casa

Dopo aver cambiato tre segretari in due anni (recuperando così qualche esse al proprio logo), il Pd si accinge a cambiare per la terza volta sede. Dal loft veltroniano al Nazareno di Franceschini e Bersani a...(?). Si perché ancora la nuova sistemazione non è stata trovata,  ma la si cerca (come l'identità) in modo adeguato alle esigenze del partito a vocazione... Che si torni al Bottegone e così il cerchio si chiude?

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POLITICA (politica interna)
7 gennaio 2010

L'elefante cieco

Il toto candidati per le prossime regionali impazza – si fa per dire – dalle parti del Pd, per il quale migliore immagine per definirlo non poteva trovare  Michele Serra: “elefante cieco”, che viene tirato, nonostante il peso, per la proboscide o per il codino. E questo tra un “casino alla barese” (l’espressione è di un altro pachiderma, che ci vede però, “L’elefantino” ),la ricerca nel Lazio, la lotta tutta bersaniana in Calabria e quella sempre intestina in Umbria. A proposito di quest’ultima regione, dove si rischia nonostante le apparenze, perché non cercare una sintesi su un nome nuovo magari di donna ? Senza, per dirla con Di Pietro, aspettare  il giorno dopo le elezioni. Quando l'unico candidato utile può essere il solito Tafazzi, che nel Pd si conosce tanto bene.

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POLITICA (politica interna)
3 dicembre 2009

Quali manovre?

Mentre alla regione siciliana la maggioranza di centro destra, forte di oltre il 60% dei consensi alle ultime elezioni, è al capolinea per bocca del presidente Lombardo, a livello nazionale si fanno le grandi prove di nuovi rassemblement. E’ davanti ai nostri occhi come l’attuale maggioranza, anch’essa forte nei numeri, sia debole sul piano propriamente politico e gli effetti negativi si vedono ormai sull’inazione governativa. Certamente le iniziative di Gianfranco Fini hanno svelato le incongruenze esistenti nel campo del Cavaliere. E sono tali incongruenze a far franare il colosso politico berlusconiano. Non è quindi Fini la causa  se mai n’è l’effetto. Cosa si può rimproverare infatti al presidente della Camera, di richiedere rispetto ed equilibrio tra i poteri o in più generale di recuperare una destra altra e più alta al servizio del sistema politico del Paese? A destra si è insomma, una volta tanto, davanti   ad una crisi di identità. Quale destra?  Di fronte a ciò l’opposizione parlamentare sembra procedere in diffidente ordine sparso, lungi dal delineare una vera prospettiva di alternativa. Da questo punto di vista incuriosisce la situazione di apparente afasia del Pd.

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POLITICA (politica interna)
23 novembre 2009

Vecchi alla ribalta

Eugenio Scalfari ha concluso il suo ultimo consueto editoriale domenicale evocando “i terzisti”, quelli cioè che non si schierano, ponendosi in un comodo soppalco dell’agorà politico o per dirla figurativamente mettendosi alla finestra. Qualche giorno prima, in un’interessante intervista a RedTV, il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha richiamato tutti ad evitare l’astensione, il non prendere ed essere parte nella ricerca del bene comune. Carlo Azelio Ciampi su la Repubblica di oggi avverte sui rischi della nostra democrazia. Tre grandi vecchi che continuano ad affrontare la luce della ribalta, insegnando e testimoniando il valore dell’impegno civile, che non conosce età. Esempi edificanti in mezzo a tanta volgare mediocrità.

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POLITICA (politica interna)
26 ottobre 2009

Il nuovo segretario del Pd

Per uno come me che ieri ha votato convintamente per DarioFranceschini in difesa del progetto del Pd, dopo la sconfitta s’impongonoalcune considerazioni.

La prima. Il Pd dopo appena due anni ha già cambiato tresegretari. Berlusconi, all’indomani della “chiamata” quasi unanime diFranceschini dopo le dimissioni di Veltroni, appena otto mesi e qualche giornofa, ebbe a dire di stare tranquilli che presto si sarebbe arrivati al “nono”leader della sinistra. Non si è sbagliato, avendo, per paradosso, il confortodi milioni di elettori dello stesso Pd.

La seconda considerazione mi porta a rilevare un qualcosa,che sta sullo sfondo di questa battaglia congressuale. Franceschini ha pagatofino all’ultimo il fio di essere stato, anche allora a furor di popolo, il vicedi Veltroni. Egli non poteva andare al di là dell’essere in questi pochi mesi “l’utile”traghettatore del partito, non essendo nel giudizio del Pd e a prescindere diciò che è riuscito a fare credibile per il futuro. A questo proposito trovo peresempio incomprensibile la scelta di alcuni come tanti ulivisti della prima ora(professore compreso), fatta salva la nobile eccezione di Arturo Parisi, nelsostenere Bersani e il suo ritorno all’ulivo. Verrebbe di dire, quale? L’ulivo-Unionedei partitini ricattatori? Scelta, quella degli ulivisti, che comunque risultacarica di un rancore. Mi ricordo le parole della Bindi nello spiegare perchéera opportuno andare con Bersani. Mi chiedo ancora come le tesi ulivistepossano strategicamente coniugarsi con la tattica contingente del nascente polocentrista.

Terza e ultima considerazione. Negli ultimi giorni di questacampagna, alcuni commentatori (dis)interessati hanno fatto notare dall’altodella loro scienza come le stesse primarie avessero avuto in ogni caso unlimite strutturale, in quanto avrebbero eletto il segretario del Pd e non ancheil candidato premier da contrapporre alla destra. Alla luce del risultato diieri mi pare che, invece, tali perplessità possano essere fugate. Penso infattiche sia giunto il momento che qualche “figlio di un dio minore” una volta pertutte metta la propria faccia e si sottoponga al giudizio degli elettori per laguida del governo di questo paese. Buon lavoro, segretario Bersani.

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POLITICA (politica interna)
12 ottobre 2009

Per non abbandonare il progetto Pd

Ecco perché votare Franceschini alle primarie del Pd.

 

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POLITICA (POLITICA)
28 settembre 2009

Corsa nei cieli e cento passi

Per potere incontrare il Pontefice in partenza per il suo viaggio apostolico a Praga, il Premier ha fatto  letteralmente una “corsa nei cieli” rientrando dal vertice G20 di Pittsburgh. Il tutto per  circa cento passi accanto al Papa, sufficienti a essere immortalati in ripetute immagini utili a evidenziare mediaticamente, come ha fatto il TG1, i buoni rapporti tra Governo italiano e Santa Sede. Indubbiamente l’evento non può non prestarsi a interpretazioni che mutano in base alla prospettiva che pongono. Dal punto di vista del Presidente del Consiglio viene premiata l’insistenza di queste ultime settimane per incontrare il Pontefice e dissipare così ogni ombra nei rapporti con Oltretevere per le vicende che direttamente o indirettamente lo hanno interessato. Dall’altra il si della Santa Sede, che è l’organo di governo della Chiesa universale. Un si per la verità piccolo, perché ricondotto ad una formale presenza  governativa prevista comunque dal protocollo in occasione di arrivi e partenze del Pontefice. Un si che però obbedisce alla logica che presiede ormai in modo definito il pensiero di questo pontificato, per cui, per dirla con Alberto Melloni,  Benedetto XVI "non vede persone ma prospettive", facendo "rientrare tutto nel suo schema fede-ragione" e quindi "non si blocca per convenienze o opportunità".

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POLITICA (politica interna)
19 settembre 2009

Quelli del "ni"

Capita spesso d'incontrarsi con gli indecisi, che non sanno o non vogliono scegliere. C'è chi è consapevole della propria sicurezza nell'insicurezza e chi ammanta di spiegazioni l'eterna indecisione. 
Mi pare che qualcosa di analogo stia accadendo nel Pd in questo percorso congressuale ormai giunto alla meta per quanto riguarda gli iscritti. Oltre ai rispettivi sostenitori dichiarati delle mozioni  Bersani, Franceschini e Marino (nell'ordine di scheda), ci sono infatti i cosiddetti non allineati. Tra questi anche esponenti di primo piano del partito. Sono coloro che appunto non trovano motivi sufficienti per dare il proprio sostegno alle ragioni complessive di ogni candidato alla segreteria. Durante la guerra fredda i "non allineati" erano i paesi che non accettavano di rientrare in uno dei due blocchi del tempo. Ma che significato ha una tale posizione in un partito in cui si dibatte per continuare a costruire una politica per il futuro del Paese? Sono curioso di vedere come andrà a finire per costoro. 

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POLITICA (politica interna)
22 luglio 2009

Centrosinistra

Il dibattito nel Pd si va riannodando sull'identità del partito e dunque sulla sua posizione nel panorama progressista di questo Paese. Le linee di Franceschini e Bersani in particolare su questo punto sono strategicamente differenti, passando per il "mitico" trattino tra centro e sinistra. Una disputa che  coglie il segno della essenzialità tra passato e futuro. Giorgio Tonini su  il Riformista esprime con dovizia le due posizioni in campo, spiegando i motivi di un sostegno a Franceschini per entrare nel futuro. Per governare guardando avanti, insieme a quelle componenti che si dimostreranno "politicamente e programmaticamente omogenee". Senza dover ricorrere a cappelli di centro che affranchino dalla condizione dell'essere figli di un dio minore. Per questo il centrosinistra non è la "sinistra ", tanto cara alla propaganda di questi anni del berlusconismo. Trovo singolare che ulivisti convinti oggi si preparino a fare anticamera da Casini.

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POLITICA (politica interna)
17 luglio 2009

No, grazie.

 Indietro non si torna. Penso sia questo il passaggio più vibrante di Dario Franceschini nel presentare, con tono fermo e deciso, le sue linee programmatiche per la candidatura a segretario del Pd. L'attuale leader ha messo a nudo il disegno di quanti nel partito e fuori, auspicando una riforma elettorale alla tedesca, vogliono tornare al proporzionale puro e semplice per riportarci ai governi balneari di un tempo, magari cominciando con un “Casini” per la circostanza. Ovvero, per dirla con Francesco Verderami, a farli e a disfarli nell'aula del Parlamento dei nominati. No grazie. Il bipolarismo fa parte del Dna del Pd, del suo progetto e va difeso pena il venir meno di quel progetto. Personalmente, nonostante dissenta spesso da lui sul piano politico, oggi mi ritrovo in sintonia con Giampaolo Pansa per quello che ha scritto su il Riformista di oggi a proposito di Di Pietro e di Grillo. 

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POLITICA (politica interna)
1 luglio 2009

Perché Dario

 Il cammino verso il congresso nel Pd è partito formalmente con la direzione del partito, svoltasi la settimana scorsa. A Torino si è tenuto già un incontro dei giovani detti “Piombini". Oggi pomeriggio Pierluigi Bersani ha presentato le sue “idee”. Seguiranno altri incontri con Veltroni, Rutelli e quindi ci sarà la presentazione del programma di Dario Franceschini. Insomma ci si confronta e ciò non può essere definito un limite per preparare un vero congresso, anzi. Sergio Chiamparino intanto, dovendo scegliere, ha privilegiato giustamente, secondo me, il suo impegno di Sindaco per i cittadini torinesi. Anche questo comportamento va segnalato per la novità oltre che per la coerenza del gesto. Ma se la stagione congressuale è di fatto partita, non è tempo di stare alla finestra o di attese “convincenti” per prendere una posizione. Io lo faccio ribadendo la mia adesione alla linea programmatica di Dario Franceschini. Sono dunque per la conferma dell’attuale segretario non per dissotterrare una distinzione tra ex o tanto meno di natura confessionale. Chi mi conosce sa che queste in politica sono categorie che non mi appartengono e per di più in un oggi che deve essere permeabile al futuro. Ho stima intellettuale e simpatia per Bersani, uomo colto e animato da una spiritualità, intesa come stile di vita, a me non estranea. Tuttavia in questo momento mi divide la sua visione prospettica del Pd, che sento tecnocratica e in questo giudizio mi sento incoraggiato, per esempio, dalla presenza accanto a lui di Enrico Letta. Non mi convince poi la sua pur legittima pulsione per uno sfondo socialdemocratico nonostante le stesse dichiarazioni odierne in merito. Mi conforta in tal senso il sostegno a lui sul territorio di ben identificati settori di apparato ex ds (dove l’ex è purtroppo ancora d’obbligo). Piero Fassino a la Repubblica di domenica scorsa ha detto tra l’altro: <<Nella candidatura di Bersani vedo il riserbo di un ripiegamento identitario…>>. Oggi Bersani ha inteso chiarire che un’identità però ci vuole. D’accordo, bisogna vedere però quale. E la risposta una volta per tutte dovrà venire dal congresso.  Con Fassino condivido il fatto che Franceschini possa rappresentare con i fatti il “ponte” tra le generazioni, essendo il più giovane dei vecchi e il più vecchio dei giovani. Ma non solo. Il Pd ha bisogno di un’anima che consenta di discernere obiettivi da raggiungere per il bene comune di questo paese. Bisogna affrancarsi dal circo sondaggistico-mediatico e questo Franceschini l’ha cominciato a fare, dicendo apertamente ciò che pensa senza tanti filtri, volti ad evitare di urtare l’ombelico della gente. Il fare politica deve tornare ad essere frutto di idee e di sintesi per realizzarle nella pluralità di contributi. Va da sé che tutto questo non s’improvvisa. Sono sufficienti due linee che si confrontino.

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POLITICA (POLITICA)
24 giugno 2009

Per non tornare indietro ed entrare nel futuro

Dario Franceschini si ricandida alla segreteria del Pd con il seguente video lanciato in rete, in cui denuncia la vecchia nomenklatura e "gli intrighi di palazzo".

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POLITICA (politica interna)
22 giugno 2009

Risultati e prospettive

Il referendum non è passato, facendo registrare un record negativo di partecipazione. Mi chiedo se a vergognarsi debbano essere coloro che sono andati a votare (personalmente 3 Si) oppure la stragrande maggioranza (tre su quattro) degli elettori, che ha preferito il simbolico mare al seggio, magari per poi lamentarsi della casta. Questa è l'Italia di oggi, in cui etica e democrazia sembrano due rette parallele.

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POLITICA (SOCIETA')
18 giugno 2009

Minorità civile

 Così  viene definita in un editoriale de IL FOGLIO attribuito al suo direttore la "incredibile condizione" in cui si è "ficcato" il Presidente del Consiglio.   Il continuum di rivelazioni "piccanti" non si riesce più a contenere se non con battute del tipo "utilizzatore finale".  La minorità purtroppo investe il paese che si dibatte per lo più tra chi rimane indifferente, chiuso nel suo privato, e chi si esalta di fronte a perfomance tanto decantate. La stupidità si fa strada come l'automobilista che a bordo del suo SUV ti arriva addosso lampeggiando, magari mentre ti permetti di sorpassare e hai il torto di occupargli la corsia. Che l'arroganza sia figlia della stupidità?

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POLITICA (politica interna)
15 giugno 2009

Andare avanti senza guardarsi indietro

  La fibrillazione precongressuale aumenta di ora in ora nel Pd. E' tempo di prendere posizione senza esitazioni. Ieri ho ascoltato D'Alema dalla Annunziata. Non mi ha convinto, anzi per me rappresenta il vecchio. Al di là delle sue dichiarazioni io credo che il trattino tra centro e sinistra egli lo voglia rimettere. Il che significherebbe azzeramento definitivo del nostro progetto democratico, che invece va difeso e portato avanti. Senza velleitarismi ma neppure senza complessi di inferiorità. Uniti e aperti ma con coerenza. In questa ottica mi sento garantito dall'impegno  di Dario Franceschini, di cui auspico la presentazione della candidatura a segretario. E penso di essere in buona nuova compagnia.

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POLITICA (politica interna)
12 giugno 2009

Un comun denominatore

Chi l'avrebbe detto che tra Bertinotti e Buttiglione ci fosse qualcosa in comune oltre all'iniziale del cognome. Ebbene basta leggere i rispettivi interventi del primo su l'ALTRO e del secondo su il Riformista per rendersene conto. Il già leader della sinistra radicale, dopo l'ennesimo insuccesso che fa seguito ad una regolare scissione, questa volta propugna un "tutti insieme" dai comunisti al Pd, passando per i radicali e gli alternativi. E' chiaro che un tale progetto presuppone, per usare un eufemismo, la scomposizione dell'esistente e in primo luogo dello stesso Pd. Il già esperto di scissione Buttiglione(ricordate il PPI?) praticamente sostiene la medesima cosa dall'altro versante, auspicando una rottura nel Pd, che porti l'ala filosocialista in un rassemblement di sinistra e i cattolici democratici in un nuovo centro politico ago della bilancia. Della serie che da da dove lo guardi il Pd prima scompare è meglio è. Per fugare questi vagiti politici i democratici devono tener fede al proprio progetto che mantiene intatta  la propria valenza ideologica. E anche per questo, per dire no a B&B, bisogna andare e votare SI al referendum.


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POLITICA (politica interna)
11 giugno 2009

Punto e a capo nella stessa pagina

Senza voler essere vittimista, ma mi chiedo da tempo e ancora di più in questi giorni, dopo la tornata elettorale della settimana scorsa, perché ci sia un accanimento mediatico verso il Pd a cui non si perdona nulla. Il paradosso è dato comunque dal fatto che i maggiori detrattori, più o meno dissimulati, spesso si trovano non solo tra i naturali avversari ma nei dintorni della casa democratica.  Detto questo,  io, in quanto democratico,   rimango dell'idea (ad averne di questi tempi acritici) che bisogna andare avanti non inseguendo i progetti altrui,  ma cercando tenacemente di realizzare il proprio. Ci deve essere di esempio in questo l'intelligenza politica nella fedeltà ad un cammino di leader come Berlinguer e, sebbene in condizioni politiche diverse, come Moro per citare due grandi protagonisti del passato recente. Certamente cercando di includere  le diverse sensibilità che s'incontrano, ma senza ammucchiate indistinte e all'interno di un ethos politico condiviso. Sarebbe poi secondo me opportuno rivolgere la propria attenzione al "partito di maggioranza relativa" di questo paese, costituito dai circa 17 milioni di astenuti, senza dimenticare quanti per protesta attiva hanno reso nullo il proprio voto. Ecco si tratta per fronteggiare questo fenomeno, per la verità tanto diffuso a livello europeo,  di rimettere passione nel fare politica, rendendosi credibili per le proposte che si fanno nel rispetto di un quadro di riferimento volto al bene comune.  

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POLITICA (politica interna)
8 giugno 2009

Esiste e resiste

Contro i profeti di sventura, di professione commentatori, che avevano previsto per oggi il funerale del Pd, le urne per le europee hanno dato il responso ufficiale che vede il partito dei democratici al 26,13 %. Non è la percentuale  dello scorso anno delle politiche, ma neppure il 22% cui veniva accreditato fin qui il partito del segretario Franceschini con conseguente dissoluzione del relativo progetto politico. Indubbiamente i 105 giorni di campagna elettorale sotto la guida del Dario nazionale hanno ricompattato il partito. Il Pd dunque esiste e resiste. Se ne dovranno fare una ragione i naturali avversari di sempre e soprattutto i detrattori interessati al centro come a sinistra. In Europa il Pd diventa un riferimento nel panorama progressista in mezzo al tracollo dei socialisti. Insomma tanti motivi per continuare il lavoro ambizioso di mettere insieme i riformismi di questo paese. Hanno da riflettere quanti si ostinano a coltivare piccoli orticelli irrilevanti e ininfluenti ad apportare contributi per un' alternativa di governo alla destra. E per questo mi confermo nel votare SI al prossimo referendum.

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POLITICA (POLITICA)
19 maggio 2009

Ideologismi

Dopo aver gettato l'acqua sporca col bambino, c'è bisogno di ideologia, come insieme di principi basilari di un raggruppamento partitico per cui impegnarsi.  Il che non significa avere nostalgia di ideologismi volti a risolvere i problemi in chiave ideologica. C'è differenza sostanziale e la storia del novecento ce lo insegna. Meno che mai c'è bisogno di ideologismi costruiti intorno al versante clericale e a quello laicista. Così come non si può agitare la religione (senza fede) come una clava nella contesa politica.  

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POLITICA (SOCIETA')
16 maggio 2009

Ipocrisia

C’è chi denuncia <<invidia e odio>> alla base di una campagna denigratoria condotta da certa stampa. In compenso si rappresenta una “verità”, che lascia aperti diversi punti interrogativi ma che gode del conforto di sempre più cortigiani che fanno opinione. Il tutto in ossequio ad una sana e religiosa ipocrisia. La capacità del potere è tale che la non realtà diventa cosa vera. Ipocrisia politica per convenienza. Come accade verso la società multietnica, presente ma negata.
Superato l’impatto elettorale e venuta meno la necessità di un ipocrito silenzio, si riparlerà di unioni di fatto e della loro regolamentazione. Dai Dico ai Didore, acronimo che sta per “DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi “ contenuti nella proposta di legge non di qualche sinistro parlamentare ma di due ministri: il laico Brunetta e il cattolico Rotondi. Va precisato che senza ipocrisia i due ministri operano senza coinvolgere il governo. Va aggiunto che detta proposta è stata sottoscritta pure da 60 parlamentari del Pdl. Naturalmente anche in questo caso e senza ipocrisia senza coinvolgere quel partito. Chissà se qualcuno con imbarazzo dovrà promuovere un altro Family day. Ipocrisia che prima che politica è però sociale, alimentata da comportamenti individuali all’insegna del “si può fare” , avendo perso ogni personale riferimento etico. Si vive un tempo in cui si confonde ciò che è impressionante con ciò che è importante. E comunque questo è il tempo che ci è dato da vivere e con esso bisogna misurarsi senza dimissioni dalle proprie responsabilità. In particolare ricordo a me che << Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto>> (At 10, 34-35).

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