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Il blog di Giuseppe Carpita


CHIESA CATTOLICA




CHIESA CATTOLICA (CULTURA)
30 giugno 2010

Il "Cortile dei Gentili"

 Benedetto XVI,  nel consueto discorso per la presentazione degli auguri natalizi alla Curia Romana, tenuto nella Sala Clementina il 21 dicembre scorso, ha anticipato quello che oggi è una realtà nel segno del suo pontificato teso prioritariamente affinché "l'uomo  non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza". Il Papa ha aggiunto:<<Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. haperché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56, 7; Mc 11, 17). Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio>>. Proprio in questi giorni in cui la magistratura italiana indaga sugli affari riguardanti anche la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, le parole del Papa dette sei mesi fa diventano profetiche. Ma, alle parole sono seguiti i fatti, perché il pontificio Consiglio della cultura, di cui è presidente l'arcivescovo mons. Gianfranco Ravasi, ha dato il via a un'istituzione, denominata appunto "Cortile dei Gentili", per aprire un dialogo serio e rispettoso tra credenti e agnostici o atei. Mons. Ravasi, come ricorda Sandro Magister, lo ha annunciato con un articolo su "L'Osservatore Romano" del 2 giugno scorso, anticipando che  l'evento inaugurale del "Cortile dei Gentili" tra atei e credenti avverrà a Parigi nel marzo del 2011. E l'impegno  parte dall'interno della Chiesa. Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo Rino Fisichella presidente del pontificio Consiglio per la promozione e la nuova evangelizzazione dell'Occidente.  Un organismo dedicato cioè  alla missione nel primo e nel secondo mondo, ove l’annuncio del Vangelo avvenuto da secoli fa registrare una scarsa incisività nella vita delle persone. 



 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
20 giugno 2010

"Alle sorgenti della salvezza"

 

"In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità" (Zc 13,1).

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
22 maggio 2010

La "Tenda del Risorto"

La Chiesa che è in Assisi-Nocera U.-Gualdo T., sotto la guida paterna del vescovo diocesano, mons. Domenico Sorrentino, sta vivendo un'esperienza di forte ed intenso moto ecclesiale: la “Tenda del Risorto”. Ubicata a S. Maria degli Angeli, meglio nota al mondo per la basilica della Porziuncola, in un'area attigua al Teatro Lyrick, la “Tenda” è una struttura realmente precaria, allestita per l'occasione e che rimarrà fino a domenica di Pentecoste, giorno di chiusura dell'evento. Da sabato scorso, da quando cioè si è aperta, essa ospita l'Eucaristia esposta all'adorazione continua per tutte le 24 ore del giorno. Ed è così che è divenuta meta nell'arco della giornata e della notte di decine e decine di fedeli provenienti da tutta la diocesi . Un'esperienza, che, evocando il simbolo biblico del Dio dell'Esodo, da questo punto di vista rimane coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo. Personalmente ho avvertito come se l'uomo d'oggi, qui da noi, dove peraltro le chiese non mancano (ad Assisi in particolare vi sono due delle basiliche patriarcali della Chiesa latina), abbia bisogno di precarietà per ritrovarsi nella fede con il Cristo.

Va detto però che il tutto non è nato casualmente, ma è frutto di un percorso di Chiesa deciso e avviato dal Vescovo Domenico. Cammino anticipato da lui, appena giunto in diocesi nel 2005 con la Lettera pastorale “Francesco, va’, ripara la mia casa” e messo in atto con il piano pastorale diocesano che si sta svolgendo dal maggio 2006, secondo le tappe della “conversione”, della “comunione” e della missione”. Adesso si è nel secondo Anno della Missione, che viene dopo quello di “risveglio” e che riguarda l'annuncio” strada-casa. Annuncio, che naturalmente ha come oggetto il Kerigma: Gesù di Nazareth, “vero Dio e vero uomo, morto e risorto per noi, unico Salvatore e unica Speranza dell’umanità”. La missione ha visto una prima fase in Avvento, una seconda in Quaresima e una terza nel presente Tempo Pasquale. In questo contesto, perciò, va collocata e letta l'esperienza della “Tenda del Risorto, un evento fuori dagli schemi ordinari,per sollecitare un’attenzione più larga all’annuncio”. Mons. Sorrentino spiega nella presentazione del progetto pastorale: “Con tale espressione vogliamo simbolicamente evocare l’appuntamento che il Risorto dà ai suoi, prima dell’Ascensione: «Poi li condusse fuori, verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si separò da loro e veniva portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, se ne tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24,50-53)”. Ma la “Tenda del Risorto” ha avuto momenti non solo di preghiera ma anche di approfondimento su diverse tematiche: dalla salvaguardia del creato alla musica, dal mistero della sofferenza al mondo dell'arte, dal rapporto Vangelo-strutture sociali alla “novità di vita che viene dal Signore” con i ragazzi protagonisti, per concludere con il mondo della famiglia. E, infine, occasioni d'incontro in spazi riservati ad associazioni e realtà diocesane.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
19 aprile 2010

"Da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore"

Comincia oggi il sesto anno di pontificato di Benedetto XVI, essendo stato eletto Vescovo della Chiesa di Roma il 16 aprile 2005. Cinque anni di servizio alla Chiesa universale “da semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” come egli stesso si definì presentandosi al mondo. Anni, perciò, carichi di impegno volto verso una precisa priorità così enucleata dallo stesso Papa nella Lettera ai Vescovi del marzo 2009: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio” . Benedetto XVI ha fissato nella storia questo suo compito riprendendo i contenuti della fede nell'oggi attraverso le tre encicliche sulla fede, sulla speranza e la carità. E nel fare questo papa Ratzinger è risalito per esempio attraverso la settimanale catechesi del mercoledì all'impegno apostolico di san Paolo, cui è stato dedicato tutto un anno di celebrazioni, e alla lettura esegetica dei Padri della Chiesa insieme alla trattazione di alcune grandi figure della vita ecclesiale fin dalle sue origini. E soprattutto questo Papa continua a costellare il proprio ministero di interventi che evidenziano il nesso indissolubile tra fede e ragione, tra verità e libertà in un tempo in cui tutto è messo in discussione e la verità non supera spesso il confine del teleschermo. Ma a questo Pontefice è toccato anche di alzare il tappeto per togliere quella che lui definì, profeticamente e ancor prima di assurgere al soglio di Pietro, la “sporcizia” nella Chiesa. Ecco quello che disse nel 2005 il card. Ratzinger nella meditazione alla IX stazione della via Crucis al Colosseo: “ Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”. Si può affermare che fatti alla mano Benedetto XVI più di ogni altro non si è tirato indietro di fronte al problema degli abusi sessuali su minori da parte di preti. Dai provvedimenti a carico del fondatore dei legionari di Cristo, alla lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda del mese scorso, che non ha precedenti e alle ultime direttive in materia così riepilogate dal cardinale Bertone. Il segretario di Stato in un'intervista alla Radio Vaticana e all'Osservatore Romano rilasciata al ritorno dal suo viaggio in Cile e alla vigilia della partenza con Benedetto XVI per il viaggio a Malta ha precisato: “Il Papa ci ha dato una linea molto chiara", che è innanzitutto quella della "purificazione e della penitenza, per assumere con decisione la propria missione secondo il progetto di Dio". Mea culpa dunque per quanto accaduto sia a danno delle vittime dei pedofili preti sia per i comportamenti di copertura da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire e non l'ha fatto “per una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali” . All'omelia pronunciata il 15 aprile nella Cappella Paolina in Vaticano, per i membri della pontificia commissione biblica, Benedetto XVI si è riferito alla “sottile aggressione contro la Chiesa”, aggiungendo “sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia, è rinnovamento, è opera della misericordia divina”. E comunque il Papa non da ora deve far fronte ad attacchi, ma lui continua a guardare all'uomo col suo sguardo penetrante che abbraccia mente e cuore. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
12 aprile 2010

L'apostolato dei “vasi di creta”

San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi ai capp. 2-4 traccia un profilo anzi fa una “digressione” sul ministero apostolico. Quanto l'apostolo delle genti scrive alla comunità di Corinto è perciò utile, oltre che necessario, avere davanti quando si discetta sulla Chiesa e i suoi ministri. Un ministero quello sacro che fa tremare le vene ai polsi. “Parlare in Cristo” e non semplicemente di Cristo, portare il “profumo della sua conoscenza” induce Paolo a chiedersi retoricamente : << E chi è mai all'altezza di questi compiti?>>. Un compito-ministero svolto, quindi, non per particolare capacità umana ma, partendo dalla propria fragilità, grazie alla potenza di Dio: <<4Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita>>. Ecco perciò che nella Chiesa e per i suoi ministri, di fronte alle difficoltà, deve valere questa consapevolezza: << 1 Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio>>. Da qui la portata del ministero apostolico che in Cristo non conosce oppressione e sconfitta: <<5Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. 6E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. 7Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. 8In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo>>.


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CHIESA CATTOLICA (CULTURA)
6 aprile 2010

Pasqua nella polis

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In questa settimana, detta ottava di Pasqua, nella Chiesa cattolica ogni giorno si celebra come solennità del Signore in cui si intrecciano i temi della risurrezione e del battesimo. Un tempo quello che segue fino alla Pentecoste che vuole essere un'occasione per approfondire lo stesso evento pasquale in relazione alla Chiesa, nata dalla “Pasqua che confessa e vive la sua comunione con il Risorto mediante lo Spirito”. La Chiesa fatta da ogni battezzato che nella comunità offre a tutti un periodo di ripensamento e di consapevole adesione al dono pasquale della vita in Cristo. Questa è la Chiesa. Questa è Chiesa. Al cristiano il compito di testimoniare questa sua fede. Ho ritrovato un ritaglio del giornale Avvenire del 12 giugno 2003 con un articolo di Enzo Bianchi, priore di Bose, dal titolo “La nuova barbarie dell'occidente”. Bianchi concludeva quel pezzo, tanto attuale, proprio richiamando il ruolo dei cristiani nella società odierna caratterizzata da <<mancanza di pudore, volgarità nel confronto pubblico, offesa del diverso, culto della forza>>. Una situazione in cui i cristiani devono fungere <<da “sentinelle”- secondo l’espressione biblica felicemente ripresa da Giovanni Paolo II— che sanno vegliare, misurare la notte; annunciare l’alba senza pretese né arroganza, ma solo fidandosi della profezia che nasce là dove la parola di Dio è ascoltata, vissuta e, di conseguenza, offerta agli altri uomini che vi possono accedere guardando i cristiani>>. Bianchi ha richiamato Mounier per il quale «i cristiani non sono chiamati a creare una civiltà cristiana, una politica cristiana, un sistema educativo cristiano»; ma devono << inoculare diastasi profetiche nelle società cui appartengono, devono cioè saper saper dire la “buona notizia” lavorando a servizio dell'umanità>>. Fare ciò significa qui ed ora progettare nella polis un futuro con tutti privilegiando la solidarietà con gli ultimi in una “società laica, multietnica e religiosamente variegata”. Ecco la Pasqua annunciata e vissuta.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 marzo 2010

"Pensare e pregare"

Come giustamente rileva Sandro Magister,  pochi l'hanno notato. Oltretutto nella temperie che la Chiesa si trova a fronteggiare in questi giorni con le prime pagine dedicate per lo più allo scandalo pedofilia. Benedetto XVI va avanti nello stile del suo pontificato “con una audace lezione di teologia della storia”  rivolta ai pellegrini dell'udienza generale di mercoledì 10 marzo. Il discorso del Papa si è incentrato su uno dei primi successori di san Francesco e dottore della Chiesa: san Bonaventura da Bagnoregio. Si potrebbe dire che è stata una lezione sul governo della Chiesa da parte del Papa teologo. Egli ha richiamato la corrente di frati minori detta dei “francescani spirituali“, alla base della quale vi erano gli scritti di Gioacchino da Fiore, abate cistercense, che si rese protagonista di una concezione secondo la quale “Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni”. Una visione che auspicava dunque una sorta di rinnovamento in cui la Chiesa gerarchica lasciasse il passo alla nuova Chiesa dello spirito. San Bonaventura, divenuto nel 1257 ministro generale dell’ordine francescano, si trovò di fronte ad una grave tensione all’interno del suo stesso ordine a causa appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei “francescani spirituali”. Egli dopo attento studio intuì come tale posizione fosse fonte di anarchia. Da qui la conclusione che la Chiesa per essere governata ha bisogno di strutture gerarchiche fondate teologicamente. Era così al tempo di Bonaventura ed è così oggi. Quanta affinità, infatti, tra quei tempi e il presente in cui s'invoca “un rinnovamento”. San Bonaventura chiarisce che questo non significa che “la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono”. Il Papa fa suo quindi il principio di san Bonaventura per il quale “ governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare”. Un principio che diventa una stella polare per il governo della Chiesa universale: “governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo".

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
24 gennaio 2010

La comunità celebra il Signore

Donatomi dal suo autore, sacerdote cui mi lega una fraterna amicizia ormai qurantennale,ho sfogliato un sussidio pastorale dal titolo più che mai significativo: Andare a messa. Perché?(Vittorio Peri,Tau editrice). E’ un manuale che in sole 22 pagine condensa con chiaro stile l’ABC della teologia eucaristica, come spiega lo stesso don Vittorio nella sua presentazione. Il testo si articola in titoli che trattano in successione “le origini”, “il soggetto della celebrazione”, la “liturgia della Parola”, la “liturgia eucaristica” e si chiude con alcune considerazioni conclusive.  Interessanti sono poi all’interno dei suddetti titoli alcune opportune schede che riguardano da vicino “la domenica”, “la messa”, le “letture bibliche”, la “omelia”, “l’ambone”, “l’altare”.

Ma ad onor del  vero non è mio intento tentare adesso una recensione dell’ennesima fatica divulgativa di mons. Peri, quanto riprendere due aspetti di essa, che trovano eco immediato proprio in questa domenica 3^ del Tempo Ordinario C.

Il primo riguarda“l’insieme”  della Chiesa che, perché tale, è comunità e non “tanti ‘io’ l’uno accanto all’altro. In questo senso a celebrare la messa è dunque la comunità intera, <<per opera di Cristo sacerdote e, insieme del suo corpo spirituale che è la Chiesa. L’assemblea non è infatti la somma di coloro che la compongono, ma è il corpo di Cristo>>. Quel corpo di Cristo di cui parla oggi san Paolo nella prima lettera ai Corinzi (12, 12-31). A questo proposito, mi pare illuminante questa Parola per quando ci attardiamo in disquisizioni di ordine sociologico sulla Chiesa e sugli uomini che la servono (Papa, vescovi, preti, consacrati, laici),cercando e volendo trovare in primo e ultimo luogo una sorta di assoluta coerenza. L’Apostolo ci risveglia chiedendo << Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?>> (1Cor 12, 29-30). Don Peri ricorda che nella Chiesa ,facendo ciascuno la propria parte, il tutto deriva <<non dal molto di pochi, ma dal poco di molti>>.

Il secondo aspetto è dato dalla chiusa del brano evangelico tratto da Luca 4, 21: << «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». L’insegnamento di Gesù supera il tempo e il luogo in cui venne pronunciato, perché vale qui ed ora ad ogni celebrazione eucaristica. <<Quell’oggi>> -scrive don Vittorio-<<pronunciato da Gesù nella Sinagoga di Nazareth…diventa nella messa l’oggi di tutta la comunità cristiana>>. Da ciò la compromissione del credente-praticante, per cui la messa, per non ridursi a mero atto rituale e devozionistico di stampo consolatorio, occorre che “inizi nel momento in cui finisce”, vivendola nella vita con la testimonianza della fede, della speranza e della carità. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
5 gennaio 2010

Accoglienza e umanità

 Papa Benedetto XVI sarà invisita a Malta il 17 e 18 aprile 2010 in occasione del 1950° anniversario del naufragio di SanPaolo sull'isola durante il viaggio che lo stava conducendo a Roma nel 60 d.C.Di tale evento ne parlano gli Atti degliApostoli ai capp.27-28 ed è bello qui ricordare soprattutto l’accoglienza deimaltesi all’apostolo e ai suoi compagni di disavventura, come citata dal testo:<<Gli abitanti ci trattarono con rara umanità>> (At 28, 2). Ecco unsimile episodio collocato nel Mediterraneo non può non evocare un tema delnostro tempo, ossia quello dei flussi di barconi di migranti diretti in Italia.E dovremmo riflettere sulla “rara umanità” di quei maltesi. Benedetto XVI,tornando sulle orme di san Paolo, profeticamente con la sua azione pastorale ce lo suggerisce. Sta a ciascuno di noi non dimenticarlo. 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 novembre 2009

Inclusione tra ricordo e speranza

Benedetto XVI in un suo scritto ha ripreso l’importanza dell’Avvento cristiano che <<significa proprio intreccio di ricordo e di speranza >> e  il cui compito è <<quello di donarsi reciprocamente ricordi di bene, aprendo così le porte della speranza>> (Cercate le cose di lassù, Paoline). In simile contesto perciò non ci può essere posto per nessuna iniziativa ad excludendum di carattere etnico magari in nome del "bianco" Natale. Del resto la novità assoluta della fede cristiana e della salvezza che Cristo ha portato all’umanità intera è “gridata” dall’apostolo Paolo: <<Non c’è giudeo, né greco; non c’è schiavo o libero; non c’è più uomo o donna, poiché siete uno in Cristo Gesù>> (Gal 3, 28). Purtroppo le differenze e con esse le divisioni evocate dall’apostolo esistono ancora oggi e sempre per motivi religiosi, culturali e sociali. Lo stesso Papa Ratzinger nell’ultima enciclica “Caritas in veritate” al n. 7 insegna che <<Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune” cioè non “un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pólis>>.
In ciò va dunque individuata la vocazione di ogni credente in Cristo Gesù, chiamato a partecipare all’edificazione della città di Dio. E per fare questo sappiamo che occorre ascoltare la Parola, ma non basta. E' necessario  metterla in pratica. Ci vuole coerenza per dare credibilità e forza di cambiamento a quanto, come cristiani, predichiamo e testimoniamo. E così si dà risposta a quanti rilevano <<la benevola tolleranza nella pratica quotidiana sull´uso della appartenenza religiosa a scopi di esclusione>>.

 

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
25 ottobre 2009

L'esempio

 Stamani sulla piazza del Duomo di Milano si è svolta, sotto la presidenza del card. Tettamanzi, la liturgia di beatificazione di don Carlo Gnocchi , sacerdote ambrosiano morto nel 1956 e ricordato come il <<papà dei mutilatini>>.Collegatosi da San Pietro Benedetto XVI, dopo la preghiera dell'Angelus ha detto che don Gnocchi si prodigò per "restaurare la persona umana". Ricca, intensa e pregnante la vita di questo prete, il cui processo sulle virtù e fama di santità fu istituito dal card. Martini, predessore di Tettamanzi nella guida della diocesi milanese. Proprio Martini nel trattare l'evento odierno ha richiamato su la Repubblica di oggi don Gnocchi, che col suo entusiasmo, fu un esempio che riusciva a toccare il cuore di molti, aiutando a lottare <<per l'amore puro che cerca la gioia dell'altro e per la dignità di ogni essere umano>>. Lotta che diventa testimonianza, <<dove c'è più bisogno di speranza>>. Nella domenica in cui la Parola annuncia la guarigione del cieco Bartimeo, un messaggio quanto mai attuale per questa società intrisa di cecità interiore, priva di ogni riferimento di senso dove “nel privato” ma non solo tutto è lecito, se possibile. Impegno che vale per il cristiano, chiamato a vivere lo straordinario nella ordinarietà del quotidiano. Impegno che vale per tutti e in modo particolare per i giovani, che don Gnocchi diceva, con le parole di Paul Claudel, <<di essere fatti per l'eroismo e non per il piacere>>.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
6 settembre 2009

Ritorno al futuro

L’aveva detto Benedetto XVI nel suo discorso di Cagliari che servono politici cattolici “preparati e coerenti”. La Chiesa italiana attraverso la CEI, dopo anni di protagonismo mediatico che di fatto ha messo in ombra il laicato, sembra ripartire consapevolmente da quella indifferibile necessità indicata dal Pontefice. Si può evincere questo dalle parole del segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata, nell’intervento fatto al convegno nazionale dei presidenti e degli assistenti di Azione Cattolica nella storica Domus Mariae di Roma. Un segno del tempo questo. Un ripartire dall’Azione cattolica, l’associazione ecclesiale voluta e promossa dagli stessi vescovi e dalle cui fila provenne buona parte della classe dirigente artefice della rinascita italiana nella prima Repubblica. Altrettanto significativo appare il tema di confronto di questi giorni incentrato su parrocchia e territorio, ossia su come il “cattolicesimo” deve svolgere il proprio servizio alla Chiesa e al Paese. Secondo mons. Crociata c'è bisogno di ''una Chiesa fatta di credenti che resistono, ma che pensano e operano come se portassero tutti il peso della fede di tutti, oltre gli stessi confini battesimali, ma capaci innanzitutto di tenere insieme uniti in qualche modo, tutti coloro che del patrimonio cattolico conservano ancora qualcosa''. Appunto una Chiesa di popolo che è comunità, che non ha bisogno di “solisti o eroi solitari”, ma di personalità “spiritualmente forti e culturalmente solide”. Quello che un tempo assicurava l’Azione Cattolica col suo impegno nella formazione civile delle coscienze. Andiamo verso una Chiesa profetica e propositiva senza la sindrome dell’assedio.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
29 giugno 2009

Uguaglianza

Nella seconda lettera di San Paolo ai Corinzi vi è un piccolo trattato sull’elemosina cristiana. I capp. 8-9 sono appunto dedicati alla colletta per la Chiesa di Gerusalemme che si trovava in difficoltà. L’apostolo precisa <<Qui non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza e vi sia uguaglianza>> (2 Cor 8,13-14).
Per chi è cristiano l’impegno di donare ai poveri diventa essenziale e ineludibile proprio per questa ottica di reciprocità morale prima che materiale. Impegno che investe la radicalità di una scelta di condivisione e che va, dunque, oltre il semplice gesto per non ridurlo ad un pannicello caldo sulla propria coscienza. <<Gesù Cristo da ricco che era si è fatto povero per noi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà>> (2 Cor. 8,9).
Si tratta allora di allenare il cuore in modo da avere la capacità di gettare lo sguardo sul bisogno dell’altro. Con la preoccupazione di comportarsi bene non solo davanti al Signore ma anche davanti agli uomini (cfr. 2Cor 8, 21). Quanta profezia per i nostri giorni, che belli non sono.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
1 giugno 2009

Inquinamento atmosferico e spirituale

 Ieri il papa nell’omelia per la solennità di Pentecoste ha messo a nudo il degrado morale in cui la nostra società si dibatte, usando come suo solito un’immagine pregnante: << Quello che l’aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale>>. Benedetto XVI però non si è limitato alla semplice analisi, ma è andato alla radice del problema avvertendo: << Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità –, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società - ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna - a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà>>. Il papa ha ammonito, quindi, sul reale pericolo che si corre quando non si fa spazio nel cuore allo spirito: <<Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà. La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore!>>. Personalmente ho trovato significativo questo richiamo del pontefice, avendo avvertito spesso in omelie di sacerdoti una carenza sull’incidenza negativa dell’immagine (a partire da quella televisiva) nella formazione delle coscienze.

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CHIESA CATTOLICA (CULTURA)
24 aprile 2009

I lupi e il mistero della luna

 Negli ultimi mesi si potrebbe dire che per Benedetto XVI, entrato nel quinto anno di pontificato il 19 scorso, siano stati “tempi di lupi”. Ormai il Papa è fatto oggetto di critiche ostili dai media di tutto il mondo e, cosa inusuale almeno per l'epoca recente, anche da parte di rappresentanti ufficiali di governi. Del resto lo stesso Pontefice nell’omelia della messa inaugurale del suo ministero petrino aveva detto <<pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi>>. Proprio domenica scorsa lo ha ricordato L'OSSERVATORE ROMANO con un editoriale del suo direttore, che ha evocato l’immagine della Chiesa, con le sue vicende, simile alla <<fasi alterne della luna, che continuamente cresce e decresce, e il cui splendore dipende dalla luce del sole, cioè da Cristo>>. Una Chiesa sì spesso perseguitata, ma anche “oscurata” per <<Quanta sporcizia c’è >> tra i fedeli, come ebbe a dire il card. Ratzinger nella meditazione preparata per la Via Crucis del 2005. Ma come la luna, appunto, la Chiesa torna immancabilmente a crescere. E il Papa continua profeticamente nell’indicare col suo Magistero la priorità delle priorità ossia <<di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine (cfr. Giovanni 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più.>>. Si, questo Papa non ha paura dei lupi nella notte rischiarata dalla Luce.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
13 marzo 2009

Umiltà da Padre della Chiesa

Per dirla con le parole del direttore della Sala Stampa vaticana, la lettera  del Papa ai Vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi lefebvriani ha dell’inconsueto. Una lettera scritta di “pugno” da Benedetto XVI per “aiutare a comprendere le intenzioni che in questo passo hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede. Spero di contribuire in questo modo alla pace nella Chiesa”. Un atto “chiarificatore” quello papale che va per i contenuti e i toni che esprime al di là del caso concreto di cui si occupa. Vito Mancuso, che pure negli ultimi tempi ha assunto posizioni teologiche di avanguardia, l’ha definito una “mini enciclica”. Con la chiarezza teologica che lo contraddistingue Benedetto XVI traccia un’analisi del ruolo profetico che attende la Chiesa oggi e cioè “la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più. Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore di Pietro in questo tempo”. Nell’affermare ciò il Papa non si esime di guardare ad intra e citando S. Paolo (Gal 5, 13 – 15) ha evocato il "mordere e divorare" che esiste oggi come al tempo dei Galati nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata, per cui bisogna ancora e sempre “imparare la priorità suprema: l’amore”. Una nota che marca l’umiltà di questo Papa la dà il riferimento proprio a internet a proposito della “disavventura per me imprevedibile” per il Vescovo negazionista Williamson. Il Papa scrive: “Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie”. Una testimonianza di umanità  “da Padre della Chiesa” da parte del Pontefice.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
1 marzo 2009

"L'imminenza dell'eterno"

  

"credete nel Vangelo". Mi chiedo cosa significhi in concreto e nella verità questo invito che ci viene rinnovato in questo Tempo. Qualche settimana fa un amico, battezzato non credente, mi ha "impegnato" in una piacevole conversazione notturna sulla fede del cristiano, cattolico in particolare. Abbiamo parlato, infatti, tanto di Chiesa. Le sue domande apparentemente provocatorie, rivolte volutamente a me cattolico praticante, m'incalzavano e allo stesso tempo m'interrogavano. Ho cercato di dare qualche risposta, anzi spiegazioni del mio modo di essere. Per questo ho parlato col cuore. Non dovevo convincerlo.
Ho letto di recente l'ultimo libro del card. Martini "Il coraggio della passione. L'uomo contemporaneo e il dilemma della scelta" (Piemme ed.), in cui c'è proprio un capitolo dedicato al "credere in Gesù". Martini si serve della figura di Pietro per spiegare quale novità apporta nella vita  l'incontro con Gesù. Pietro era uno molto simile nel quotidiano a tanti di noi “credenti e praticanti”, impegnato a professare la fede nel Dio dei suoi avi, onorato a sua volta nelle numerose feste dell'intero anno celebrate con grande solennità. Ebbene Pietro, nonostante quel bagaglio, sente il bisogno di convertirsi, cioè di non sfuggire allo sguardo e alla chiamata a cambiar vita. Si converte abbandonandosi nella fede. Una fede che c'è, ma che si rinnova con Gesù perché ti fa sentire Dio vicino, che ti tocca, che ti ama. Ecco l'incontro “vero” con Cristo che mi consente l'abbandono senza “toccare io” perché è Lui che mi tocca; senza bisogno di vedere io, perché è Lui che mi vede. Entrare in questa dimensione comporta poi un rapporto diverso col tempo prima ancora che un senso di gioia per le prove cui va soggetta questa fede. Il card. Martini mette il tempo in relazione all'eternità, ricordando che <<il cristiano vive questa eternità e in rapporto a essa giudica, valuta, gioisce>>.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
25 febbraio 2009

E' tempo di concretezza

Con la Liturgia delle Ceneri siamo entrati in Quaresima. Questa sera il TG1 ha mandato in onda un servizio sull’ignoranza che c’è tra la gente circa il significato di questo Tempo liturgico. Eppure almeno i 2/3 degli italiani risultano battezzati. Un altro segnale che conferma lo svuotamento delle coscienze e … delle menti. Sarebbe interessante analizzare le cause di un tale fenomeno e discuterne. San Gregorio Nazianzeno scrisse: <<Cristo nel battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per potere con lui salire alla gloria>>. Con la Quaresima si apre un cammino che si può compiere nell’arco di quaranta giorni solo con una vera conversione dell’animo. <<Convertitevi e credete al Vangelo>> dice il celebrante mentre cosparge di ceneri il capo. Ma credere al Vangelo vuol dire andare oltre i gesti rituali e impegnarsi a seguire gli esempi di Gesù, mettendo in pratica il suo insegnamento nella quotidianità. E sta qui il problema come sappiamo. Comunque abbiamo un'altra occasione che il Padre ci offre. Non sprechiamola.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
22 febbraio 2009

Quelle quattro persone

Gesù, vedendo la loro fede…”. Quanta è bella questa immagine evangelica che attraverso “i quattro” ci dà la cifra dell’essere veramente comunità cristiana, chiamata a farsi carico delle povertà dei propri fratelli per portarli davanti a Gesù. Ecco il modello paradigmatico di Chiesa, che non si limita a proclamare verità astratte sopra il dolo­re delle persone, ma sol­leva quest’ultime “sopportando” il peso della loro speranza. Ecco il senso e il ruolo della comunità. Per salvarsi la sola buona volontà individuale non è sufficiente. Occorre avere persone accanto che, incoraggiandoci, ci aiutano nel faticoso cammino soprattutto di fronte alla tentazione diabolica del cupio dissolvi per i nostri fallimenti.

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CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
15 febbraio 2009

“Mosso a compassione… ”

Nell’episodio della guarigione del lebbroso (Mc 1, 40-45), Gesù prima di ogni cosa mette in luce la sua capacità di empatia, anzi il suo desiderio di “toccare” le situazioni ed entrare così in relazione profonda con l’uomo al quale in definitiva va incontro. Un tale coinvolgimento viscerale m’interroga perché io spesso visceralmente sono portato invece ad evitare l’incontro con chi mi potrebbe chiedere qualcosa. Ma trovo tale atteggiamento del compatire nel senso etimologico del termine distante anche da chi censura, da chi si spende nella difesa ideologica del principio in cui crede. Di chi corre dietro alla propria fede, lasciando indietro la speranza e la carità.

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