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Il blog di Giuseppe Carpita


FAMIGLIA




FAMIGLIA (vita familiare)
13 giugno 2008

Il palloncino

La mia esperienza professionale nel campo della patologia coniugale mi porta a riproporre un'immagine da me elaborata che illustra una coppia. C'è un uomo che tiene  in mano un filo a cui è legato un palloncino entro cui si libra una donna. L'uomo è il marito; la donna è la moglie. Proprio quest'ultima merita attenzione. E si, perché spesso, pur vivendo in una situazione di oggettiva dipendenza affettiva, sul piano soggettivo sublima ciò con un atteggiamento di apparente soddisfazione. Per la serie: sono contenta così. Tale soddisfazione viene continuamente  espressa con riferimenti verbali al marito su tutto, anche quando si parla del tempo e delle previsioni metereologiche. E il marito si bea di una forma di inconsapevole narcismo quando non è vero egocentrismo arricchito da un "sano" egoismo. E' frequente che questi rapporti si rivelino funzionali alla vita coniugale, nel senso che il matrimonio va avanti e ...dura. Ma la durata non è sinonimo di riuscita per il bene dei coniugi e quello dei figli, cui per legge di natura non sfugge, affettivamente parlando, il sostanziale disequilibrio esistente tra le figure genitoriali con diverse e purtroppo gravi conseguenze. 

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FAMIGLIA (SOCIETA')
15 maggio 2008

Adolescenza malata

 Lorena Cultraro , la quattordicenne di Niscemi è stata uccisa e gettata in un pozzo da tre ragazzi (rispettivamente di 15, 16 e 17 anni) che hanno confessato il delitto . Dopo i ricorrenti episodi di bullismo, ancora una volta il pianeta adolescenza sale agli onori della cronaca nera con questo increscioso e gravissimo delitto. Un delitto che ha come autori “i nostri ragazzi”, non l’immigrato straniero di turno. E’ doveroso interrogarsi sulle cause di quel diffuso disagio che pervade i “nostri figli”. Togliamoci il prosciutto davanti agli occhi e guardiamo in faccia la realtà. Soffrono dalle Alpi alla Sicilia. Perché? Cosa facciamo noi adulti, genitori in particolare, per offrire loro continuo ascolto e soprattutto per indicare la gerarchia di ciò che è essenziale per la dignità della persona umana, a cominciare dal rispetto per sé e per l’altro. Riconosciamolo, c’è una crisi di genitorialità e mi permetto di aggiungere di paternità nell’indispensabile e insurrogabile dinamica della complementarietà. Così come si fa sentire il mancato supporto formativo della scuola, che non educa ma istruisce e male.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
7 maggio 2008

Quella famiglia "perbene"

 L'aggressione e la successiva morte di Nicola Tommasoli, vittima della violenza bestiale di ragazzi allo sbando, insieme alla sommossa di centinaia di giovani per una multa a Torino e all'episodio di bullismo a danno di un adolescente a Viterbo ci devono fare riflettere sulla crisi educativa che si vive. Crisi in cui è immersa la famiglia cosiddetta "perbene", a cui quasi sempre appartengono questi ragazzi. Genitori che non conosono i loro figli, che rimangono straniti da certi episodi, mentre non si sa  come mai non si siano accorti dei segnali di disagio espressi all'interno delle pareti domestiche. Non si sa quante volte si sono messi accanto ai loro figli ad ascoltarli, piuttosto che limitarsi a saziarli col superfluo. Senza considerare i valori  testimoniati col vissuto personale, fatto magari di enunciazioni teoriche senza riscontri nella quotidianità. La persecuzione contro il "diverso-altro da me" non nasce dal nulla, ma è frutto, se non dell'indiferenza culturale, della bieca difesa della "tradizione", ridotta  a "ideologia" della diversità.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
1 febbraio 2008

Povero uomo...povera donna

La notizia è di quelle che, a voler essere disincantati e abituati a tutto,  lascia come minimo sgomenti. Nell’avanzata Inghilterra, degli studiosi stanno perfezionando la scoperta secondo la quale si potrà arrivare al concepimento di un essere umano senza bisogno del seme maschile. La fecondazione dell’ovulo avverrebbe trasformando le cellule staminali del midollo osseo femminile in spermatozoi. La “tecnica” porterebbe così alla nascita di solo femmine. Quasi una nemesi storica degli aborti indotti in Cina di milioni di nascituri di sesso femminile. Ma la cosa si presta ad altre valutazioni. Ecco dove si arriva a voler manipolare non solo la natura dal punto di vista scientifico, ma ancor prima ad incidere sulla sessualità intesa come relazione unica tra uomo e donna. In fondo questa è la deriva individualista che trasversalmente (senza distinzione cioè geo-politica) permea la nostra cosiddetta società civile, che ha preteso di separare nell’ atto sessuale l’aspetto unitivo da quello procreativo. Per la serie, ciò che si fa sotto le lenzuola è semplicemente affare privato. E quindi passare alla fecondazione artificiale in cui lo stesso atto procreativo è svincolato da qualsiasi relazione fisica in nome del diritto al figlio. Tale libertà oggi si amplia, permettendo alla donna di “affrancarsi” una volta per tutte dalla costola di Adamo.Qui si scherza col fuoco. Mi verrebbe da dire: fermate il mondo, voglio scendere.Oscurantista? Io?


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FAMIGLIA (SOCIETA')
27 dicembre 2007

Vita familiare cristiana

S. Paolo, nella sua lettera ai cristiani della comunità di Colossi nell'Asia Minore, propone un vero codice di vita cristiana all'interno della famiglia. La liturgia di domenica prossima, in cui si celebra la "Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe" ce ne offre la lettura. Le virtù familiari si riannodano intorno al nesso dell'amore: <<Al di sopra di tutto>> infatti <<vi sia la carità>> (Col 3, 14). Solo così è possibile comprendere e accedere a ciò che si chiede a ciascuno nei rispettivi ruoli della famiglia: <<18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. 19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. 20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino>> . Quanto bisogno c'è nelle nostre famiglie "cristiane" e non di simile armonia? Bonhoeffer scriveva:<<solo quando il cuore è calmo e libero...può accadere qualcosa di buono e giusto>>. Abbiamo buoni motivi per augurarci un 2008 costruito su queste parole. Auguri a tutti voi, cari amici della blogosfera, e a risentirci (al mio ritorno dalla terra natia).

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FAMIGLIA (SOCIETA')
18 dicembre 2007

La stabilità dell'affettività instabile

La vicenda affettiva del presidente francese Nicolas Sarkozy, di cui si stanno occupando i giornali per la storia d'amore con Carla Bruni si offre a qualche considerazione. Intanto il presidente, dopo il divorzio dalla moglie Cecilia, consumato nei mesi scorsi, è corso  subito ai ripari e che ripari. Per dirla con la publbicità: una "bella topolona". Come dire che da soli non si può stare.  L'importante è avere comunque qualcuno accanto, per sopportare la propria instabilità affettiva. Quell'affettività priva di un respiro progettuale e incapace di un impegno costante e permanente. A questa legge oggi non sfuggono neppure gli uomini di Stato. Del resto, nessuna meraviglia per carità di patria, visto che da noi abbiamo eccezionali esempi in merito, magari con chi si straccia le vesti per la famiglia cristiana. Ma torno a Sarkozy. La Bruni, oltre alle indubbie doti fisiche, ha anche i giusti requisiti per far parte del ricco parterre socio-affettivo oggi dominante. Una nutrita schiera di ex, oltre naturalmente ad un matrimonio dal quale nel 2001 ha avuto un figlio. Insomma i numeri per permettere al presidente, dopo Cecilia, di ricostituire la sua famiglia plurale. Questo è trend.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
22 novembre 2007

Per un'educazione a misura d'uomo

Nel mio lavoro m'incontro con persone che si ritrovano in crisi coniugale consumata, avendo perso le ragioni dello stare insieme, ovvero mancando di un progetto teso alla comunità di vita e di amore, che è alla base di un matrimonio cristiano. Uomini e donne, giovani e non, che hanno scelto il matrimonio liberamente, almeno in apparenza, senza però tenere in alcun conto l'oggetto dello stesso, costituito dal reciproco dono e accettazione di tutto se stesso. Oggi tutto si consuma, tutto si brucia. Dapprima il cosiddetto fidanzamento, che ormai ha perso la sua naturale funzione di periodo atto a conoscersi e a confrontarsi sul "progetto coniugale". Nel rapporto prematrimoniale si fa tutto, ma proprio tutto, per giungere comunque da perfetti sconosciuti alla decisione nuziale. Con quello che di negativo poi ne consegue nella vita matrimoniale.  Come ad esempio la totale assenza di dialogo, fonte ed effetto allo stesso tempo di incomprensioni, di chiusure, di deresponabilizzazione, di abbandono, per ricominciare daccapo, illudendosi, in un'altra situazione.  Tutto ciò non è frutto del destino cinico e baro di ognuno, ma è il portato di un'errata educazione affettiva prima di tutto. Prima vi si mette mano, meglio è per ciascuno, per la famiglia e per la società nel suo complesso, Chiesa cattolica compresa.

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FAMIGLIA (vita familiare)
19 giugno 2007

LA COPPIA "SCOPPIA"

 Non passa giorno che non ci sia notizia di una separazione o divorzio celebre. Dopo Fini, è il turno di Ségolène Royal (per la verità non sposata), che ha annunciato la separazione dal suo compagno e padre dei suoi quattro figli, Francois Hollande. Dietro a queste celebrità, decine di rotture coniugali si consumano quotidianamente. Mi dicono che mediamente in un tribunale di provincia italiano vengano depositati settimanalmente qualcosa come venti ricorsi per separazioni. Al di là della stucchevole retorica sulla famiglia e sul matrimonio, osservo come poco ci s’interessi affinché s’inverta questa tendenza, che, anche se universalmente condivisa, dal mio punto di vista non fa bene alla società. Non fa bene sotto il profilo educativo, ma non aiuta neppure e in primo luogo i protagonisti della scelta coniugale. L’unione sbagliata, anche se riparata con la rottura lascia il segno, checché se ne dica. Ricordo la battuta di un certo anchorman che si vantava di essere arrivato al terzo matrimonio. E’ invece, c’è poco da vantarsi. Ma perché non regge oggi a lungo a dare (spesso ancor prima di cominciare), un matrimonio? Io al riguardo ho le mie idee, ma sarei curioso di conoscere quelle di qualche lettore di passaggio.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
12 giugno 2007

QUALE COPPIA DALLA RETE?

 

Si potrebbe dire: oggi si parla di noi. Si del popolo della rete, che si muove, anzi naviga, per i più disparati motivi. Tra questi ce n’è uno che trova sempre più audience e proseliti e riguarda l’organizzazione o promozione di incontri tra uomini e donne. LA STAMPA di oggi, appunto,  dedica un’intera pagina (Roselina Salemi, 23) al fenomeno del cosiddetto “dating” con il titolo <<Ho scritto “t’amo” sulla rete>> e riportando anche delle testimonianze. Secondo Daniele La Barbera, direttore della Clinica psichiatrica dell’Università di Palermo, nel 2025 (quindi tra meno di 20 anni) il 30% delle coppie occidentali nascerà via rete. Poiché, nell’occhiello, l’articolo in oggetto evoca un  “cambiamento dei sentimenti”, parecchi sono gli interrogativi che nascono. Il primo che mi pongo e che passo a chi leggerà questa nota è  se siano veramente i sentimenti a cambiare ovvero la novità riguardi solo gli “strumenti” e se mai ci sia da discutere del loro uso in maniera “umana”. Che ne pensate?

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FAMIGLIA (SOCIETA')
31 maggio 2007

MENO RETORICA

La tragedia di Marsciano ci obbliga a non metabolizzare la violenza, come ormai si è abituati a fare sotto l’alluvione di notizie di cronaca nera che puntualmente ogni giorno la Tv (che vedono tutti) e i giornali (che leggono pochi) ci propinano. Bisogna fermarsi e riflettere una volta tanto. Stando all’accusa, ancora una volta è la famiglia il luogo della violenza, nelle sue diverse sfaccettature, e con essa del dolore. E’ di oggi la notizia che in Trentino una giovane madre ha ucciso la figlia di sei anni a coltellate. Per non dimenticare gli ultimi  “casi mediatici” di Novi Ligure, Cogne, Erba. Viene spontaneo chiedersi costa stia accadendo all’uomo del terzo millennio e soprattutto alla culla della vita, ossia alla famiglia non tanto vista come istituzione, ma ancor prima come ambito naturale di sviluppo umano. Al di là dei dettagli tragici dei singoli casi, penso si possa cogliere un comune denominatore dato dalla violenza che, scaturendo da forme crescenti e magari soffocate di disagio, finisce per esplodere nella sua letale efficacia. Ecco è proprio su ciò che, secondo me, bisognerebbe soffermarsi, sul fatto cioè che degli aspetti relazionali non ci si prende cura, occupandosi solo dell’aspetto istituzionale per il cosiddetto bene della società. E’ questo un retaggio culturale che ci si porta dietro in un’ottica perbenista. L’importante è apparire uniti, anche se dietro l’apparenza non c’è … vita. E – bisogna riconoscerlo – spesso  a pagare il prezzo di tale situazione  è la donna, che finisce per subire in silenzio. Il tutto coperto dall’ipocrisia sociale in un legame perverso che tutto tiene, fino a quando il più debole dei deboli esplode. Unione fittizia, priva cioè della necessaria armonia, che si sconta dunque sia sul piano coniugale che su quello genitoriale, privando i figli di un riferimento educativo-affettivo certo e pregnante. Cose che accadono da noi, che ci diciamo occidentali e cristiani. E, infatti, quando succedono tali disgrazie, siamo subito portati a chiudere dietro porte e finestre le nostre paure, proiettando sull’altro, sull’ultimo arrivato (lo straniero) la responsabilità di ciò che è successo. In fondo è quello che si è ripetuto a Compignano, come a Novi Ligure e ad Erba. E, invece, il male lo abbiamo in casa perché sta dentro di noi. E allora? Dobbiamo prenderci cura di noi stessi, delle nostre emozioni, delle ferite infantili,  per costruire relazioni sane, vere, feconde di umanità. Solo così si può trasmettere ai figli in modo credibile, dopo averli chiamati alla vita, l’idea forte che vale la pena esserci. Ma questo richiede impegno, mettersi in discussione, camminare insieme senza fughe in avanti. E per fare questo non basta la retorica sulla famiglia.

 

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FAMIGLIA (CULTURA)
23 maggio 2007

FAMILISMO E FAMIGLIA

Ieri sera il ministro Pierluigi Bersani, intervenendo a Nessuno TV in un’interessante trasmissione condotta da Mario Adinolfi, tra le altre cose ha affermato che oggi in Italia soffriamo di familismo, localismo e corporativismo. E’ di tutta evidenza che alla base di questi tre aspetti c’è un comun denominatore dato da una sorta di egoismo sociale. Il familismo evoca senz’altro un uso deteriore della famiglia, con la chiusura in sé a mò di fortino da difendere, per assicurare ai propri componenti il mantenimento di uno status economico-sociale. Non c’è settore della vita sociale che non sia interessato da questo fenomeno. Si pensi per esempio alla politica, ove spesso incontriamo i cosiddetti “figli di papà”. Ma esempi abbondano anche nell’economia e soprattutto nel campo delle professioni, ove intere generazioni svolgono la medesima attività (avvocati, medici, notai, ecc.). Ma il familismo a mio avviso lo s’incontra anche nella famiglia comune, quando questa rimane invischiata nel proprio egoismo di gruppo, chiudendosi nel proprio poco o molto che sia. E’, invece, importante l’apertura della famiglia all’esterno in modo da far assaporare ai figli la fragranza della realtà circostante con le sue diversità. E’ bene ricordare che la famiglia, sebbene fondamentale, non è tutto, non è il mondo. E ancora, non bisogna dimenticare che rendersi permeabili all’altro, significa non solo dare, ma anche ricevere, purché ci si liberi dall’orgoglio dell’autosufficienza, fino a riconoscersi, per i propri limiti, debitori.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
17 maggio 2007

QUELLA FAMIGLIA, bla bla bla

 Com’è cittadino del nostro tempo  il neo presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, che, inaugurando il suo mandato, giustamente ha messo in mostra la sua “famiglia allargata” (cfr. LA STAMPA, 17 maggio 2007,pp.2-3). Una famiglia appunto che rispetta il trend culturale di questa convulsa epoca. Allora, ricapitolando: Sarkozy è regolarmente sposato, divorziato e risposato. Dal primo matrimonio con  Marie- Dominique Culioli ha avuto due figli: Jean e Pierre, rispettivamente di 20 e 22 anni. Oggi, il presidente Sarkozy ha una nuova moglie, Cecilia Ciganer Albéniz, già divorziata da Jacques Martin e dal quale ha avuto due figlie: Judith di 22 anni e Jeanne marie di 19. La coppia presidenziale ha coronato la propria unione con la nascita dell’unico figlio di questo matrimonio, Louis di 10 anni. Vi si sono intrecciate le idee alla fantozzi? Tranquilli, facciamo il riepilogo.  In tutto cinque figli nati da tre matrimoni diversi, riuniti adesso in un’unica famiglia, almeno per la stampa. E’ questa la famiglia di oggi, che dà sicurezza, in Francia come in Italia. Anche a chi dopo aver applaudito  e gioito per l’elezione di Sarkozy sulla Royal (che di figli ne ha avuti quattro dallo stesso uomo ma “convivente”) e magari sabato scorso si è presentato puntuale a piazza S.Giovanni, per difendere la famiglia tradizionale dagli attacchi virulenti di quegli atei che rispondono ai nomi di Romano Prodi, che non si vergogna ancora di avere un’unica famiglia fondata sul vincolo indissolubile,  e  Rosy Bindi, che addirittura non si è mai sposata e quindi non si capisce a che titolo parli di famiglia, rispetto a chi ne ha già messe su almeno due.

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FAMIGLIA (vita familiare)
12 maggio 2007

LA FEDELTA'

E’ di qualche settimana fa la statistica del Financial Times sull’adulterio degli italiani, su cui mi sono soffermato il 25 aprile scorso. In questa  giornata "particolare" sulla famiglia, mi piace tornare sull’argomento, soffermandomi sulla “fedeltà”, non prima però di avere ripreso qualche considerazione sul fenomeno del tradimento. Premesso che l’adulterio è un fenomeno antico come l’uomo, in Occidente esso rileva come risposta ai matrimoni combinati, vissuti cioè in dispregio al principio della libertà di scelta del coniuge. “L’amor cortese” (di spirituale ma non troppo memoria), la “Nuova Eloisa” di Rousseau, ecc., in fondo ruotano intorno a questa esigenza di reazione sentimentale alle imposizioni del gruppo sociale.  Andando avanti nel tempo, alla vigilia della rivoluzione industriale, con l’introduzione dei mezzi anticoncezionali (condom) e quindi con una nuova coscienza femminile ( a partire dalle classi più agiate), si è arrivati ad una legittimazione sociale dell’adulterio aperto alla donna. L’eguale diritto dell’uomo e della donna alla sessualità, determina quella che si può considerare una “rivoluzione dei sentimenti”, finendo per infrangere il vincolo coniugale indissolubile della tradizione cattolica. Quando oggi taluni affermano che la dissoluzione della famiglia discende direttamente dalle leggi divorziste, costoro, in buona o mala fede, scambiano l'effetto con la causa. Nel Novecento, sulla base della libera scelta del coniuge, s’innestava il principio della revocabilità della stessa, facendo prevalere il sentimento sull’istituzione e con questo, sancendo una sorta di diritto alla felicità. In fondo è quello che noi oggi viviamo in pieno, col supporto “culturale” di bombardamenti quotidiani da parte per esempio della TV e di cui sembra che nessuno se ne occupi e preoccupi. Neppure gli strenui difensori della famiglia tradizionale. Ma torniamo alla fedeltà, che in una visione antropologica cristiana nasce dalla donazione reciproca e totale dei due coniugi. Totalità che comporta il coinvolgimento di tutte le componenti della persona, fisica e spirituali. Da questo punto di vista, il matrimonio, che fondamentalmente dà luogo ad una relazione duale dinamica, nasce non come semplice contratto per istituzionalizzare il rapporto, ma come patto con cui “l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole” (can. 1055 § 1 Codice di diritto canonico). Ma questo, a mio parere, rimane opinabile se non si nutre di una dimensione di fede su cui innervare il progetto di vita. Di fronte alla provvisorietà e precarietà dei tempi contemporanei, pervasi   dal sentimentalismo imperante, si pone in  positivo il valore della fedeltà, in ossequio, per dirla con Thomas Mann (cfr. Lettera  sul matrimonio), all’amore che “getta delle basi”.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
25 aprile 2007

INCREDIBILE MA VERO?

Secondo il Financial Times, solo il 3% degli adulti italiani commettono adulterio e per di più "piccolo, piccolo" . Oltre ad essere un paese di santi e navigatori, siamo anche dissimulatori?

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FAMIGLIA (SOCIETA')
25 aprile 2007

A SCUOLA DI DIALOGO

La cartina di tornasole dell’armonia coniugale è data dalla qualità del dialogo nella coppia. Quasi sempre nelle crisi coniugali si registra una mancanza di “comunicazione bilaterale”, fatta non solo di parole ma anche di gesti, sguardi, intese, complicità. Se ciò non accade dipende da carenze caratteriali e dunque educative. In fondo la comunicazione nasce per un bisogno che si cerca di colmare, complementariamente, con la risposta dell’altro/a. Se questa dinamica non funziona è perché o non si avverte quel bisogno o perché la domanda non viene percepita da chi dovrebbe rispondere. Nell’uno e nell’altro caso si è in presenza di un deficit umano, che finisce per rendere impossibile  la realizzazione di una sana coniugalità. In questi casi, cioè, uno dei due soggetti, quando non entrambi, è fuori posto non rivelando nei fatti attitudine alla vita di coppia. Attenzione però, l’attitudine non è un fatto precostituito in natura. Non si nasce per così dire predisposti alla condivisione della propria vita. E’ necessario un percorso educativo, che coinvolga la persona nella sua totalità a partire dalla sfera affettiva e che permetta quello schiudersi all’altro/a per dare e ricevere. Il detto “prevenire è meglio che curare” vale soprattutto in questo campo, perché un matrimonio  in crisi porta inesorabilmente alla dissociazione degli animi e dunque alla morte del rapporto, formalizzata o meno. Da qui l'esigenza indifferibile di di occuparsi dell'educazione affettiva. Aiutiamo i nostri figli, stando loro sempre accanto, senza paternalismi direttivi  o abbandoni, perché possano scoprire se stessi e confermarsi nella loro irripitebile singolarità. Questo loro chiedono, per essere uomini e donne. Di questo ha bisogno la società.  

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FAMIGLIA (SOCIETA')
16 aprile 2007

QUALE FAMIGLIA ?

E’ tempo di impegnarsi per la famiglia cristianamente ispirata, ma guardandosi intorno, confrontandosi e non andando contro tutto e tutti. Prendendo atto, per esempio, che non c’è nulla da difendere in quella che si può definire la caricatura della famiglia cristiana, così come vissuta nel nostro mondo.  Cosa ha, infatti, di evangelico la famiglia borghese, che in un’ottica materialista, sebbene procedendo da una benedizione nuziale, soffoca l’affettività, riducendola ad una questione di partita doppia di ragionieristica memoria. I figli, con questa logica perbenista e di profitto, subiscono un’educazione a comparti stagni: prima la scuola, poi il lavoro, quindi il matrimonio. Quest’ultimo diventa il risultato  di una mentalità giuridica ed economica, finalizzando il rapporto solo alla procreazione. E non si dica che i tempi sono cambiati e con essi il costume, magari sotto il condizionamento della legge dello Stato. Oggi i matrimoni falliscono e si vede, prima ogni crisi e rottura conseguente restava dietro la facciata perbenista, grazie anche alla subordinazione sociale della donna. Altro che bene dei coniugi,  intessuto dalla relazione paritaria tra uomo e donna per realizzare una comunione di vita e di amore, come insegnato dal Vaticano II con la Gaudium et spes 49: <<Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale…Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce>>. La stessa costituzione pastorale precisa: <<Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune…>>. Ecco, aiutamo l’uomo del terzo millennio, ciascuno nel proprio piccolo, a scoprire questa ricchezza antropologica e, per chi crede, escatologica.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
28 marzo 2007

RAGIONI DI UNA CRISI

Sulla famiglia ritengo saggio riflettere anziché alzare steccati ideologici. Riflettere, per esempio, sulle cause della crisi dell’istituto familiare registrabile col calo dei matrimoni. Decremento che si aggira secondo alcune statistiche intorno al 30% negli ultimi 30 anni. E in ogni caso si contano a livello europeo in svariati milioni i matrimoni falliti. E’ indubbio – non me ne vorranno gli entusiasti promotori del family day- che il matrimonio “patriarcale” fondato cioè sociologicamente sul predominio maschile sia entrato in crisi con l’emancipazione della donna. Donna che appunto è diventata soggetto attivo di una rivoluzione antropologica epocale. Emancipazione che va nella direzione di quella parità coniugale affermata e dichiarata dalla teologia conciliare sul matrimonio. Con questi presupposti è entrato in crisi il fondamento di un rapporto che non è basato più su un contratto, ma su una relazione tra due persone, uomo-donna, chiamate a realizzare insieme un progetto di vita. Progetto, che, dal punto di vista cristiano col sacramento si corona con la reciproca santificazione dei coniugi. Per la verità, questo aspetto, non sempre viene adeguatamente testimoniato dai cattolici di senso comune. Di quanti cioè si sposano in Chiesa in obbedienza ad una tradizione venata di principi borghesi, ovvero pur sempre in un’ottica consumista, intrisa di radicato individualismo. Proprio l’opposto di quello che viene richiesto per vivere l’essenza del matrimonio, ossia quella particolare relazione uomo-donna aperta si alla vita ma che non può prescindere dalla reciproca dimensione totale, esclusiva, permanente e continua dei suoi protagonisti: i coniugi. Riflettere su questi aspetti significa affrontare le cause e non gli effetti (vedi disposizioni legislative) di una problematica così vitale che caratterizza il nostro tempo.  

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FAMIGLIA (SOCIETA')
1 febbraio 2007

LA MATURITA' AFFETTIVA

Nel processo di maturazione umana, un aspetto fondamentale è costituito dall’affettività, in cui vanno compresi con gli  affetti, le emozioni, la istintività. L’immaturità affettiva consiste in un modo di agire infantile o comunque non congruo da parte di persone adulte. Tale condizione deriva dalla mancanza di autonomia nel gestire la propria persona, ma anche per un’involuta costituzione caratteriale, dovuta a traumi affettivi, frustrazioni, conflitti risalenti all’adolescenza e all’ambiente familiare che appunto si protraggono in età adulta. Una personalità così costituita sconta, per così  dire, la sua incapacità sul piano della relazione con il sé e quindi su quello del rapporto interpersonale.  Riguardo a quest’ultimo aspetto, l’immaturità la si coglie soprattutto nell’ambito della relazione coniugale, per la peculiarità che caratterizza quest’ultima, coinvolgendo la persona nella sua totalità e dunque sotto il profilo della esclusività e della continuità. La conseguenza di tutto ciò la si può rilevare attraverso l’instabilità affettiva, l’insoddisfazione sentimentale, la ricerca continua del piacere fine a se stesso. Proprio tutto quello che una certa cultura maschilista prima, che affonda le radici nella nostra tradizione, e machista poi, suffraganea di viagra e similia, ha inteso consacrare. Oggi i matrimoni non reggono di fronte a queste “esigenze” che mal si coniugano con i principi di un sano amore coniugale.  Sono problemi che possono riguardare tutti senza distinzioni di censo: i giovani come i settantenni indomiti.

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FAMIGLIA (SOCIETA')
19 dicembre 2006

TRA LEGGE E COSTUME

Sono fra coloro che ritengono che le leggi non fanno il costume e meno che mai formano la coscienza. Se mai è una coscienza ben formata, che  porta a comportamenti adeguati coerenti con  principi morali distinti. La difesa della famiglia naturale va fatta sul piano culturale prima che legislativo. Oggi non è in crisi l’istituto familiare fondato sul matrimonio, ma l’uomo non incline ai rapporti stabili per l’affettività malata e diseducata che lo caratterizza. Alla base c’è quindi nel contempo un problema educativo e affettivo. Si manca di criticità per cui le scelte sono non scelte, sempre pronte ad essere rimesse in discussione. Viviamo in un continuo presente luccicante, fatto di momenti forti senza domani. Il modo frenetico di vivere il periodo natalizio ne è un esempio.  La manifestazione di questo stato, prima ancora che nelle implosioni della coppia e nella successiva disgregazione di una famiglia lo si riscontra nel senso di depressione e di diffuso lamento che contraddistingue questa epoca. La stessa fede, priva di un respiro culturale, diventa generica e sentimentale religiosità. S’incontra Cristo quando si scopre che si è amati da Dio. Ma per questo occorre riscoprire la stima di sé per poterGli andare incontro.

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FAMIGLIA (radio)
14 dicembre 2006

PERCHE' SI, PERCHE' NO

Stefano Ceccanti, giurista cattolico e capo dell’ufficio legislativo del ministero delle Pari Opportunità, nella sua intervista a LA STAMPA  di lunedì scorso ha spiegato, in quanto autore, i contenuti del testo in discussione nel governo sulla disciplina delle unioni di fatto. Nel concludere la sua esposizione, Ceccanti  ha richiamato il discorso che, alla vigilia di s. Ambrogio  del 2000, il cardinale Martini pronunciò sul tema della famiglia, toccando anche i nuovi modelli di convivenza. Poiché Ceccanti ha rivelato che la proposta oggi in elaborazione si vuole ispirare proprio ai canoni indicati dall’allora presule meneghino, per non scadere nel chiacchiericcio superficiale e aprioristico, mi pare opportuno riprendere alcuni di quei contenuti e offrirli per un laico confronto costruttivo. Intanto, va ricordato che il card. Martini affrontò il tema delle coppie di fatto da un punto di vista istituzionale e non etico o pastorale. Procedendo da questa ottica, l’assunto del porporato è che se solo la famiglia fondata sul matrimonio ha un riconoscimento pubblico, costituzionalmente garantito, lo si deve alle caratteristiche esclusive che ha questa forma di unione a partire da <<un di più  di stabilità e di dichiarata obbligazione sociale>> unitamente alla <<dimensione di fecondità>>. La famiglia di cui all’art. 29 della Cost. va, quindi, difesa e sostenuta ponendola sempre al vertice delle priorità per la funzione sociale che svolge. Per le altre forme di convivenza si pone, invece, una soluzione di tipo pragmatico per singoli aspetti (alloggio, assistenza, diritti successori, ecc.). Il card. Martini non si sottrae al confronto sulle coppie omosessuali, affermando che queste << pur potendo giungere, a determinate condizioni, a testimoniare il valore di un affetto reciproco, comportano la negazione in radice di quella fecondità (non solo biologica) che è la base della sussistenza della società stessa>>. Cosi come <<le famiglie di fatto anche potendosi aprire alla fecondità, hanno un deficit radicale di stabilità e di assunzione di impegno che ne rende precaria la credibilità relazionale e incerta la funzione sociale>>.

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