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Il blog di Giuseppe Carpita


COMUNICAZIONE




COMUNICAZIONE (CULTURA)
28 aprile 2010

Il monopolio delle parole

Don Milani insegnava ai suoi allievi che se uno conosce 2000 parole eun altro 20 il primo finisce per opprimere il secondo. Penso che oggi, al tempo in cui vige con l'uso spregiudicato dei media una sorta di monopolio delle parole, il problema si sia  aggravato. Raggiunto per tutti il formale accesso all'istruzione e quindi alla conoscenza, permane infatti la suddittanza intellettuale per la massa che si forma l'opinione secondo lo schema imposto dagli strumenti di comunicazione scritta e soprattutto verbale. Il fenomeno è tale da plasmare i modi di dire, insinuando nel lessico espressioni standard. Ciò accade per esempio nel cosiddetto politichese. L'ultima acquisizione lessicale di tanti politici è fare una premessa che si conclude con "detto questo" e passare quindi alla propria elucubrazione propositiva. Per la serie chi ci capisce è bravo. 

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
19 novembre 2009

"...diciamo..."

Tra i modi di dire il noioso intercalare "diciamo", che abbonda spesso nel comune parlare, oltre che aiutare l'eloquio rivela una certa tendenza inconscia di coinvolgere l'interlocutore nel poprio assunto. Perché, infatti, non si usa "dico" ?C'è come un bisogno di mettere in mezzo o tirare per la fatidica giacchetta gli altri, che potrebbero opporre "ma parla per te".

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
10 luglio 2009

Uscire dalla "bolla"

Ci sono persone che vivono chiuse nella loro bolla. A mala pena conoscono il tuo nome dopo anni che per ragioni di lavoro o altro hai con esse una certa consuetudine. Sono conoscenti da non scambiare con amici. E a non fare scattare l'amicizia è la distanza siderale che si frappone anche nel modo di comunicare, freddo e impermeabile. Qualsiasi cosa si dica, scorre come l'acqua sulla pietra. Ma c'è in particolare un elemento che impedisce il nascere di un sentimento amicale: la mancanza di interesse, di curiosità verso ciò che circonda l'altro. E proprio questo sta alla base di certo individualismo di massa, cui si oppone una concezione personalista dell'uomo con cui gli stessi diritti individuali si possono declinare in relazione al sé senza escludere l'altro. In politica più che mai c'è bisogno di una tale prospettiva.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
7 luglio 2009

Parlarsi

Mentre facevo la solita salitina che ferialmente percorro per andare al lavoro, ho sentito due voci sopra la mia testa. Erano di due dirimpettai che si parlavano dalle rispettive finestre. Cose di altri tempi. Nell’epoca di cellulare, sms, mms, mail, ecc., ecc., non c’è  tempo per tali “spazi”. Anzi non c’è neppure il dirimpettaio, ma non perché non esiste. Semplicemente perché le telecamere mentali sono orientate in senso opposto al proprio naso.

 

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
4 giugno 2009

Scaricare

Si è sempre più debitori ad internet per l'uso di certe espressioni. Ormai "scaricare" ha preso il sopravvento per indicare il trasferimento di programmi o file audio e video tra un server in rete e il pc di casa. Un significato così  diverso da altri più tradizionali quali quelli di rimuovere un carico, liberare, colpire con violenza, fare uso di armi di armi da fuoco o all'opposto togliere un caricatore dalle stesse, ecc. Ma quello che sicuramente rimane più intrigante riguarda i rapporti interpersonali amicali o più impegnativi, come per esempio  lo scaricare il partner. In questi casi purtroppo il pc di carne ed ossa continua a restare bloccato non essendoci server che possa portare rimedio. Come dire, grazie a Dio.   

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
1 maggio 2009

Monologhi e dialogo

Ho letto Per un'etica condivisa di Enzo Bianchi (Einaudi ed.). L'autore, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, offre una serie di spunti per riflettere sui nostri giorni, che non ha riserve nel definire "cattivi" per chi crede nel dialogo tra <<credenti cristiani e non cristiani e tra cattolici e laici>>. In questa sede mi piace riprendere l'aspetto secondo il quale il dalogo non può essere <<il semplice sovrapporsi di due monologhi>>. E ciò non è una questione di stile ma di sostanza. Se ci pensiamo bene viviamo una condizione, quella del fare e del fare con successo, che ci porta all'opposto di un tale elementare esigenza per cui non c'è spazio per l'ascolto dell'altro con tutta la sua umanità.  Purtroppo questo accade anche tra credenti, soprattutto quando ci si ritiene "possessori" se non "proprietari" della verità, che si vuole ingabbiare in categorie guridiche o in affermazioni dogmatiche, precludendosi di fatto ogni possibilità di incontro.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
27 aprile 2009

Toni di voce

Nella comunicazione è sicuramente importante il tono della voce. Non è un caso che quando non ci si vuole intendere si strilli. Magari per chiedere all’altro il contrario di ciò che si fa. Mi viene in mente quella madre che urla al figlio di non … urlare. Oppure si pretende di modulare il tono dell’altro, chiedendogli di abbassare la voce e l’altro regolarmente per dirla con un eufemismo si … arrabbia ancora di più. Poi ci sono delle situazioni in cui, sebbene conti la sostanza della parola, tuttavia il tono più o meno suadente ha la sua importanza. Penso per esempio a certe omelie “spezzate” con voce grave e colpevolizzante che ti portano a guardare l’orologio.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
17 marzo 2009

"Piuttosto che"

Si diffonde nel modo di parlare questa espressione usata a mo' di congiunzione. Accade sempre più spesso l'uso della parola con funzione omologante. Del resto  la caduta libera della capacità critica obbliga ad aggrapparsi alle "parole comuni"...per dire. Ma per comunicare in una vera relazione, che rispetti la dignità della persona,ci vuole dell'altro. O no?

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
4 marzo 2009

Low Cost

Low cost, alla lettera basso costo, introdotto nel lessico commerciale con i voli, comincia a entrare in una certa terminologia comune utilizzato per riferirsi a costi convenienti nel cosiddetto rapporto qualità-prezzo.  L'altro giorno però mi sono allarmato. Ho sentito dire: pensiamo low cost.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
21 ottobre 2008

"Comunicazione" ad excludendum

Mi è capitato non raramente di rimanere escluso dalla conversazione. Accade, cioé, che stando con  amici due di di essi si mettano a discutere tra loro, monopolizzando appunto la conversazione su un tema (i figli, la famiglia, la casa, le ricette gastronomiche, il rispettivo lavoro) impedendo d'intervenire di fatto ad alcuno, relegato all'angolo anzi ignorato. Cattiva educazione? Insensibilità? Narcisismo da dirimpettai? Un po' di tutto, ma soprattutto povertà da "pienezza" delle proprie cose, materiali e immateriali. Grazie a Dio nel mondo siamo quasi 7 miliardi.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
16 ottobre 2008

Non è lecito fermarsi

Mentre la scuola  si dibatte in mezzo a problemi strutturali, accresciuti per la variegata composizione della sua popolazione (vedi proposta di legge leghista sulle cosiddette classi ponte), due “liceali” non trovano di meglio che provare l’ebbrezza della stupidità facendo deragliare un treno e vedere – come nella canzone di un tempo- l’effetto che fa non da lontano ma coraggiosamente salendo essi stessi su quel treno. In tempi di tsunami economico dalla cui soluzione in un senso o nell’altro dipende la vita materiale di ciascuno di noi, una storia del genere passerebbe in secondo piano, come del resto è avvenuto nella fiera dell’informazione mediatica. Personalmente, invece, annetto un’importanza maggiore perché episodi come questo ancora una volta ci destano dal torpore perbenista e familista, indicando un disagio, che certamente c’è ma che è l’effetto e non la causa di un vuoto mentale ed interiore che si fa sempre più profondo. Sarei tentato – lo confesso- di lasciarmi prendere dallo sconforto, se penso per esempio alle continue aggressioni che si subiscono a cominciare dalla strada ad opera di automobilisti tanto impotenti quanto aggressivi. Stamane ho dovuto far strada a un tizio che precedevo e che mi ha raggiunto ad alta velocità in prossimità di una quotidiana strozzatura con relativa fila di auto, guidando lui con una mano e con l’altra tenendo naturalmente il cellulare. Situazioni in cui l’ineducazione diventa illegalità Sappiamo tuttavia che tanta gente non è così, che rischia la vita per gli altri o  semplicemente  coltiva  un ideale per una società più giusta. Ecco ripartiamo da qui.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
25 settembre 2008

Quale comunicazione?

Come sanno i pochissimi affezionati, questo blog di tanto in tanto naviga nel mondo della comunicazione. Un mondo tanto importante quanto complesso e perché no anche gravido di contraddizioni. Colgo l'occasione intanto per esternare solidarietà alle testate giornalistiche a rischio chiusura per effetto dei tagli ai fondi pubblici per l’editoria e delle nuove modalità di distribuzione. Un provvediemnto che  colpisce direttamente le testate indipendenti, quelle legate ai partiti o movimenti politici e le cooperative giornalistiche. Tra queste ricordo il Manifesto, Europa,  Liberazione. Tutte voci dell'opposizione di questo Governo e della sua maggioranza. 

Ma torno alla comunicazione. Dall'amico Marco Guzzi
 ho ricevuto la consueta "mail circolare" con le sue riflessioni sull'attuale condizione che viviamo. Guzzi, sebbene  uomo di comunicazione, non si sottrae con l'onestà intelletuale che lo contraddistingue a guardare al di là della realtà che ci viene rappresentata. Mi  piace qui riproporre (un blog serve anche a questo) quanto egli scrive.
 <<Se infatti ogni persona sta oggi vivendo una spaventosa crisi di identità e di senso, che riproduce nella nostra carne biografica una trasformazione di portata antropologica, i giornali, lo spettacolo, l'arte, l'editoria, l'università, la politica, la letteratura, e specialmente la comunicazione di massa dominanti, tranne rarissime eccezioni, proiettano su di noi soltanto la crosta più superficiale della realtà. Siamo assediati e invasi da discorsi e immagini che occultano il travaglio in corso, lo negano, lo camuffano, lo mistificano, lo cancellano dall'ordine del giorno, di cui ci si deve occupare. Dominano infatti la scena di questo mondo le voci di ciò che sta morendo, e che non vuole ammetterlo a nessun costo, non vuole togliersi di scena appunto, ed è pronto a tutto pur di non farsi sloggiare.Perciò la vera serietà è bandita. Dobbiamo ridere di tutto. Morire dal ridere, letteralmente.Perciò anche la vera autorità sta scomparendo: la classe politica non possiede alcun credito, mentre nei mondi della cultura prevalgono i mediocri o direttamente i funzionari di ciò che è morto e che da zombi vuole continuare a vivere succhiando la residua linfa del mondo: vampiri, cioè, notai, o becchini. Il grande pericolo che stiamo correndo non sta cioè nella crisi che stiamo attraversando, e che è essenzialmente una crisi di crescita, ma nella mancanza di una cultura della trasformazione, che ci aiuti a comprenderne il senso evolutivo e a vivere la transizione con spirito creativo, senza subirla passiva-mente>>.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
2 settembre 2008

La voce

 Secondo il filosofo tedesco Theodor Adorno "basta ascoltare la voce di una donna al telefono per capire se ella è bella". Che si condivida o meno ciò, la voce esprime un valore cui spesso non si dà alcun conto. Basti pensare al timbro, alla scansione, all'inflessione, alla modulazione di essa, insomma a tutti gli elementi che permettono di cogliere uno stato d'animo  di un altro a distanza, come per esempio appunto quando si parla al telefono, per cui si capisce se l'interlocutore è allegro o triste; angosciato o sereno, ecc. E comunque, per tornare ad Adorno, è pur vero che la gradevolezza della voce aiuta a sintonizzarsi idealmente, come avviene con la radio. A me, abituale utente radiofonico, è capitato con diverse simpatiche "voci" femminili. Naturalmente di cui ignoro il volto.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
27 giugno 2008

Comunicazione e SMS

 Secondo uno studio del Politecnico di Milano, di cui ha dato notizia Repubblica.it , il 36% dei contenuti scambiati via telefonino riguarda proprio lo SMS. Già Montale nella recente tornata degli esami di stato è uscito sconfitto dal nuovo (sebbene dati ormai 16 anni)  modo di comunicare. Modo che coinvolge, per l'immediatezza di rendere ciò che si sente dentro, superando anche la stessa comunicazione telefonica verbale. Il "potere" di tale mezzo non  è stato minimamente intaccato neppure dai recenti ritrovati della tecnologia (videofonini e videotelefonate). Per non dire del linguaggio usato, fatto di segni e abbreviazioni varie, che meriterebbe di essere approfondito per capire meglio le giovani generazioni, ma non solo. Da qualche tempo pure io ho imparato a utilizzare SMS.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
11 giugno 2008

Donare ascolto

Non v'è dubbio che un incontro non possa nascere senza ascolto. Eppure una verità tanto elementare è altrettanto disattesa. Quanti possono dire, infatti, di avere ricevuto un insegnamento all'ascolto? S'impara a parlare, a  leggere, a scrivere ma non ad ascoltare, appunto perché nessuno lo insegna. Da ciò una connaturata difficoltà nei rapporti interpersonali. E dire che tutti, nessuno escluso, dal bambino in fasce all'anziano, hanno un bisogno esistenziale di comunicare, parlando. Ecco perché donare ascolto è sicuramente segno di amore raffinato.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
9 giugno 2008

L'indifferenza

La psicologia ci dice che dialogando si esprime la vicinanza emotiva tra due persone. In particolare è l'atteggiamento empatico ad avvicinare, perchè nutrito di comprensione, attenzione, coinvolgimento appunto emotivo. Poiché non sono uno psicologo mi fermo qui. Prima però voglio riprendere, per vissuto, l'opposto della situazione empatica, che è data dall'indifferenza. Personalmente non mi sgomenta il confronto con l'altro, quanto il suo silenzio nella palese indifferenza. Il sentirsi ignorati è frustrante, per la constatazione che quanto si dice non interessa. Ciò che tu dici l'altro lo sente senza ascoltare. Semplicemente tu non esisti, neppure per il valore che proviene dall'essere persona. E così si finisce per stare male. Soffre il "frustato", ma non è che l'indifferente stia meglio. Ecco allore che una sana educazione affettiva (nei tempi e nei modi dovuti) è necessaria per prevenire e aiutare a incontrarsi, conoscendosi  con gli occhi e comprendendosi col cuore. Saint -Exupéry fa dire alla volpe, che si rivolge al piccolo principe venuto da lontano per ringraziarlo dell'amicizia che le ha donato: <<Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. Ecco il mio segreto. E' molto semplice. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Tu non dimenticarla mai>>.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
2 giugno 2008

Memoria e gratitudine

Oggi si celebra  la Festa della Repubblica, giunta alla sua sessantaduesima edizione. Sembra pleonastico dirlo. Eppure così non è se il   il 29% degli italiani, cioè uno su tre,  dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno del 1946. In un incontro tenuto nella sala della Conciliazione del municipio di Assisi lo scorso novembre, don Giannino Piana, insigne teologo morale,  ha fatto notare come attualmente ci si scontra su "ciò che vale", perché gli ideali sono stati sostituiti dagli interessi. La spinta soggettivistica ha portato gli individui a costruirsi una propria morale e a concepire la società in termini di società corporativistica. Ognuno cura e difende il proprio orticello e si è persa la percezione della responsabilità collettiva.E proprio a questo proposito don Piana ha ricordato  come la contrapposizione ideologica tra opposti schieramenti dopo la seconda guerra mondiale non abbia impedito nell’Assemblea Costituente l’incontro su alcuni valori condivisi e quindi la scrittura della COSTITUZIONE. Un monito da tenere presente soprattutto per le nuove generazioni, incline al tutto e subito e prive di un respiro di gratitudine. Chi si ricorda più dei Padri Costituenti? (tilde).

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
27 maggio 2008

Classe:polis di terrestri

Una settimana fa ho partecipato ad un incontro di aggiornamento per docenti tenuto da Gustavo Pietropolli Charmet. Ci è stato detto come l'alunno nella classe trova il luogo privilegiato della sua crescita come cittadino nelle misura in cui il ruolo giocato da ciascun componente è quello dello studente che si relaziona con i suoi "colleghi ". Lo sforzo del docente deve essere quello di far diventare il gruppo classe un gruppo di colleghi non necessariamente di amici.Un rischio è rappresentato dalla possibilità che si creino due classi: una didattica e una segreta, la classe delle conoscenze e la classe degli affetti. Il docente deve educare alla pace delle relazioni far passare l'idea che la pace è conveniente.Tutto questo è possibile se il Consiglio di classe opera con lo stesso codice etico...Bel compito in-segnare!
(tilde)
Avviso ai naviganti: questo blog si è aperto alla "collaborazione coniugale" con una nuova rubrica sull'educazione curata da mia moglie.

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COMUNICAZIONE (SOCIETA')
22 maggio 2008

Il silenzio

Dalla Cina martoriata dal terribile terremoto degli ultimi giorni, un insegnamento: un miliardo e trecentomila  persone a bocca chiusa e immobili per tre minuti nel ricordare la terribile scossa che ha causato decine di migliaia di vittime. Un quadro che cozza con la nostra caciarona abitudine di  usare un clima da stadio in ogni circostanza e luogo, comprese le chiese e i funerali, come ha osservato giustamente Massimo Gramellini su LA STAMPA di ieri.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
21 maggio 2008

Lo sguardo

Avere a che fare tutti i giorni con la gente significa essere privilegiati per fare un lavoro di incontri  umani. L'incontro umano è faticoso, ma è certamente arricchente, perché comunque ti lascia, anzi ti dona qualcosa. E poi l'uomo, per il suo essere sociale, è portato all'incontro col tu, che cerca a partire dallo sguardo. Uno sguardo che cattura l'attenzione, passando dal vedere, scivolando sulle cose,  al guardare, fermando gli occhi; dal parlare, come flatus vocis al dire qualcosa che è vivo; dal sentire come esercizio dell'organo dell'udito all'ascoltare con tutta la persona. Lo sguardo insomma, in modo eloquente, crea o meno l'incontro.

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