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Il blog di Giuseppe Carpita





CHIESA CATTOLICA (SOCIETA')
27 novembre 2009

Inclusione tra ricordo e speranza

Benedetto XVI in un suo scritto ha ripreso l’importanza dell’Avvento cristiano che <<significa proprio intreccio di ricordo e di speranza >> e  il cui compito è <<quello di donarsi reciprocamente ricordi di bene, aprendo così le porte della speranza>> (Cercate le cose di lassù, Paoline). In simile contesto perciò non ci può essere posto per nessuna iniziativa ad excludendum di carattere etnico magari in nome del "bianco" Natale. Del resto la novità assoluta della fede cristiana e della salvezza che Cristo ha portato all’umanità intera è “gridata” dall’apostolo Paolo: <<Non c’è giudeo, né greco; non c’è schiavo o libero; non c’è più uomo o donna, poiché siete uno in Cristo Gesù>> (Gal 3, 28). Purtroppo le differenze e con esse le divisioni evocate dall’apostolo esistono ancora oggi e sempre per motivi religiosi, culturali e sociali. Lo stesso Papa Ratzinger nell’ultima enciclica “Caritas in veritate” al n. 7 insegna che <<Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune” cioè non “un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pólis>>.
In ciò va dunque individuata la vocazione di ogni credente in Cristo Gesù, chiamato a partecipare all’edificazione della città di Dio. E per fare questo sappiamo che occorre ascoltare la Parola, ma non basta. E' necessario  metterla in pratica. Ci vuole coerenza per dare credibilità e forza di cambiamento a quanto, come cristiani, predichiamo e testimoniamo. E così si dà risposta a quanti rilevano <<la benevola tolleranza nella pratica quotidiana sull´uso della appartenenza religiosa a scopi di esclusione>>.

 

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POLITICA (politica interna)
23 novembre 2009

Vecchi alla ribalta

Eugenio Scalfari ha concluso il suo ultimo consueto editoriale domenicale evocando “i terzisti”, quelli cioè che non si schierano, ponendosi in un comodo soppalco dell’agorà politico o per dirla figurativamente mettendosi alla finestra. Qualche giorno prima, in un’interessante intervista a RedTV, il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha richiamato tutti ad evitare l’astensione, il non prendere ed essere parte nella ricerca del bene comune. Carlo Azelio Ciampi su la Repubblica di oggi avverte sui rischi della nostra democrazia. Tre grandi vecchi che continuano ad affrontare la luce della ribalta, insegnando e testimoniando il valore dell’impegno civile, che non conosce età. Esempi edificanti in mezzo a tanta volgare mediocrità.

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COMUNICAZIONE (CULTURA)
19 novembre 2009

"...diciamo..."

Tra i modi di dire il noioso intercalare "diciamo", che abbonda spesso nel comune parlare, oltre che aiutare l'eloquio rivela una certa tendenza inconscia di coinvolgere l'interlocutore nel poprio assunto. Perché, infatti, non si usa "dico" ?C'è come un bisogno di mettere in mezzo o tirare per la fatidica giacchetta gli altri, che potrebbero opporre "ma parla per te".

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CULTURA (CULTURA)
14 novembre 2009

Pater familias

Non c’è niente da fare. Viviamo in tempi permeati dalla TV che modula le fragilità personali, dettando la scala delle emozioni tra guitti, rancorosi e impulsivi narcisisti. Quotidianamente a tutte le ore si deve assistere a risse televisive (già talk show) in cui la ragione (?) sul tema del giorno si conquista strillando e aggredendo l’interlocutore. Altro che clima da stadio. Mentre si dibatte se vaccinarsi o meno contro l’influenza suina, grazie alla chiara informazione avuta, ovvero sull’ennesima legge ad personam, mi chiedo che fine abbia fatto il pater familias o meglio la saggezza del buon padre di famiglia. Tra escort, trans e illegalità diffusa, il decadimento morale sembra non raggiungere mai il fondo.  Per fortuna in tanto grigiore, contro la volgarità ogni tanto si accende una luce come la bella musica di Franco Battiato, grazie al quale si è orgogliosi di essere siciliani.

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CULTURA (CULTURA)
6 novembre 2009

La parete nuda e il buon senso

La diatriba sul crocefisso nelle aule scolastiche innescata dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, forse non meriterebbe tanto clamore, vista la natura non coercitiva del provvedimento di cui si tratta. Ma la reazione corale contro tale decisione evoca un comune sentire che merita a sua volta attenzione e rispetto. La croce è carica di significati su cui in tanti si sono cimentati in questi giorni, cogliendo il punto di vista non solo teologico. E'stato citato un articolo di Natalia Ginzburg, non cristiana, sull'Unità del 22 marzo 1988, in cui si afferma che il crocefisso fa parte della storia del mondo. Vito Mancuso su la Repubblica di ieri si chiede del perché privare i ragazzi di un simbolo concreto, del perché lasciare solo una parete bianca e vuota. E poi non bisogna ignorare il contesto. Siamo in Italia, non in Finlandia, e allora un supplemento di buon senso, per dirla con Bersani, non farebbe male.

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CULTURA (CULTURA)
1 novembre 2009

2 novembre: costume e fede

Recarsi al cimitero per "fare visita" alle tombe dei cari defunti comporta un atto di fede nella risurrezione. Atto di cui non tutti e non sempre siamo consapevoli. Un atto senza il quale non avrebbe senso un comportamento tanto diffuso che resiste alla moda dei tempi. Chi non crede, ma non solo, è portato a spiegare siffatto costume col voler conservare una "memoria"dei propri cari. Ma se fosse solo questo non ci sarebbe bisogno del rito della "visita". Ciascuno la memoria infatti la porta dentro di sé. No, deve esserci dell'altro. E infatti non si tratta neppure di memoria, perché i morti non stanno dietro ma davanti a noi nel seguire Cristo che guida la schiera di chi lo ha raggiunto. Credere nella risurrezione, che dà senso ad ogni cosa, significa credere che la morte non ha potere sulla vita <<perché se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà la risurrezione dei morti>> (1 Cor 15, 21).

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