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"L'imminenza dell'eterno"

  

"credete nel Vangelo". Mi chiedo cosa significhi in concreto e nella verità questo invito che ci viene rinnovato in questo Tempo. Qualche settimana fa un amico, battezzato non credente, mi ha "impegnato" in una piacevole conversazione notturna sulla fede del cristiano, cattolico in particolare. Abbiamo parlato, infatti, tanto di Chiesa. Le sue domande apparentemente provocatorie, rivolte volutamente a me cattolico praticante, m'incalzavano e allo stesso tempo m'interrogavano. Ho cercato di dare qualche risposta, anzi spiegazioni del mio modo di essere. Per questo ho parlato col cuore. Non dovevo convincerlo.
Ho letto di recente l'ultimo libro del card. Martini "Il coraggio della passione. L'uomo contemporaneo e il dilemma della scelta" (Piemme ed.), in cui c'è proprio un capitolo dedicato al "credere in Gesù". Martini si serve della figura di Pietro per spiegare quale novità apporta nella vita  l'incontro con Gesù. Pietro era uno molto simile nel quotidiano a tanti di noi “credenti e praticanti”, impegnato a professare la fede nel Dio dei suoi avi, onorato a sua volta nelle numerose feste dell'intero anno celebrate con grande solennità. Ebbene Pietro, nonostante quel bagaglio, sente il bisogno di convertirsi, cioè di non sfuggire allo sguardo e alla chiamata a cambiar vita. Si converte abbandonandosi nella fede. Una fede che c'è, ma che si rinnova con Gesù perché ti fa sentire Dio vicino, che ti tocca, che ti ama. Ecco l'incontro “vero” con Cristo che mi consente l'abbandono senza “toccare io” perché è Lui che mi tocca; senza bisogno di vedere io, perché è Lui che mi vede. Entrare in questa dimensione comporta poi un rapporto diverso col tempo prima ancora che un senso di gioia per le prove cui va soggetta questa fede. Il card. Martini mette il tempo in relazione all'eternità, ricordando che <<il cristiano vive questa eternità e in rapporto a essa giudica, valuta, gioisce>>.

Pubblicato il 1/3/2009 alle 18.58 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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