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Ritorno al futuro

L’aveva detto Benedetto XVI nel suo discorso di Cagliari che servono politici cattolici “preparati e coerenti”. La Chiesa italiana attraverso la CEI, dopo anni di protagonismo mediatico che di fatto ha messo in ombra il laicato, sembra ripartire consapevolmente da quella indifferibile necessità indicata dal Pontefice. Si può evincere questo dalle parole del segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata, nell’intervento fatto al convegno nazionale dei presidenti e degli assistenti di Azione Cattolica nella storica Domus Mariae di Roma. Un segno del tempo questo. Un ripartire dall’Azione cattolica, l’associazione ecclesiale voluta e promossa dagli stessi vescovi e dalle cui fila provenne buona parte della classe dirigente artefice della rinascita italiana nella prima Repubblica. Altrettanto significativo appare il tema di confronto di questi giorni incentrato su parrocchia e territorio, ossia su come il “cattolicesimo” deve svolgere il proprio servizio alla Chiesa e al Paese. Secondo mons. Crociata c'è bisogno di ''una Chiesa fatta di credenti che resistono, ma che pensano e operano come se portassero tutti il peso della fede di tutti, oltre gli stessi confini battesimali, ma capaci innanzitutto di tenere insieme uniti in qualche modo, tutti coloro che del patrimonio cattolico conservano ancora qualcosa''. Appunto una Chiesa di popolo che è comunità, che non ha bisogno di “solisti o eroi solitari”, ma di personalità “spiritualmente forti e culturalmente solide”. Quello che un tempo assicurava l’Azione Cattolica col suo impegno nella formazione civile delle coscienze. Andiamo verso una Chiesa profetica e propositiva senza la sindrome dell’assedio.

Pubblicato il 6/9/2009 alle 18.27 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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