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L'esempio

 Stamani sulla piazza del Duomo di Milano si è svolta, sotto la presidenza del card. Tettamanzi, la liturgia di beatificazione di don Carlo Gnocchi , sacerdote ambrosiano morto nel 1956 e ricordato come il <<papà dei mutilatini>>.Collegatosi da San Pietro Benedetto XVI, dopo la preghiera dell'Angelus ha detto che don Gnocchi si prodigò per "restaurare la persona umana". Ricca, intensa e pregnante la vita di questo prete, il cui processo sulle virtù e fama di santità fu istituito dal card. Martini, predessore di Tettamanzi nella guida della diocesi milanese. Proprio Martini nel trattare l'evento odierno ha richiamato su la Repubblica di oggi don Gnocchi, che col suo entusiasmo, fu un esempio che riusciva a toccare il cuore di molti, aiutando a lottare <<per l'amore puro che cerca la gioia dell'altro e per la dignità di ogni essere umano>>. Lotta che diventa testimonianza, <<dove c'è più bisogno di speranza>>. Nella domenica in cui la Parola annuncia la guarigione del cieco Bartimeo, un messaggio quanto mai attuale per questa società intrisa di cecità interiore, priva di ogni riferimento di senso dove “nel privato” ma non solo tutto è lecito, se possibile. Impegno che vale per il cristiano, chiamato a vivere lo straordinario nella ordinarietà del quotidiano. Impegno che vale per tutti e in modo particolare per i giovani, che don Gnocchi diceva, con le parole di Paul Claudel, <<di essere fatti per l'eroismo e non per il piacere>>.

Pubblicato il 25/10/2009 alle 18.22 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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