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Inclusione tra ricordo e speranza

Benedetto XVI in un suo scritto ha ripreso l’importanza dell’Avvento cristiano che <<significa proprio intreccio di ricordo e di speranza >> e  il cui compito è <<quello di donarsi reciprocamente ricordi di bene, aprendo così le porte della speranza>> (Cercate le cose di lassù, Paoline). In simile contesto perciò non ci può essere posto per nessuna iniziativa ad excludendum di carattere etnico magari in nome del "bianco" Natale. Del resto la novità assoluta della fede cristiana e della salvezza che Cristo ha portato all’umanità intera è “gridata” dall’apostolo Paolo: <<Non c’è giudeo, né greco; non c’è schiavo o libero; non c’è più uomo o donna, poiché siete uno in Cristo Gesù>> (Gal 3, 28). Purtroppo le differenze e con esse le divisioni evocate dall’apostolo esistono ancora oggi e sempre per motivi religiosi, culturali e sociali. Lo stesso Papa Ratzinger nell’ultima enciclica “Caritas in veritate” al n. 7 insegna che <<Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune” cioè non “un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pólis>>.
In ciò va dunque individuata la vocazione di ogni credente in Cristo Gesù, chiamato a partecipare all’edificazione della città di Dio. E per fare questo sappiamo che occorre ascoltare la Parola, ma non basta. E' necessario  metterla in pratica. Ci vuole coerenza per dare credibilità e forza di cambiamento a quanto, come cristiani, predichiamo e testimoniamo. E così si dà risposta a quanti rilevano <<la benevola tolleranza nella pratica quotidiana sull´uso della appartenenza religiosa a scopi di esclusione>>.

 

Pubblicato il 27/11/2009 alle 19.30 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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