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La comunità celebra il Signore

Donatomi dal suo autore, sacerdote cui mi lega una fraterna amicizia ormai qurantennale,ho sfogliato un sussidio pastorale dal titolo più che mai significativo: Andare a messa. Perché?(Vittorio Peri,Tau editrice). E’ un manuale che in sole 22 pagine condensa con chiaro stile l’ABC della teologia eucaristica, come spiega lo stesso don Vittorio nella sua presentazione. Il testo si articola in titoli che trattano in successione “le origini”, “il soggetto della celebrazione”, la “liturgia della Parola”, la “liturgia eucaristica” e si chiude con alcune considerazioni conclusive.  Interessanti sono poi all’interno dei suddetti titoli alcune opportune schede che riguardano da vicino “la domenica”, “la messa”, le “letture bibliche”, la “omelia”, “l’ambone”, “l’altare”.

Ma ad onor del  vero non è mio intento tentare adesso una recensione dell’ennesima fatica divulgativa di mons. Peri, quanto riprendere due aspetti di essa, che trovano eco immediato proprio in questa domenica 3^ del Tempo Ordinario C.

Il primo riguarda“l’insieme”  della Chiesa che, perché tale, è comunità e non “tanti ‘io’ l’uno accanto all’altro. In questo senso a celebrare la messa è dunque la comunità intera, <<per opera di Cristo sacerdote e, insieme del suo corpo spirituale che è la Chiesa. L’assemblea non è infatti la somma di coloro che la compongono, ma è il corpo di Cristo>>. Quel corpo di Cristo di cui parla oggi san Paolo nella prima lettera ai Corinzi (12, 12-31). A questo proposito, mi pare illuminante questa Parola per quando ci attardiamo in disquisizioni di ordine sociologico sulla Chiesa e sugli uomini che la servono (Papa, vescovi, preti, consacrati, laici),cercando e volendo trovare in primo e ultimo luogo una sorta di assoluta coerenza. L’Apostolo ci risveglia chiedendo << Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?>> (1Cor 12, 29-30). Don Peri ricorda che nella Chiesa ,facendo ciascuno la propria parte, il tutto deriva <<non dal molto di pochi, ma dal poco di molti>>.

Il secondo aspetto è dato dalla chiusa del brano evangelico tratto da Luca 4, 21: << «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». L’insegnamento di Gesù supera il tempo e il luogo in cui venne pronunciato, perché vale qui ed ora ad ogni celebrazione eucaristica. <<Quell’oggi>> -scrive don Vittorio-<<pronunciato da Gesù nella Sinagoga di Nazareth…diventa nella messa l’oggi di tutta la comunità cristiana>>. Da ciò la compromissione del credente-praticante, per cui la messa, per non ridursi a mero atto rituale e devozionistico di stampo consolatorio, occorre che “inizi nel momento in cui finisce”, vivendola nella vita con la testimonianza della fede, della speranza e della carità. 

Pubblicato il 24/1/2010 alle 16.23 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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