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Lavoro e "lavorite"

Lavoro e “lavorite”

Dipende dai punti di vista, però è indubbio che spesso e in tanti si conduca una vita “affannosa”, in ansia, di corsa. In una parola frenetica. Si fa tutto inseguendo miraggi, cose futili, non essenziali al ben-essere effettivo della persona. Lo stesso lavoro, quando si perde di vista il suo carattere strumentale, rimanendo assorbiti dall’attività fine a se stessa, diventa “lavorite”.

Torna alla mente l’insegnamento evangelico dell’episodio di Marta e Maria. Gesù rispondendo alla prima disse proprio: <<Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose, ma di una cosa sola c'è bisogno . Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via>>.

Una lettura sommaria e, per rimanere in tema, frettolosa porterebbe a ritenere che Gesù abbia operato una scelta ponendo in essere un’antinomia tra il lavoro e la contemplazione. L’esegesi del testo invece ci dice che il Signore intese evidenziare con i termini adoperati che anche il lavoro senza l’ottica divina finisce per svilirsi non rendendo il giusto servizio all’uomo. Ripensare a ciò in questi tempi decadenti, di corruzione endemica dei costumi e non solo non è inutile. Per un cristiano poi s’impone di non perdere l’occasione che la quaresima offre per pregare e ascoltare la Parola.

Lavoro e “lavorite”

Pubblicato il 5/3/2010 alle 15.47 nella rubrica Diario.

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