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L'apostolato dei “vasi di creta”

San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi ai capp. 2-4 traccia un profilo anzi fa una “digressione” sul ministero apostolico. Quanto l'apostolo delle genti scrive alla comunità di Corinto è perciò utile, oltre che necessario, avere davanti quando si discetta sulla Chiesa e i suoi ministri. Un ministero quello sacro che fa tremare le vene ai polsi. “Parlare in Cristo” e non semplicemente di Cristo, portare il “profumo della sua conoscenza” induce Paolo a chiedersi retoricamente : << E chi è mai all'altezza di questi compiti?>>. Un compito-ministero svolto, quindi, non per particolare capacità umana ma, partendo dalla propria fragilità, grazie alla potenza di Dio: <<4Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita>>. Ecco perciò che nella Chiesa e per i suoi ministri, di fronte alle difficoltà, deve valere questa consapevolezza: << 1 Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio>>. Da qui la portata del ministero apostolico che in Cristo non conosce oppressione e sconfitta: <<5Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. 6E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. 7Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. 8In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo>>.


Pubblicato il 12/4/2010 alle 18.15 nella rubrica CHIESA CATTOLICA.

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